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Quelli che non so dove mettere

Genova 20 anni e dopo (3)

Continuo a ripubblicare alcuni articoli sui “Fatti del G8 di Genova” usciti sul settimanale anarchico “Umanità Nova” dopo il 2001 per ricordare che quei fatti non durarono solo tre giorni.
Di seguito altri 4 articoli, quelli precedenti si trovano qui:

Genova 20 anni e dopo (1)
Genova 20 anni e dopo (2)


Umanità Nova, n.10 del 19 marzo 2006

Un orrore premeditato

Cinque anni possono essere davvero tanti, e chi non è stato direttamente coinvolto nei fatti accaduti a Genova durante le proteste contro il summit del G8 forse non ha avuto molte occasioni per rendersi conto della tragicità di quelle giornate. A fare da promemoria basterebbero i processi relativi alle violenze messe in atto dalle forze dell’ordine nei confronti di centinaia di persone durante il raid notturno nella Scuola Diaz e nel carcere di Bolzaneto.

Al tempo apparve chiaro che la violenza usata nei confronti di persone inermi era stata davvero spropositata, non si trattava di qualche manganellata data durante una manifestazione, ma di comportamenti messi in atto con freddezza e premeditazione. Nel luglio 2001 i sostenitori del principio di “legge e ordine” minimizzarono le testimonianze di chi aveva provato sulla propria pelle il nuovo corso della repressione inaugurato a Napoli nel marzo precedente. Oggi, dalle testimonianze rese nei processi, trova conferma – inconfutabile – una storia già raccontata.

I pestaggi, in stile squadroni della morte, operati dalla polizia alla Diaz sono stati ricordati con lucidità da decine di compagni e compagne, anche stranieri, che ebbero la sventura di andare a dormire in quella scuola. La verità che viene fuori è quella di un massacro coscientemente pianificato e messo in atto e non della risposta a chissà quale provocazione. Le testimonianze ascoltate sono state talmente univoche che lo scorso febbraio il Presidente del tribunale ha emesso una ordinanza nella quale ha chiesto di far parlare solo i testi che avessero qualcosa “di nuovo” da aggiungere a quanto già ascoltato. Dopo una settimana di polemiche suscitate da questa decisione il tribunale ha precisato che non si riferiva alle testimonianze riguardanti le violenze subite dalle parti offese, ma solo a quelle riguardanti fatti ormai accertati.

La stessa scena si è ripetuta nel procedimento per le torture inflitte a chi fu fermato e rinchiuso a Bolzaneto. Anche in questo caso i testimoni hanno confermato che in quel luogo, tra i canti fascisti, le minacce di stupro ed i pestaggi, sono continuate le violenze delle forze dell’ordine con la complicità dei medici di servizio. Al contrario di quanto accaduto nella Diaz, in questo caso gli “eroi in divisa” non erano mascherati ed alcuni di essi sono stati riconosciuto da più testimoni. Stando alle cronache, la difesa degli imputati ha avuto pochi margini di replica davanti ai racconti di chi ha vissuto sulla propria pelle episodi intollerabili. Intanto, il primo marzo il Gip ha accolto 120 delle 126 richieste di archiviazione (parziale) per i fatti collegati a questo procedimento.

Oltre a questi due processi a Genova si sta svolgendo anche quello contro i presunti “black-bloc”, che vede sul banco degli imputati due dozzine di compagni accusati di devastazione e saccheggio. Le udienze stanno andando avanti con le testimonianze dei poliziotti e dei carabinieri che ricostruiscono, dal loro punto di vista, i vari episodi degli scontri ed il ruolo giocato dagli imputati. Questo processo rischia una sospensione, a causa della necessità della ricomposizione del collegio giudicante, il che farebbe slittare di diversi mesi le prossime udienze. La decisione è prevista nelle prossime settimane.

Prosegue intanto, a Cosenza, il processo alla rete del “Sud Ribelle” che vede un gruppo di compagni accusati di “associazione sovversiva” (270bis). Questo procedimento va a rilento (dal dicembre 2004 solo 14 udienze) anche qui a causa della composizione del collegio giudicante. L’8 marzo scorso, alla ripresa, dopo una pausa di alcuni mesi, ancora problemi legati alla sostituzione di un giudice a latere e di parte della giuria popolare. L’unico decisione presa riguarda le date delle prossime udienze che si terranno dal 17 maggio al 30 giugno prossimo. Ma la repressione non molla la presa e due imputati si sono visti consegnare, al loro ingresso in tribunale, una denuncia per “interruzione di un ufficio o servizio pubblico”, per la loro partecipazione alle lotte dei lavoratori della zona cosentina.

Non è la prima volta che i movimenti si trovano a confrontarsi con la “giustizia”, ma è sicuramente una delle rare volte che, come nel caso dei processi Diaz e Bolzaneto, sul banco degli imputati non ci sono compagni ma decine di tutori dell’ordine (29 per la Diaz e 45 per Bolzaneto), inchiodati da una serie di precise testimonianze. Comunque finiscano i due processi, nessuno potrà dire che non sapeva delle violenze del potere o continuare a paragonare i danni fatti ad una vetrina con quelli contro una persona.

Pepsy


Umanità Nova, n.10 del 18 marzo 2007

Processi al movimento

Nel marzo e nel luglio del 2001 a Napoli ed a Genova le manifestazioni contro la globalizzazione furono segnate da centinaia di arresti di dimostranti, da violenze nelle caserme contro persone inermi e seguite da diversi procedimenti giudiziari ancora oggi in corso. Già in altri articoli [*] è stato sollevato il problema dello sfondo di silenzio sul quale si stanno svolgendo questi processi, un silenzio che, con il trascorrere del tempo, diventa ogni giorno sempre più pesante.

Il 16 gennaio scorso è ripreso a Genova il processo ai venticinque compagni accusati di “devastazione e saccheggio”. Nelle udienze i responsabili dell’ordine pubblico stanno ricostruendo (a modo loro) quanto accaduto in quei giorni ed i modi attraverso i quali hanno individuato le persone da processare. Dai resoconti pubblicati da chi sta seguendo il dibattimento, viene fuori l’immagine di una gestione dell’ordine pubblico alquanto caotica, e se i testi sono molto precisi quando si tratta di descrivere le azioni dei dimostranti, diventano quasi sempre smemorati quando si tratta di individuare precise responsabilità nella catena di comando delle forze della repressione. A fine febbraio è iniziato l’esame dei testi della difesa.

Continua anche il processo “Diaz” contro 28 poliziotti accusati di falso e calunnia, procedimento ritornato per un attimo alla ribalta della cronaca mediatica grazie alla pagliacciata delle molotov “scomparse” [vedi U.N. n.3 del 28/1/07]. Nelle ultime udienze è continuata la ricostruzione di quanto avvenne la notte del 21 luglio 2001, durante l’irruzione all’interno della scuola “Diaz-Pertini”, dove dormivano pacificamente centinaia di persone. Per quanto riguarda le molotov, l’unica cosa appurata e che quelle “scomparse” sono le stesse che vennero ritrovate per strada. Riguardo poi il presunto accoltellamento di un agente che sarebbe avvenuto durante l’irruzione e che fu attribuito ad un ignoto aggressore presente all’interno della scuola, non sono stati fatti significativi passi avanti, in quanto i testimoni della polizia non ricordavano bene gli avvenimenti.

Nel processo per le violenze subite a Bolzaneto dai compagni fermati nelle giornate di luglio 2001, sta sfilando la lunga teoria dei 270 testimoni che raccontano le terribili esperienze personali di quei giorni, fatte di violenze verbali e fisiche. Non è un caso che questi racconti non trovino spazio nelle tv, troppo impegnate a santificare la famiglia e le sue rassicuranti violenze, per avere tempo da dedicare alla sospensione di qualsiasi forma di libertà collettiva avvenuta a Bolzaneto e nella caserma Raniero di Napoli.

Collegato ai fatti del marzo 2001 a Napoli, prosegue a Cosenza il processo, per reati associativi, al cosiddetto “Sud Ribelle”, tredici compagni che sarebbero stati gli organizzatori degli incidenti di Napoli e di Genova e addirittura parte di un complotto “sovversivo”. Anche in questo caso le udienze si trascinano nell’ascolto delle testimonianze di agenti e dirigenti dell’ordine pubblico impegnati a raccontare le loro verità, fatte di intercettazioni e di interpretazioni di telefonate, di messaggi di posta elettronica e di trasmissioni radio. Significativo, in una delle recenti udienze, l’episodio della “sparizione” del verbale di interrogatorio di un ex imputato, avvenuto (quando si dice il caso…) in concomitanza con la scomparsa delle bottiglie genovesi. Scontata invece, in quanto già prevista da diverso tempo, la sostituzione del pubblico ministero che aveva iniziato l’inchiesta.

Non è certo la prima volta che un movimento si trova a fare i conti con gli strascichi giudiziari delle proprie azioni, e non è nemmeno la prima volta che il clamore dei primi momenti si traduce col tempo in un sommesso brusio appena percettibile. Ma è importante che questo sussurro non cessi, che la memoria collettiva continui ad essere alimentata e che i fatti del 2001 non diventino, fra dieci o venti anni, solo l’occasione per la celebrazione di un anniversario.

Pepsy

[*] Vedi Umanità Nova n.7 del 29/2/04, n.6 del 20/2/05, n.24 del 3/7/05, n.10 del 19/3/06. L’articolo si basa principalmente sulle informazioni pubblicate sul sito www.supportolegale.org al quale rimandiamo per maggiori dettagli.


Umanità Nova n.22 del 25 giugno 2007

Alti ufficiali e bassa macelleria

I tutori dell’ordine pubblico, di qualsiasi tipo e grado, hanno tutti una caratteristica in comune che si manifesta quando sono sul banco di un tribunale. Si tratta della loro alta professionalità nel confessare di non ricordare gli avvenimenti che li hanno visti protagonisti, di non sapere cosa abbiano fatto i loro colleghi, di non aver visto neppure quello che avevano sotto il naso o di contare meno di un semplice appuntato nella catena di comando.

Prendiamo, ad esempio, le dichiarazioni di chi era a capo delle squadre che parteciparono al massacro nella Scuola Diaz (Genova 21 luglio 2001): tutti erano contrari a quella azione e tutti vi parteciparono, tutti comandavano uno dei tanti reparti che massacrarono un centinaio di persone inermi e nessuno ammette che i “propri” uomini picchiarono a sangue chi stava dormendo. Tutti sono pronti a giurare di aver fatto del loro meglio per fermare il massacro, ma non ricordano chi lo ha ordinato o chi lo stava portando a termine. In questo senso, la testimonianza del comandante della mobile Michelangelo Fournier [1] e l’intervista al questore Vincenzo Canterini [2] valgono, da sole, più di tutti i volantini e gli articoli pubblicati in questi sei anni per spiegare cosa accadde quella notte. Il primo premio dovrebbe andare a chi ha definito “colluttazioni unilaterali” (sic!) i pestaggi [3].

La scorsa settimana politici e giornalisti si sono improvvisamente accorti che tutte le “verità” raccontate, dal 2001, da tutti i responsabili dell’ordine pubblico a proposito del massacro della Diaz erano delle vergognose bugie. Come se nessuno avesse mai visto le immagini registrate quella notte, che mostravano la lunga fila di compagni e compagne portati fuori dalla scuola con i segni della democrazia ben impressi sulla loro pelle. Come se nessuno avesse mai visto i muri ed i pavimenti della scuola imbrattati di sangue, come se nessuno avesse mai visto la conferenza stampa del giorno dopo, quando i funzionari mostrarono le “armi” sequestrate, comprese le molotov portate all’interno della scuola dagli agenti.

Adesso i politici invocano una “Commissione di inchiesta”, dimenticando che già nel settembre del 2001 fu istituito un “Comitato Paritetico per un’indagine conoscitiva sui fatti di Genova”, formato da 18 deputati e 18 senatori, che si concluse con tre relazioni diverse: una della maggioranza, una dell’Ulivo e una del Prc. Un Comitato che interrogò ministri, sindaci, portavoce del movimento e davanti al quale iniziò già il balletto dello scaricabarile a partire proprio dal vertice: “Il ministro dell’interno è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza, ma non è il responsabile tecnico operativo dell’ordine pubblico.” (dall’audizione di C. Scajola, Ministro degli Interni).

Una “Commissione di inchiesta” oggi non avrebbe un risultato molto diverso.

In questi giorni, uno dei processi relativi ai fatti di Genova, quello contro 25 compagni accusati di gravi reati, si avvia alla conclusione e dopo l’estate potrebbe già arrivare la sentenza. In questo caso, la memoria dei tutori dell’ordine ha funzionato benissimo quando si è trattato di riconoscere questo o quel manifestante. Siamo pronti a scommettere che, nel caso del processo per le violenze, anche quelle ben note e documentate, subite nella caserma di Bolzaneto dai fermati durante le manifestazioni, la memoria degli agenti diventerà improvvisamente più labile e meno sicura. E magari qualcuno proporrà una ulteriore “Commissione di inchiesta”…

Stando a quanto si legge sui giornali [4], Michelangelo Fournier era in piazza a Roma il 9 giugno scorso quando sono state arrestate alcune persone al termine del corteo contro la visita di Bush. Alcuni degli arrestati hanno dichiarato di essere stati picchiati a freddo dagli agenti. Per sapere come sono andate veramente le cose basterà aspettare il 2013. Invece Vincenzo Canterini si trova a Bucarest, presso l’Interpol, ad occuparsi di traffico di organi [5], evidentemente l’esperienza conta.

I più maligni [6] sospettano che tutto il polverone sollevato, da racconti che non aggiungono nulla di nuovo alla verità storica, sia solo un episodio nel processo di cambiamento al vertice della polizia, che vedrebbe l’uscita di Gianni De Gennaro (più volte chiamato in causa a proposito di Genova) e la nomina di Antonio Manganelli. Qualsiasi ironia sul cognome sarebbe fuori luogo, specialmente se si pensa che il summit dei G8 nel 2009 si terrà, di nuovo, in Italia.

Pepsy

Note

[1] Vedi http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=3233&sez=HOME_INITALIA
[2] Vedi http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/g8-genova/parla-canterini/parla-canterini.html
[3] Vedi http://www.diario.it/home_diario.php?page=wl07061401
[4] Vedi http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2007/06/15/&CODE=5986e30c-1b0a-11dc-bfac-0003badbebe4
[5] Vedi articoli citato nella nota 2.
[6] Vedi http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=372171


Umanità Nova n.33 del 21 ottobre 2007

Genova 2001. La parola all’accusa

Al processo in corso a Genova contro 25 compagni accusati di “devastazione e saccheggio” è arrivato il momento dell’accusa. Secondo il PM non ci fu alcuna “caccia a manifestanti inermi, perché il corteo di Via Tolemaide non era composto da pacifisti ma da persone che avevano scelto deliberatamente di contrapporsi alle forze dell’ordine, non si stavano difendendo né erano in pericolo di vita.” (cfr. Corriere della Sera, 10/10/07)
Questa, in estrema sintesi, la tesi dell’accusa che nel corso di tre udienze ha presentato una ricostruzione degli avvenimenti del 21 luglio 2001 con estremo dettaglio quando si è trattato di episodi che hanno visto protagonisti i manifestanti e con maggiore disinvoltura quando si è trattato delle violenze compiute da polizia e carabinieri su persone inermi e indifese. I primi sarebbero la prova che tutti i manifestanti erano violenti, le seconde che c’è stato qualche eccesso da parte delle forze dell’ordine, ma che questo andrebbe giudicato a parte. Ma dove? Forse in un contesto nel quale, siamo sicuri che, le migliaia di foto ed i filmati che hanno permesso di individuare 25 colpevoli in mezzo ai manifestanti non sarebbero in grado di portare all’identificazione di un solo agente.

Stesso discorso si è sentito a proposito dell’uso – da parte degli agenti – di gas pericolosi, di spranghe di ferro o di altre armi fuori ordinanza. Il PM non nega che determinati episodi siano avvenuti, sarebbe davvero difficile farlo, ma sostiene che tali episodi non hanno rilevanza in questo processo e che dovrebbero essere affrontati in, tanto per cambiare, altre sedi.

Come si può capire leggendo le trascrizioni delle udienze pubblicate sul sito di “supporto legale” (http://www.supportolegale.org), quella che viene fatta dall’accusa è una “ricostruzione a metà” di quanto accaduto, come se a partecipare agli scontri fossero stati solo i manifestanti, come se i colpi di pistola sparati, gli inseguimenti ed i pestaggi fossero sempre “altra cosa”, della quale non ci si debba occupare.

Prendiamo le telefonate al 113, portate ad esempio del clima di paura che si sarebbe diffusa in quelle ore in parte dei cittadini genovesi, e che sono state anche trasmesse in tv, dove però abbiamo sentito anche, per restare nello stesso ambito, le espressioni di gioia di una agente alla notizia della morte di Carlo Giuliani. Giusto per chiarire il “clima” esistente fra le forze dell’ordine.

Ridurre tutto quanto è accaduto in quelle giornate alle azioni di una o più persone è qualcosa che contrasta con la pretesa di fornire una ricostruzione “oggettiva” degli avvenimenti, come se fosse possibile isolare il comportamento degli accusati da tutto quello che stava avvenendo intorno a loro.

Prosegue anche il processo per l’assalto alla Scuola Diaz, ritornato recentemente sulle prime pagine dei media in occasione delle polemiche sulla “macelleria messicana”. In questo caso ad essere sul banco degli imputati sono gli agenti, magari proprio gli stessi che durante gli avvenimenti relativi al processo ai 25 si sono distinti nella gestione dell’ordine pubblico. Un procedimento che va avanti soprattutto a “colpi di mano” procedurali e che rischia di finire, ma non ci sarebbe da meravigliarsi, in un nulla di fatto.

Ancora in corso, siamo a 150 udienze, il processo contro altri agenti delle forze dell’ordine imputati delle violenze commesse contro i manifestanti fermati e rinchiusi a Bolzaneto, che prosegue con l’interrogatorio degli accusati. Mentre a Cosenza, il processo al “Sud Ribelle”, 13 compagni accusati di “cospirazione”, è ripreso a fine settembre e si trascina tra il disinteresse generale verso la conclusione prevista nella primavera del 2008.

Si avvicina, per molti di questi procedimenti il momento della conclusione di un percorso giudiziario, lungo, poco interessante dal punto di vista mediatico ma, ed è questo il punto dolente, anche poco partecipato da molti di quelli che in quei giorni di Genova erano in piazza. Il bilancio finale dovrà tenere presente anche questo.

Pepsy

Santa pazienza

“Lunico errore che faccio è che certe volte credo di sbagliare” (cit.)

Anche se le riflessioni che seguono sono dedicate in particolare a chi usa l’istanza mastodon.bida.im la maggior parte delle cose scritte valgono in generale anche per altri ambienti virtuali di comunicazione. Le scrivo sul blog perché pubblicarle a “toot” renderebbe il testo meno comprensibile.

Ed è proprio dai limiti di uno strumento come Mastodon che conviene iniziare il discorso.

La Comunicazione Mediata da Computer (CMC per gli amici) tra persone passa attraverso canali diversi: email, chat, mailing list, messaggi istantanei, ecc… ognuno di questi ha delle caratteristiche, di ordine tecnico, peculiari che lo differenziano dagli altri sotto molti aspetti.

Per esempio ci sono strumenti sincroni, tipo le chat, che consentono di interagire in tempo reale e strumenti asincroni, tipo le mailing list, dove a prevalere sono le interazioni più dilatate nel tempo. Anche se su una lista ci possono essere persone che sono sempre connesse e replicano a un email dopo mezzo secondo, ce ne saranno altre che la leggono una volta al giorno e quindi risponderanno in un altro momento.

Mastodon, sebbene permetta di rispondere immediatamente a un “toot” somiglia più a una sorta di blog “collettivo” e quindi può essere usato in diversi modi anche se per una discussione approfondita presenta molti più svantaggi che vantaggi rispetto a una serie di “toot” sullo stile di botta e risposta.

Questo perché non tutti gli strumenti della CMC possono essere usati (proficuamente) per le stesse cose: se devi coordinare una azione di strada in tempo reale difficilmente potrai farlo usando una lista di discussione ma piuttosto userai uno strumento di messaggistica istantanea o una chat. Se invece devi discutere più approfonditamente su un argomento probabilmente sarebbe meglio usare una mailing list che Mastodon.

E questa è la prima “regola” che andrebbe rispettata. Non tanto perché ci sia necessità di regole e di rispetto ma principalmente perché sarebbe poco furbo usare un martello da falegname per tentare di svitare i bulloni della ruota di una automobile.

Uno strumento come Mastodon è fatto, principalmente, per pubblicare brevi scritti e per condividere contenuti. Contenuti che possono essere molto vari: la foto-notizia di una iniziativa, un link interessante, una riflessione generale, una domanda, una richiesta ma anche un contenuto di tipo personale, nel senso che riguarda soprattutto chi scrive.

Ma, qualsiasi sia il contenuto del “toot”, ci si dovrebbe rendere conto che alla sua pubblicazione potrebbe seguire una “reazione” di qualche tipo.

Questo semplicemente perché se una persona si esprime in un “luogo pubblico” deve mettere in conto una possibile reazione e per reazione intendo anche un silenzio assordante. Sono infatti le reazioni che sono alla base di qualsiasi “social coso”, senza di queste ci sarebbe solo un flusso ininterrotto di contenuti senza nessun collegamento tra di loro.

Per cui la seconda “regola” da seguire prima di scrivere un “toot” è quella di riflettere sulle reazioni che quello che si sta per pubblicare potrebbe suscitare nelle altre persone. La frase precedente non vale per troll o per flamer.

Seguire la seconda “regola” è difficile perché si entra nel campo delle diversità individuali, il che apre un mondo infinito di possibilità praticamente uguale al numero di universi paralleli che esistono nelle serie TV.

Pubblicare il link a un concorso dove si vince una mascherina al profumo di bacon potrebbe offendere qualche persona? E ripescare la storia dei “bonsai kitten”?

Proseguendo sull’importanza di valutare preventivamente quello che si vorrebbe pubblicare si arriva a uno dei nodi più delicati, vale a dire ai “toot” che riguardano il proprio “personale”.

“oggi mi sento più psichedelico del solito”
“ho cucinato pasta e fagioli (con cotiche o senza)”
“il mio gatto ha detto MIAO”

Come scritto sopra le reazioni a quello che viene pubblicato sono l’elemento di base sul quale si fonda il funzionamento dei “social cosi”. Del resto se Mastodon fosse esclusivamente un susseguirsi di “toot” senza alcuna reazione la cosa potrebbe assumere anche aspetti preoccupanti, anche se discretamente interessanti dal punto di vista di chi analizza la comunicazione.

A questo punto la videocamera dovrebbe inquadrare chi legge un “toot” di tipo personale e reagisce con un commento.

Tralascio qui tutto quello che riguarda “stelline”, “condivisione” e annessi e connessi e mi riferisco solo ai commenti scritti, che abbiano o meno una immagine allegata o che consistano solo in una immagine allegata.

In questo caso la “regola” dovrebbe essere questa: nei commenti ai “toot” di tipo “personale” andrebbero evitati attacchi, insulti e squalifiche (nel senso psicologico del termine) indirizzati alla persona che ha scritto il “toot” che si commenta. A meno che non siano una reazione diretta, ovvero quando sono una risposta a una chiara provocazione di tipo personale alla quale si ha tutto il diritto di replicare a tono.

In casi di “toot” del genere:
“i nati sotto il segno dei pesci con ascendente acquario puzzano”
“il calcio non piace agli snob”
“sono allergico al pelo dei cani”

Seguire questa “regola” è molto semplice, in quanto basta ricordarsi che è sempre legittimo criticare, anche aspramente, il contenuto di quello che non ci piace senza bisogno di attaccare chi lo ha scritto. Questo perché bisogna sempre ricordarsi che per litigare è necessario essere (almeno) in due.

In altri casi seguire questa “regola” è molto più complicato dal fatto che a volte il contenuto pubblicato riguarda questioni che attengono alla sfera intima o emotiva sia personale che collettiva. Non entro nel merito delle ragioni che possono spingere le persone a raccontare in pubblico situazioni, storie, stati d’animo di carattere “intimo” delle quali probabilmente sarebbe meglio parlare con persone che si conoscono, piuttosto che con degli sconosciuti. Segnalo solo che questo genere di “toot” difficilmente producono qualcosa di buono.

Bisogna però evitare anche una sorta di autocensura, per cui si evita volutamente di affrontare certi argomenti perché si ritiene che possano essere offensivi per qualche persona. Visto che non è possibile conoscere e tener conto delle sensibilità di tutte le singole persone, che potenzialmente possono leggere quello che si scrive, si rischierebbe di creare un ambiente dove una presunta “sicurezza” sarebbe il risultato di una totale omologazione e dell’appiattimento delle differenze individuali. O della trasformazione di Mastodon in uno “sfogatoio” piuttosto che in un ambiente dove poter discutere e confrontarsi anche su argomenti “intimi”.

In altri termini sono fermamente convinto che, ogni tanto, un bel flame ci stia bene, basta che non diventi la modalità comunicativa prevalente e che sia sempre, per quanto umanamente possibile, un litigio rispettoso delle persone.

Sintetizzando, quella specie di “regole” indicate sopra, si potrebbero ridurre anche a una sola: avere pazienza, una virtù necessaria anche se so bene che i suoi limiti sono strettamente individuali. Avere pazienza con chi reagisce male a quello che pubblichiamo e avere pazienza con quello che pubblicano le altre persone.

Oltre ad una “santa pazienza” bisognerebbe – da parte di chiunque – ricordare che la comunicazione andrebbe *sempre* contestualizzata e quello che una persona potrebbe considerare offensivo per un’altra potrebbe essere considerato ironico. E se ogni persona ha tutto il diritto di trovare “insultante” quello che vuole dovrebbe concedera anche alle altre persone gli stessi diritti che reclama.

Nota Bene. La “santa pazienza” non si applica a contenuti sfacciatamente sessisti, razzisti, fascisti, ecc…

Pazienza perché l’unica alternativa sarebbe creare o tentare di creare ambienti di comunicazione sterilizzati nei quali tutte le persone la pensano più o meno allo stesso modo. Del resto l’ambiente di comunicazione più sicuro per tutti i suoi utenti è quello dove nessuno comunica con nessuno.

“Piano B”

Un opportuno “toot” su mastodon.bida.im mi fa venire in mente che il mio suggerimento può essere sostituito da una modalità che non presuppone particolari virtù. Autorizzato dall’autore, che ringrazio, copio e incollo di seguito un sistema alternativo per non essere disturbato oltre il necessario.


naivespeaker

Non proponiamo “La mossa del Fassino” perché è subdolamente oppressiva, ma possiamo consigliare una soluzione a chi soffre per l’ignoranza e la cattiveria che dominano l’istanza che l* ospita.

1. Bloccate tutti quell* che non sono dispost* a darvi sempre ragione

2. Sottoponete alla vostra accettazione le richieste di seguirvi

3. Accettate come follower solo quell* che sono dispost* a darvi sempre ragione

4. Impostate “Visibili solo dai Follower” per tutti i vostri toot

5. Interagite con chi vi dà sempre ragione

6. E così nessuno si farà male

In questo modo potrete continuare ad usufruire del servizio fornito dall’ignorante e cattiva istanza.

Volendo potrete contribuire economicamente a pagare i server che vi ospitano, e sentirvi in pari.


 

Indymedia in Italia…

E adesso?

La pseudo biografia di italy.indymedia.org è (praticamente) finita.

Senza avere, come chiarito fin dall’inizio, la pretesa di essere minimamente esaustiva il suo scopo era, con la scusa del ventennale, quello di provare a fornire, a chi non conosce o conosceva poco di quella esperienza, un minimo di materiali per avere una vaga e incompleta idea di quella che è stata una molteplice storia che ha coinvolto, a diversi livelli e per non pochi anni, decine di migliaia di persone.

La voglia di raccontare quelle storie frulla in testa da quasi dieci anni, la voglia di scrivere qualcosa di più corposo di una pseudo biografia ma meno pretenzioso di una storia definitiva. Per fare questo, ammesso di averne la capacità, mancano alcuni pezzi.

2002 Firenze Indymeeting

2002 Firenze Indymeeting

Ci sono alcune lacune, tra le tante, che vanno segnalate non fosse altro perché sia chiaro che sono volute e non frutto di dimenticanze o di maldestri tentativi di occultamento o mistificazione.

La lacuna più grossa è sicuramente che manca anche solo un accenno alle questioni di genere e non certo perche queste sono diventate di moda in tempi più recenti ma esclusivamente per il semplice fatto che chi scrive non si ritiene in grado di poter affrontare l’argomento in modo soddisfacente e quindi ha preferito (forse vigliaccamente) saltarlo del tutto. E’ necessario comunque almeno ricordare che la storia di (((i))) non è stata sicuramente una storia esclusivamente maschile, anzi qualcunx potrebbe affermare esattamente il contrario. Un vuoto bello grosso che potrebbe essere riempito da altrx che abbiano voglia di ricordare la storia di una comunità che è stata sicuramente più includente che escludente.

2003IMCCampDarby

2003 IMC Camp Darby

La seconda mancanza riguarda la non menzione delle grosse polemiche interne che hanno attraversato, in diverse occasioni, (((i))) provocando litigi, incomprensioni e tutto il resto. In questo caso la scelta è stata dovuta al fatto che un singolo episodio, a volte anche piccolo, scatenava un diluvio di mail che spesso “contagiavano” anche due o tre liste di discussione diverse e poteva durare settimane. La fatica per ricostruire, in modo corretto, anche solo uno di questi episodi non avrebbe aggiunto molto a questo breve testo. Anche perché poi, dopo lo scannamento polemico, le cose riprendevano a funzionare (o non funzionare…) di nuovo.

Altra lacuna, anche questa voluta, riguarda l’annosa questione del rapporto tra i “tecnici” e i “politici” un rapporto che è sempre stato storicamente conflittuale e mai completamente risolto in modo soddisfacente. Spesso dentro (((i))) si è discusso di questo tipo di problemi e si è anche provato a mitigare l’impatto che aveva sul funzionmento del progetto nel suo complesso. La missione non è riuscita ma nessuno potrà mai dire che non ci si è provato.

2003 Livorno Presentazione Indymedia

2003 Livorno Presentazione Indymedia

Anche all’interno di (((i))) come di qualsiasi comunità la variabilità caratteriale è stata sia una forza che una debolezza ma la presenza di persone ottuse e/o in malafede si è mantenuta quasi sempre a livelli fisiologici. Stesso discorso vale per i troll e per quellx in cerca di notorietà. Anche se i più noiosi e patetici di tutti erano quellx che si capiva anche solo da dove mettevano le virgole che erano dentro al progetto esclusivamente per conto del loro partitino-gruppo-organizzazione-collettivo. Su tutte queste persone e sulle loro brutte figure si è steso, come suol dirsi, un velo pietoso.

Altra mancanza, già segnalata, riguarda l’attività fatta a livello locale dai vari gruppi di attivistx che “facevano indymedia”. Attività iniziata prima della nascita dei nodi geografici creati dopo il congelamento del sito nel 2006 e che è quasi sempre continuata ininterrottamente per più di dieci anni. Come però è stato scritto, queste sono storie che sarebbe meglio se le raccontassero i partecipanti ai vari gruppi sparsi per la penisola.

Da questa parte si potrebbe, e non è una minaccia, raccontare la storia di toscana.indymedia e non è detto che prima o poi non venga fatto 🙂

2004 Genova Indymeeting

2004 Genova Indymeeting

Come già scritto (in diverse occasioni) e ripetuto, se si volesse mettere su un piatto della bilancia le cose positive del progetto e sull’altro quelle negative il primo sarebbe sicuramente sempre quello più pesante. Del resto se un progetto, nato dal basso, indipendente e autogestito, durato nel suo complesso quasi 20 anni, è riuscito a confrontarsi e a volte a “vincere” contro un potere così forte come quello dell’informazione ufficiale vuol dire che quella lotta era possibile, oltre che necessaria.

Ricordare, anche con tutti i difetti delle rievocazioni e di questa in particolare, le tante vite di italy.indymedia.org è stato anche un modo per ribadire che il campo dell’informazione è ancora – accanto a quelli più “classici” – un terreno di lotta dove, oggi forse ancora più di ieri, è necessario impegnarsi.

Nelle puntate precedenti…

  1. Italy prima di italy
  2. Andare a Genova passando per Napoli
  3. Genova. Il battesimo del fuoco
  4. Il villaggio indyano
  5. Tutti vs italy.indymedia.org
  6. Signore e signori, si chiude
  7. La “balcanizzazione”

Indymedia in Italia 7

7. La “balcanizzazione”

Il termine “balcanizzazione” fu usato a proposito e sproposito quando molti iniziarono a prendere in considerazione la costruzione di nodi locali autonomi piuttosto che la riapertura di un nuovo sito “monolitico”.

Per molti, forse non del tutto a torto, la storia di (((i))) potrebbe dirsi conclusa il 30 novembre del 2006.

200612 splash chiusura italyindymedia.org

200612 splash chiusura italyindymedia.org

Ma, in realtà, quella fine segnava ancora una volta l’inizio di una nuova vita del progetto che, sebbene con aspetti diversi, era ancora abbastanza saldamente ancorato alle idee iniziali.

Contemporaneamente all’avvio delle discussioni sulla lista “Italy-process” (circa 300 iscritti a fine 2006), in diverse località i gruppi di mediattivistx che avevano gestito le varie “categorie” locali ragionavano collettivamente su cosa fare.

In alcuni casi avevano già in mente un progetto preciso.


Date: Tue, 12 Dec 2006 23:00:50 +0100
To: italy-process@lists.indymedia.org
From: [...]
Subject: Re: [Italy-process] Nuova lista cmi-toscana

[...]

Il percorso che stiamo cercando di fare in "toscana" e' proprio quello di
provare a ri-costruire un progetto ripartendo da zero, per questo abbiamo
richiesto al network di iniziare un process per un nuovo nodo.

Il nostro lavoro sicuramente terra' conto sia delle esperienze passate,
quasi tutti abbiamo fatto indymedia per diversi anni, sia quelle positive
che quelle negative.

Come abbiamo gia' chiarito questo percorso non esclude una dimensione piu'
larga di quella "regionale" anche se ancora non sappiamo come le due strade
si incontreranno. Oltretutto alcun* di noi seguono anche il lavoro di
questa lista.

[...]

La discussione su “Italy-process” procedeva con foga e venivano messi sul tavolo molti dei problemi “ereditati” dall’esperienza precedente.

Sulla lista si aprirono numerosi filoni di discussioni, nei quali si mischiarono questioni tecniche, politiche e comunicative che rendevano più difficile arrivare a dei punti fermi condivisi. A questo si aggiunsero le reazioni provocate dal “congelamento” di (((i))) e le dinamiche che esistono da sempre sulle liste di discussione, compresi gli inevitabili troll e le aspiranti “star”.

Intanto anche da Torino arrivò la decisione di aprire il nodo “piemunt”, come venne annunciato in un report dell’assemblea locale.


In contemporanea si e' sentita la necessita', visto l'andazzo di
italy-process e i percorsi che sia i toscani che i napoletani stanno
seguendo e che li sta portando alla creazione di nodi locali di
indymedia, di avviare un percorso di confronto con queste due realta' e
di avvio del process a livello internazionale per la creazione di
indymedia piemunt.

Da Napoli arrivò la proposta di far diventare (((i))) un aggregatore dei vari nodi locali, la prima e unica proposta organica complessiva che aveva un minimo di coerenza.

Di seguito un estratto dal documento inviato in lista.


1) Progetto globale

1.1 è chiaro che Italy.indymedia.org non esiste più come progetto
monolitico, la sua gestione, mantenendo una policy comune, dovrebbe
esser divisa tra i vari nodi locali e per affinità. I nodi locali sono
naturalmente composti da persone della stessa area geografica, mentre le
categorie per argomento da attivisti che si riuniscono per affinità ed
interessi riguardo ad un determinato tema (guerre globali, ambiente
etc.). Ogni lista gestisce la propria sezione per quanto riguarda le
feature, l'amministrazione del newswire, la scelta dei feed.
[...] La lista Italy rimarrebbe come luogo di coordinamento dei vari nodi e per discutere di eventuali casi controversi riguardo alla gestione di un determinato nodo.

1.2 La pagina nazionale diventerebbe quindi un aggregatore di feed dai
nodi locali e per argomento mantenendo visivamente il classico newsire
complessivo (però quadripartito, vedi il punto 2.2) con la possibilità
di filtrare su richiesta i post provenienti da un locale, da un
argomento o da entrambi scegliendo di far comparire quello che un
determinato nodo locale ha prodotto su un determinato argomento [...]

1.3 Le feature sul nazionale dovrebbero apparire in vari riquadri
contenenti ciascuno l'ultima feature prodotta da un determinato nodo,

[...]

2) Il newswire

2.1 Pubblicazione con obbligo di selezione di una categoria o nodo locale

2.2 Newswire quadripartito diviso per: notizie, comunicati/volantini,
altri media/repost, e analisi. E' obbligatoria la selezione di uno dei 4
ed in caso di selezione incorretta l'admin interviene per spostare nella
giusta sezione. [...]

2.3 Il campo dell’autore resta obbligatorio, ma non viene visualizzato
sul newswire, ma solo all’interno della notizia, per mantenere un
importante parametro di ricerca evitando però personalismi. L’autore
potrebbe rimanere visibile anche dal newswire solo nella zona dei
comunicati dove è più importante

2.4 Possibilità per chi posta di inserire più tag e per chi legge di
votare la notizia oltre che di segnalare agli amministratori un post
fuori policy. [...]

2.5 Integrazioni e commenti: le possibilità di integrare la notizia e di
commentarla verranno divise in due zone separate ma collegate al post e
serviranno sempre a facilitare la ricerca di informazioni e a
risparmiare la letture dei commenti personali a chi non ne fosse
interessato [...]

2.6 Ogni nodo sceglierà un nw di default ma in seguito l'utente
attraverso i cookies potrà scegliere la sua visualizzazione del flusso
di notizie

2.7 L’Agenda rimane la stessa, la presenza del forum è da decidere, ma
tendiamo per il no.

3) inclusione di progetti strutturati che si occupano di comunicazione
indipendente all'interno di Indy

- Una parte della pagina verrà riservata a feed rss provenienti da siti
di informazione indipendente o blog inizialmente scelti dagli attivisti
dei vari nodi (locali o per argomento). [...]

4) Feature

- Un indymedia così strutturata da molto più spazio agli utenti e il
ruolo delle features risulta meno baricentrico all'interno della pagina.
le ftr non dovranno sempre essere scritte dagli amministratori, ma si
auspica siano semplicemente composte dalle notizie apparse sul newswire,
mantenendo la loro forma e linguaggio. In questo modo noi non ci
sarebbero “redattori” del sito vs utenti e daremmo spazio a linguaggi
che magari non sono i nostri, ma sono comunque quelli di chi fa indy.

[...]

A questo punto le discussioni sulla lista si focalizzarono in pro-e-contro la riapertura di nodi locali piuttosto che di un sito unico. Parallelamente iniziarono una serie di incontri in diverse città di gruppi che discutevano sul futuro del progetto. Nel febbraio 2007 gli iscritti alla lista erano arrivati a 550.

Il 19 aprile 2007 viene messo on-line “toscana.indymedia.org”, una data che si potrebbe considerare come l’inizio di una ennesima incarnazione del progetto (((i))). Il collettivo di gestione era quasi interamente composto da persone che avevano partecipato all’esperienza di (((i))) e infatti la veste grafica del sito e le sue modalità di gestione erano molto simili a quelle ben conosciute.

Questo il testo di presentazione.


Rieccoci on line!

Il 30 novembre 2006 italy.indymedia chiudeva per una pausa di riflessione, con il proposito di riaprire dopo aver ripensato e ridiscusso il progetto. La lunga discussione, ancora in corso, ha portato diversi gruppi ad attivare un processo di creazione di nuovi nodi che partono tutti dall’esperienza maturata nella “vecchia” italy.indymedia.
Il gruppo toscano, formato per la maggior parte da attivisti che curavano il nodo locale ha scelto fin da subito di lavorare ad un progetto che, partendo dal proprio territorio, puntasse alla creazione di un mezzo attraverso il quale continuare a fare informazione indipendente.
Dopo quattro mesi di discussioni su una lista, alcuni incontri ed un confronto con il network internazionale ce l’abbiamo fatta e rieccoci on line!
Alcune cose sono rimaste uguali alla “vecchia” indymedia perché le riteniamo ancora fondamentali ed attuali (l’autogestione, la pubblicazione aperta), altre sono invece cambiate (il software per gestire il sito e la struttura delle pagine). Una cosa che non poteva cambiare è il modo di partecipare al progetto: indymedia la fa chi legge il sito, chi pubblica notizie, chi partecipa alla sua gestione.
Abbiamo provato a spiegare tutto nella sezione Documenti del sito che trovate nella colonna di sinistra e che vi invitiamo a leggere.
Vogliamo che toscana.indymedia diventi uno strumento accessibile a tutti e gestito nel modo più condiviso possibile, un luogo, virtuale e non, di incontro, confronto e scambio di conoscenze, anche tecniche, ma non solo. Per questa ragione abbiamo in programma di organizzare diverse iniziative pubbliche in giro per la Toscana.
La lista sulla quale discutiamo è aperta all’iscrizione di chiunque si riconosca nel progetto ed è visibile da tutti via web.
Per il momento questo deve essere considerato ancora un sito in fase “sperimentale” e quindi nei prossimi mesi è probabile che ci siano alcuni cambiamenti. Come sempre, contributi, consigli e collaborazioni sono i benvenuti.

Indymedia Toscana sbucherà come per magia durante la Sagra del Precariato di Livorno. Accorrete numerosi!


 

2007 settembre toscana.indymedia.org

2007 settembre toscana.indymedia.org

Il 14 maggio comparve anche “napoli.indymedia.org”, anche questo gestito prevalentemente da mediattivistx che avevano curato la omonima “categoria” sul vecchio sito di (((i))).

Sulla lista “process” continuava però l’impasse, gli scazzi e le discussioni fumose. Qualcuno propose una riunione per fare il punto della situazione, incontro che si tenne a Roma alla fine di novembre. Dalla riunione venne fuori un progetto di riapertura di (((i))) principalmente come un “aggregatore” di informazioni provenienti dai nodi locali che ricalcava in gran parte la proposta fatta da Napoli. La riunione lasciò però ancora molti punti in sospeso riguardanti il funzionamento della futura (((i))).

Nel frattempo continuavano ad aprirsi altri nodi locali: Roma, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Calabria, Abruzzo…

20080430 Splash di italy.indymedia.org

20080430 Splash di italy.indymedia.org

Nonostante continuasse la discussione collettiva con l’obiettivo di riaprire finalmente il sito, a fine maggio del 2008 (((i))) non era ancora ricomparsa.

Venne indetto quindi un nuovo meeting per la fine di giugno a Bologna. Il principale risultato fu la decisione di riaprire il 4 di luglio, sempre nello stesso incontro venne deciso di non aggregare il sito di “lombardia.indymedia.org” a causa di alcuni aspetti non condivisi della sua “policy” e lasciando irrisolte alcune delle problematiche legate al funzionamento dell’aggregatore e della “nuova” entità che avrebbe dovuto gestirlo.

Questo il comunicato che annunciava la riapertura.


4 luglio - IndYpendence Day

E' ormai da più di un anno che i nodi italiani di Indymedia hanno
ricominciato a lavorare sui territori riportando in contesti locali le
pratiche e i principi che sostanziano/animano il lavoro del Network
Internazionale di Indymedia. La necessità di creare contesti e spazi in
cui chiunque potesse continuare a diventare il proprio media, attraverso
meccanismi di pubblicazione aperta e di tutela della privacy,
rappresentava infatti una realtà che doveva continuare a trovare spazi di
esistenza e che quindi non si concludeva con la chiusura di Indymedia
Italia.
Le limitazioni e i meccanismi dell informazione mainstream non sono
cambiati nel corso di questi anni e lo squilibrio di potere dei processi
di comunicazione si è mantenuto intatto, quando non rafforzato. Oggi il
compito della comunicazione indipendente non è solo più quello di offrire
uno spazio dove consentire la libera pubblicazione di contributi ed una
narrazione "altra" della realtà. Proprio per la rapida evoluzione del web
in questi ultimi anni e la sempre più diffusa accessibilità dello
strumento, oggi diventa fondamentale salvaguardare la peculiarità del
metodo di Indymedia e rendere più fruibile e sinergica l'enorme quantità
di informazioni che nella rete si distribuiscono, in modo da renderle
facilmente reperibili ed efficacemente utilizzabili.
E' per questo che i nodi italiani di Indymedia nati in questi anni hanno
deciso di aprirsi ad un progetto nazionale attraverso la costruzione di un
aggregatore. Un luogo nel quale convogliare e moltiplicare le energie e i
flussi di comunicazione provenienti da luoghi diversi, che si compone
delle diverse visioni e pratiche di mediattivismo determinate dai bisogni
contingenti e dalle necessità che ogni territorio esprime.
L aggregatore può generare una comunità diffusa, risultato della
collaborazione di molteplici reti di attivisti, centri sociali e realtà
che si occupano di comunicazione, che individuano in italy.indymedia.org
il catalizzatore della narrazione dal basso della realtà.
A tutt oggi, percepiamo ancora l'importanza di una piattaforma di
riferimento su cui far convergere le specificità dei progetti di
informazione indipendente locali in lingua italiana e di offrire
un'occasione di produzione, elaborazione e diffusione dei contributi da
essi prodotti, legati ad un modo orizzontale di gestione della
comunicazione, nel senso più estensivo di questo termine. Il lungo
processo di ridefinizione dei mezzi e degli scopi di Indymedia Italia si è
concluso in questa sua prima parte.
Se ne apre una nuova.

Il 4 luglio 2008 Indymedia Italia torna online.

L'IndYpendence Day non è solo una data. E' un simbolo.
Nel 1054 per i cinesi, era l'esplosione della Supernova del Granchio.
Nel 1865 per gli inglesi era la pubblicazione di Alice nel paese delle
meraviglie.
Nel 1880 per i Pistoiesi era la nascita dell'anarchica scrittrice Leda
Rafanelli.
Ogni anno, per tutti, è l'afelio, il giorno in cui la Terra è alla sua
massima distanza dal Sole.

Per noi, nel 2008, significa il ritorno di un progetto collettivo e
indipendente di informazione.

4 luglio - IndYpendence Day
Voi fate i piani - noi la storia

http://italy.indymedia.org

A seguito delle decisioni prese nell’incontro di Bologna l’assemblea di “toscana.indymedia.org” inviò un documento critico sul progetto che stava dietro la riapertura di (((i))).

Di seguito alcuni stralci del documento inviato alla lista.


E fin dall'inizio ci siamo posti il problema dei collegamenti con altre
realta' dell'informazione indipendente e piu' in particolare con quelle
che sarebbero nate dalle ceneri di italy.indymedia.

Abbiamo, stringatamente, scritto sulle nostre pagine web che
toscana.indymedia "potrà in futuro essere integrato in un network
geografico italiano." (http://toscana.indymedia.org/about_us) e lo
abbiamo sempre inteso come riferimento ad una struttura basata su un
semplice "web-aggregatore" dei diversi nodi che prevedesse - solo in
casi limitati ed eccezionali - la produzione autonoma di contenuti. Il
tutto gestito da una lista aperta nella quale condividere esperienze,
collaborazioni e problemi legati al fare informazione indipendente.

Il risultato uscito dai due meeting (Roma e Bologna) e indirizzato alla
costruzione della nuova italy.indymedia ci sembra vada in una direzione
diversa da quella che ci interessa: la creazione delle due liste
nazionali che sembrano riproporre, per quanto in buona fede, la
struttura di indymedia 1.0, viene addirittura proposta una policy,
chiamata "principi di aggregazione", che ci sembra alquanto inutile, in
un contesto nel quale ad essere aggregati in maniera organica sono nodi
del network internazionale di indymedia che hanno gia' superato un
process e che hanno quindi una policy accettata dal network globale.

Per dirla in una sola frase, ci sembra che questo aggregatore nasca come
una struttura troppo "pesante" e che, nonostante tutte le migliori
intenzioni possibili, rischia di gravare sui singoli nodi esistenti e
che potrebbe riproporre, nel peggiore dei casi, alcuni dei meccanismi
esistenti nella "vecchia" italy.indymedia e da molti criticati.

Per queste ragioni non ci sentiamo in sintonia con questo progetto e
quindi chiediamo di non considerare il nodo di indymedia toscana tra
quelli partecipanti alla nuova italy.indymedia.

Ci piace pensare, pero', che ci siano comunque spazi di collaborazione e
confronto tipici dei nodi di uno stesso network. Come abbiamo gia'
dimostrato con i fatti di questi ultimi due anni, saremo sempre
disponibili alla collaborazione ed alla condivisione con tutti i nodi
che fanno parte del network indymedia di lingua italiana (e non solo) e
speriamo che lo stesso atteggiamento sia condiviso da essi.

L'Assemblea di CMI Toscana

A questo punto della storia la difficoltà di raccontare diventa davvero enorme. Tenuto conto che a fine 2008 c’erano almeno una decina di nodi locali e che ognuno di essi aveva almeno una lista di discussione alle quali andrebbero aggiunte almeno altre due liste (“itali-list” e “italy-content”) che gestivano il sito (((i))).

Il progetto nato nel 2000 anche se non più esistente nella forma più conosciuta si era moltiplicato, con alcune varianti in una serie di siti che – in modo a volte uguale e a volte diverso – continuavano comunque a portare avanti una determinata idea di informazione indipendente. E la storia di questi nodi la potrebbero e dovrebbero raccontare quelli che li hanno creati e mantenuti in funzione negli anni successivi.

Per fornire solo un’idea di massima dei risultati che furono raggiunti si può ricordare che nel giugno del 2008, vale a dire circa due anni dopo il “congelamento” di (((i))), il numero totale di contatti che raccoglievano tutti i nodi locali nati nel frattempo erano notevolmente inferiori a quelli del vecchio (((i))).

Visite per nodo giugno 2008

Visite per nodo giugno 2008

I nodi locali iniziarono a mostrare i primi segni di crisi già dopo qualche anno di funzionamento e, a partire dal 2010-2011, uno dopo l’altro chiusero tutti: il nodo toscano, il primo ad aprire, chiuse nel marzo 2012 pochi giorni prima che venisse resa pubblica una inchiesta giudiziaria che lo coinvolgeva.

L’ultimo a sparire, il nodo “piemonte” che sopravviverà a “singhiozzo” fino al 2017. Ed è proprio con la sua chiusura che si può considerare definitivamente chiusa la storia iniziata nel lontano giugno 2000.

Anche nel caso dei nodi locali le ragioni della chiusura vanno ricondotte a quel miscuglio di fattori ricordati più sopra ai quali va aggiunto il problema economico, maggiormente pesante per un sito gestito da un piccolo gruppo di persone, un aspetto che spesso era diventato determinante per la sopravvivenza.

Parallelamente alle storie dei nodi locali e non necessariamente in contrasto con essi furono portati avanti diversi tentativi per rilanciare un sito “unico”.

Quello aperto nel luglio del 2008, in versione “beta” restò on-line, con alcune interruzioni fino al 2012. E fino al 2014 ci furono tentativi più o meno concreti di rimetterlo di nuovo in piedi, anche se l’impegno profuso non è mai stato premiato da un interesse che si allargasse fuori da una cerchia di attivisti sempre più ristretta.

200811 beta_italy.indymedia.org

200811 beta_italy.indymedia.org

Ma questa è un’altra storia che non racconteremo e non perché non sia importante ma solo perché le informazioni su questa parte della vita di (((i))) sono davvero poche, e sia perché dovrebbe raccontarla chi la conosce meglio per averla vissuta direttamente.

Segue con… Indymedia in Italia…

Indymedia in Italia 6

6. Signore e signori, si chiude

Naturalmente non è stata una storia tutta amore e cioccolatini, proprio perché (((i))) era formata e sostenuta da una comunità plurale piuttosto che una singola entità strutturata e omogenea.

Nel meeting di Genova, che (solo per caso) fu tenuto subito dopo il sequestro, ci furono discussioni molto spesso caratterizzate da incomprensioni e da questioni più personali che politiche che alla fine portarono alcuni tra i più “vecchi” di (((i))) a fare, più o meno volontariamente, dei “passi indietro”. In altre parole, alla fine del 2004 una parte di quelli che avevano iniziato la storia decise di diminuire o cessare del tutto l’impegno nel progetto.

Alcuni brani di una e-mail rendono meglio l’idea del clima.


Date: Fri, 05 Nov 2004 23:36:22 +0100
Subject: Re: [imc-italy] passi indietro e passi avanti
From: [...]
To: italy list <italy-list@lists.indymedia.org>

ciao, ci ho pensato un po' su ma eccomi.

dopo la hit parade delle presenze nelle liste, e dopo un po' di anni che
faccio la zia di indy, ho sentito il bisogno di entrare in fase
zzzzzzzzz z z z z

significa che ho smesso di facilitare, riassumere, sollecitare.

non mi dis iscrivo dalle liste, ma intervengo solo se ci sono cose che
riguardano genova, o emergenze tecniche dove posso sciogliere qualcosa.
cerco di starmi un po' zitta eh ;P

[...]

condivido l'analisi che fa lui, dove dice

> E' vero che fuori c'e' grossa crisi, e' vero che non c'e' molto che si muove e
> che il deserto cerebrale e' sconfinato, pero' questo non mi pare un buon
> motivo per aggiungere l'implosione di indy all'elenco di sfighe.

mi piacerebbe che indy reagisse agli attacchi che sta subendo - mediatici,
legali e pure quelli della sfiga.

ma non sono riuscita ad esserci al miting di genova e neanche riesco a
capire i report, dunque penso sia ancora piu' giusto che ci siano persone -
nuove, oppure lurkers pentite - che facciano risorgere questo progetto.

non vuol dire che chi c'e' stato finora se ne deve andare.
mi sembra una stronzata e pure un po' infame, mollare in un momento
difficile per il network. ma mi sembra lecito e giusto che alcune persone
facciano un passo indietro e che altre si assumano le responsabilita' - nel
bene e nel male - che quelle hanno portato fino qua.
se queste fanno un passo indietro
voi fatevi avanti :)

[...]

scrivetemi in pvt se volete un corso rapido da admin, da owner o da zia :PPP

[...]

e mi sembra una cosa bella la nascita di imc calabria :)
cosi' come leggere in lista nuovi nick e nuovi nomi che prendono la parola

baci

Col passare del tempo, oltre ai problemi interni si vennero a cristallizzare contro (((i))) accuse incrociate: alcuni l’accusavano di essere un covo di “black-bloc” altri uno strumento controllato dai “disobbedienti”.

Chi ha vissuto quella storia dall’interno sa bene che entrambe le accuse erano ridicole, il caos creativo che vigeva all’interno difficilmente avrebbe potuto essere controllato da una qualsiasi fazione. Sicuramente molti dei mediattivisti erano legati, in modo più o meno organico, a gruppi, associazioni e collettivi politici ma, come spesso accade, il totale che ne veniva fuori però era diverso dalla semplice somma delle parti. E anche se, in alcuni casi, qualcuno o qualcuna ha usato strumentalmente (((i))) si è trattato di eccezioni e non di regola.

Nonostante tutto però il sito di (((i))) continuava a essere molto frequentato.

Statistiche di italy.indymedia.org 20061107

Statistiche di italy.indymedia.org al 20061107

Come è accaduto per il Network internazionale la crisi di (((i))) è stata il risultato finale di una serie di problemi concreti piuttosto che prodotta da un unica causa. Di seguito, in ordine sparso, alcuni dei principali motivi che hanno contribuito alla fine di quella esperienza.

La crisi del “movimento no-global”, dal quale il network era nato nel 1999 e (((i))) nel 2000, che aveva fornito l’humus favorevole per la sua crescita ma che aveva concluso il suo percorso.

Da sempre i problemi dei movimenti si riflettono inevitabilmente sulle persone che ne fanno parte, così come quelli delle persone si riflettono sui movimenti. La vita dei singoli, il passare degli anni, i problemi concreti del lavoro e delle relazioni personali si ripercuotono inevitabilmente sull’attivismo. Le singole storie personali di quelle e quelli che furono la spina dorsale del progetto sarebbero molto più esplicative di qualsiasi altra cosa si possa scrivere su questo argomento.

Gli strumenti tecnici, specialmente nel campo della comunicazione mediata da computer, cambiano velocemente e se (((i))) nel 2000 era sicuramente all’avanguardia nel campo della pubblicazione di contenuti in Rete lo stesso non si poteva più dire nel 2006. L’apparizione dei telefonini “intelligenti”, la nascita di mega piattaforme commerciali e dei “social media” hanno avuto il loro impatto su un progetto nato quando per pubblicare qualcosa sul web bisognava ancora conoscere il linguaggio HTML e il protocollo FTP.

Alcuni continuano a sostenere che uno dei motivi principali, se non addirittura quello più importante, che ha causato la fine di (((i))) sia stato il progressivo deterioramento della qualità dei contenuti pubblicati dagli utenti. Chi sostiene questo evidentemente non ha mai partecipato alle continue discussioni, in corso fin dall’inizio, su questi problemi che sono stati una costante che ha accompagnato fin dall’inizio il progetto.

La chiusura di (((i))) è un avvenimento che a volte è stato riscritto da memorie fallaci e in alcuni casi viziato da qualche bugia. La realtà è che poco prima dell’ultimo meeting chi aveva offerto gratis il server e la connessione invitò molti nodi, tra i quali (((i))) a trovarsi una nuova “casa”.


Date: Fri, 03 Nov 2006 23:39:51 -0300
From: [...]
Subject: [...]

I've been providing server space to indymedia for a few years now, [...].
This is ending.
[...]
At this point there is no exact timeline for moving sites but I would much
prefer sooner than later.
The main reason for this change is that I want to provide /tech services/ for
indymedia, not be caught up with process bullshit all the time. But with
indymedia, you inevitably have to do lots of process, which I have done. But I
will no longer. It surprises me that anarchists get bound down with so many
rules...
Thanks,

Al momento dello “sfratto”, il sito di (((i))) generava un traffico dati probabilmente tra i più alti del network, sicuramente il secondo tra i nodi ospitati sul server Ahimsa.

Traffico su Ahimsa, fine 2006

Traffico su Ahimsa, fine 2006

Un annuncio del genere colpì in pieno una comunità indebolita, che non si incontrava da quasi due anni e che aveva perso per strada – per vari motivi – molti dei suoi elementi propulsori iniziali. Il meeting del 2006 si annunciava problematico anche perché lo “sfratto” si andava ad aggiungere a tutte le altre criticità esistenti.

Un resoconto individuale, inviato in lista, può rendere un’idea di come si svolse l’incontro.


“[…] presenti tra le 20 e le 25 persone, si sta discutendo di come organizzare i lavori di sabato e domenica. Qualcuno mi dice che e’ previsto, per oggi, l’arrivo di 60 persone.

La discussione va avanti spedita, […] Si chiacchiera, abbastanza rilassati, di un po’ di tutto, dai massimi sistemi (l’informazione indipendente, il mediattivismo, il ruolo di indymedia,…) ai piccoli e grandi problemi venuti fuori in questi anni e che ci raccontiamo gia’ da tempo sulle liste (abuso del nw, ftr che fanno schifo, …).

Viene deciso che il meeting si aprira’ con una breve plenaria (non piu’ di un paio d’ore) prima di pranzo e poi, nel primo pomeriggio, si proseguira’ con i gruppi di lavoro su vari argomenti, per poi tornare nuovamente in plenaria. Questo genere di impostazione mi pare che trovi un larghissimo consenso ma non si riescono a fissare i temi da proporre ai vari gruppi di lavoro e si discute quindi su questo problema.

La cena interrompe l’assemblea senza che si sia trovata una soluzione. […]
Dei 60 previsti nemmeno l’ombra, anche se e’ arrivato un altro po’ di persone e adesso siamo sulla quarantina. L’assemblea si svolge, in linea di massima, nello stesso clima del giorno prima, si parla a ruota libera, saltando da un argomento ad un altro […] e si va avanti cosi’ per la maggior parte del tempo. Ma sono tutti discorsi, per quanto interessanti, che non vanno mai troppo a fondo dei problemi che toccano. Inizia comunque a farsi largo nei discorsi la proposta di “chiusura”. Anche in questo caso, come in altri, ognuno intende questo termine in modo molto personale: per alcuni la “chiusura” comporta l’annullamento di tutto l’esistente e l’inizio da zero del processo di creazione di un nuovo nodo del network, per altri significa il “congelamento” della parte “nazionale” del sito e il mantenimento in funzione dei nodi locali intanto che decidiamo cosa fare, per altri ancora significa “archiviare” il sito e discutere di come cambiarlo senza dover ripartire necessariamente da zero. […]

Ancora una volta, come nel giorno precedente, vengono fatte proposte ma sempre in modo talmente problematico da renderle anche di difficile comprensione, quello che e’ certo e’ che nessuno mette sul tappeto una proposta complessiva, chiara, articolata, concreta e argomentata.

Intanto, ancora una volta, saltano i gruppi di lavoro e si decide (?) di continuare con la plenaria. […]

L’attenzione collettiva inizia a spostarsi sul punto: ma su cosa siamo d’accordo? E su questo punto prosegue fino a quando arriva ora di cena. Si decide (?) di proporre alla comunita’ indyana italiana di bloccare la pubblicazione sul sito (e di archiviarlo) e contemporaneamente di rifondare italy.indymedia, si decide (?) di discutere domenica mattina il contenuto dell’e-mail da spedire alle liste dove viene esplicitata questa proposta come quella consensuata nel Meeting. […]

Domenica […] L’assemblea inizia alle 11:30. Viene rimessa in discussione la decisione presa (?) la sera precedente, ovvero la spedizione dell’e-mail alle liste, e il dibattito si fa un po’ piu’ acceso (ma neppure tanto) anche se adesso siamo rimasti in pochi, non piu’ di una ventina di persone, visto che sono iniziate le partenze.

La discussione riprende, per l’ennesima volta, alcuni dei problemi insoluti discussi venerdi’ e sabato e, contemporaneamente, il contenuto del messaggio da spedire (o non spedire) alle liste. […]”


I presenti concordarono (con qualche distinguo ma nessun veto) sulla necessità di far ripartire il progetto e per fare questo ritenevano necessario bloccare il sito web.

Quella che segue è una mail inviata alle liste subito dopo il Meeting.


Dal Meeting di Torino: Indymedia chiude
by indyan* Sunday, Nov. 19, 2006 at 8:01 PM
[italy-tech] chiudere per ricominciare

Dalla plenaria del meeting, cosi' come dalle discussioni delle ultime
settimane in lista, e' venuta fuori l'esigenza di modificare radicalmente
indymedia italia, nei metodi, nella strutturazione e negli strumenti.
Dopo una lunga discussione, la plenaria ha deciso di proporre alla lista:

- la chiusura del sito, che prevede la chiusura della pubblicazione e il
congelamento del sito allo stato attuale (mantenendo quindi solo la
possibilita' di consultarlo);

- la chiusura di tutte le liste di italy imc, sia nazionali che locali;

- l'avvio di un nuovo process (richiesta di apertura di imc italy alla
lista internazionale) con l'apertura di una nuova lista nella quale
discutere le proposte di strutturazione del sito e del progetto.

Si è ritenuta necessaria proporre la chiusura del sito attuale e
l'apertura di un nuovo process per segnare la conclusione di questa fase
del progetto Indymedia Italia e una discontinuita' con quella che sara' la
nuova indymedia.

E' una proposta molto sofferta che si rende necessaria perche' da diversi
anni indymedia e' bloccata su una lunga serie di problemi, mai affrontati
e/o risolti, fra cui:

- non funzionamento del metodo del consenso utilizzato nelle liste;

- dissolvimento di indymedia italia come comunita';

- crollo del livello di partecipazione e della consapevolezza dello
strumento;

- conseguente burocratizzazione, sentita a livello di italy list e editorial.

L'assemblea ha consensuato che chiudere questa fase di indymedia italia
sia un atto di responsabilita' che richiede coraggio, ma necessario per
aprire davvero uno spazio di discussione che porti a indymedia 2, nel
mantenimento dei principi base che il progetto indymedia ha e continua ad
avere.

La proposta viene fatta alla lista, con una dead line di 10 giorni per
discuterne.
Questa mail viene mandata a tutte le liste nazionali e locali ma l'intento
è quello di mantenere aperta un'unica discussione su italy-list, luogo
decisionale di Indymedia Italia.

Dopo un dibattito, a volte aspro ma nemmeno troppo, sulla lista di gestione che vide solo qualche opposizione a quella proposta il sito venne “congelato” il 30 novembre 2006. E subito dopo fu aperta la lista “italy process” sulla quale discutere della “rifondazione”.

La maggior parte degli attivisti che fino a quel momento avevano partecipato al progetto si iscrissero alla nuova lista, alcuni preferirono cercare altre strade per continuare a fare informazione indipendente, altri semplicemente sparirono. La discussione sulla lista proseguì per diversi mesi, ma sempre con più attriti, poca partecipazione, meno entusiasmo e intanto, un po’ alla volta, alcuni di quelli che avevano lavorato nelle “categorie locali” decisero di avviare dei progetti pensati come un contributo a una sorta di ricostruzione “dal basso” di (((i))).

Era finita la seconda delle vite di (((i))), quella cominciata nel 2001 a Genova.

Segue con … La “balcanizzazione”

Indymedia in Italia 5

5. Tutti vs italy.indymedia.org

Nel corso delle sue vite (((i))) affrontò molti problemi a causa della sua attività.

Da quelli più semplici (e anche più frequenti) come le quotidiane richieste di modificare, eliminare, nascondere testi e/o immagini pubblicate sul “newswire” a quelli un po’ più complicati riguardanti la pubblicazione di materiali “segreti” o coperti da copyright. Dalle minacce di querela provenienti da studi blasonati a quella esagerata che coinvolse addirittura l’impero.

I casi più semplici venivano risolti più o meno velocemente in chat o con brevi scambi di mail sulle liste, a volte però le cose potevano risultare più problematiche magari a causa del contenuto del materiale del quale veniva richiesta la rimozione e dal richiedente.


To: italy@indymedia.org
Subject: Diffida uso illegittimo materiale RAI (RAIOT)
From: [...]
Date: Tue, 4 May 2004 11:19:02 +0200

RAI Radiotelevisione Italiana S.p.A. ./. Italy.Indymedia.com

Egregi Signori,
ci indirizziamo a Voi in nome e per conto della RAI Radiotelevisione
Italiana S.p.A., emittente radiotelevisiva la cui indiscussa notorietà non
abbisogna, in questa sede, di pleonastiche dimostrazioni.
La Cliente nella costante attività di monitoraggio della concorrenza e del
mercato, che oggigiorno non può certamente trascurare la sempre più
imponente realtà del mondo telematico, è recentemente venuta a conoscenza
della circostanza che, nella pagina web del sito
http://italy.indymedia.org/news/2003/11/429801.php, vi è la possibilità
di scaricare interamente in screaming la prima puntata di RAIOT (la nota
trasmissione condotta da Sabrina Guzzanti, in seguito interrotta per le
discusse vicende), senza che alcuna autorizzazione Vi sia stata data da
parte della nostra Cliente.
Orbene, tale condotta, sia per il contenuto che reca, sia per le modalità
con le quali è perpretata, costituisce una patente violazione dei diritti
di privativa intellettuale della Cliente.
Alla luce di quanto sopra, mentre ci riserviamo ogni più ampio margine di
manovra al fine di ottenere il ristoro dei danni patiti e patiendi dalla
RAI in relazione alla vicenda in esame, Vi invitiamo:
a) ad estromettere immediatamente il riferimeno in parola dal Vostro sito;
b) ad inviarci, entro e non oltre dieci giorni dal ricevimento della
presente, un impegno sottoscritto dal responsabile nel quale, preso atto
dei diritti patrimoniali e morali di esclusiva titolarità della RAI
Radiotelevisione Italiana S.p.A., Vi impegnate a non integrare per il
futuro ulteriori violazioni dei diritti di privativa intellettuale della
Cliente.
Resta inteso che, in mancanza di un Vostro positivo riscontro entro il
termine sopra indicato, riterremo di dover considerare definitivamente
rigettata la proposta di definizione amichevole della questione e,
pertanto, provvederemo, senza alcun ulteriore preavviso, a tutelare gli
interessi della Cliente nelle sedi e nei modi che riterremo più opportuni.
Distinti saluti.
Avv. [...]
Avv. [...]

Chi oggi volesse capire l’impatto di una richiesta del genere dovrebbe sapere o ricordare cos’era “RAIOT” e in che contesto arrivava quella richiesta o almeno leggersi qualche pagine della wikipedia.

Le discussioni, che si dispersero su diverse liste, su come rispondere a questa diffida, durarono più di un mese e furono anche uno degli argomenti trattati in un gruppo di lavoro durante il meeting di Milano.

Ma le minacce potevano arrivare anche da singoli “personaggi” che avevano avuto il loro quarto d’ora di fama e che non volevano pagarne le conseguenze.

Diffida di uno studio legale

Diffida di uno studio legale (2006)

Ma quanto descritto sopra era solo lo sfondo in quanto gli attacchi a (((i))) arrivarono quasi subito e direttamente dagli apparati repressivi statali.

Nel marzo del 2002 vennero ordinate una serie di perqusizioni in varie città (Torino, Bologna, Firenze e Taranto) in quelle che furono definite “sedi” (sic!) di Indymedia. Lo scopo era di sequestrare materiale video girato nel luglio 2001 a Genova.

Qui sotto il comunicato scritto in quell’occasione da (((i))), ripreso da “Umanità Nova” n.10 del 17/03/2002.


Reclaim your media!
Appello di Indymedia per l’informazione indipendente e la libertà d’espressione

Un appello in difesa dell’informazione indipendente e della libertà di espressione

Media Parade! – 16 marzo 2002 – Roma – Piazza Esedra

Pensare, raccontare, spiegare, far circolare saperi, verificare la qualità dell’informazione, farne parte, utilizzarla in prima persona, contribuire direttamente con sogni, parole e intelligenze.

Tutto ciò sta diventando pericoloso.

è stato pericoloso a Genova, dove media indipendenti con mezzi spesso amatoriali, durante le manifestazioni anti G8 hanno fornito una testimonianza diretta e diversa da quella proposta dai media tradizionali.

Ed è ancora pericoloso per chi continua a fare informazione dal basso.

Indymedia è stato uno dei network che ha consentito la circolazione delle notizie prima, durante e dopo il G8. è una rete di soggetti che lavorano nel mondo della comunicazione: videomaker, radio, hackers, giornalisti, fotografi. Un network internazionale di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità. Indymedia è un sito a pubblicazione aperta: chiunque può caricare direttamente e senza censura, registrazioni audio e video, immagini, articoli, comunicati.

Non ha una redazione: lavora attraverso mailing list e chat di discussione che sono pubbliche e aperte a tutti.

I computer di Indymedia sono stati l’obiettivo delle perquisizioni effettuate il 20 02 02 a Bologna, Taranto, Firenze e Torino. Nelle prime ore del mattino, duecento carabinieri e decine di mezzi blindati sono intervenuti per sequestrare gli archivi di Indymedia Italia. Impresa vana, perché Indymedia è ovunque e da nessuna parte. è accessibile a chiunque abbia un computer o un cellulare: vive nella Rete. Indymedia è indipendente, diffusa ed orizzontale, perché costituita da una intelligenza collettiva.

L’informazione è uno dei terreni più aspri di confronto tra chi gestisce il potere e chi lo subisce. Se un sito di informazione nato e cresciuto solo su base volontaria diventa pericoloso, allora è in pericolo la libertà di espressione. A chi toccherà, la prossima volta?

Riteniamo indispensabile reagire con forza a questo attacco alle libertà fondamentali e ci ribelliamo ad ogni tentativo di ingabbiare le nostre intelligenze.

Indymedia Italia si rivolge alle persone che hanno a cuore la libertà di espressione e l’indipendenza dell’informazione. Chiediamo un’adesione ideale, che supera l’appartenenza politica.

L’informazione deve essere libera.

Indymedia Italia, insieme a Radio Onda Rossa, promuove Reclaim your media, una manifestazione in difesa dell’informazione indipendente: a Roma sabato 16 marzo 2002,Piazza Esedra ore 15.00, scenderemo in piazza con un corteo musicale e rumoroso. Contro ogni attacco alla libertà di espressione individuale e collettiva.

contatti, adesioni, sottoscrizioni: italy@indymedia.org


Quella che segue è la cronaca della manifestazione annunciata nel comunicato. Il testo è quello pubblicato su “Umanità Nova” n. 11 del 24/03/2002


Become your media!
Roma 16 marzo: il corteo dei media indipendenti

Ieri, il 16 marzo 2002, c’è stato un bellissimo corteo per le strade di Roma per gridare ad alta voce il diritto di tutti ad una comunicazione libera, decentrata ed indipendente. Became your media, si leggeva sui manifesti.

“Tu sei il media, la tua testa la redazione, il tuo pc la tua sede”. Quasi a sottolineare una felice schizofrenia comunicativa che invade come un virus mutageno i nostri corpi e le loro estensioni artificiali.

Alle 15 eravamo ancora in pochissimi a P.za Esedra. Tutti baciati da uno splendido e accecante sole marzolino, mentre qualcuno vendeva fischietti, qualcuno indossava nasi rossi e Makaia faceva interviste usando uno strano microfono sul quale troneggiava Bart Simpson.

Quella mattina un treno di 300 milanesi fiorentini e bolognesi era partito alle sei da Milano.

Tutti aspettavamo curiosi i due lunghi autocarri che erano stati allestiti al Forte Prenestino dai promotori della manifestazione, Radio Onda Rossa e Indymedia. L’entrata in piazza è stata spettacolare, sul camion della radio, colore predominante il rosso, un grande microfono che captava tutte le voci della città per poi rimandarle in collegamento alla radio. Sul camion di Indymedia un enorme telecamera, manovrata dal nostro supereroe preferito, SuperVideo, unico tocco di arancione in mezzo ad uno stilosissimo nero indyano. Tutti infatti sul carro avevano le magliette nere con il logo di indymedia e le vendevano insieme ad autoadesivi e spillette tramite un ingegnoso distributore. Sul camion c’era una nutrita rappresentanza umana che, ridendo oscillano e barcollando ad ogni frenata, aumentava man mano che si avanzavamo nel percorso. Inoltre erano stati allestiti nove monitor, come un muro, ed appena si è fatto buio sono entrati in funzione collegati ad una magica consolle video mobile dove un candido e tanti bolognesi si affaccendavano a mixare immagini, parole e colori.

Il corteo si è mosso compatto da p.za Esedra verso le cinque di pomeriggio.

C’era l’orchestra in testa, c’era il carro, della Torre, di altremappe, del bluecheese, il corteo era corto ma estremamente denso e compatto che quasi non ti muovevi. Mai sentita prima una concentrazione simile di belle energie. Infoxoa regalava le sue pubblicazioni, volavano adesivi e volantini. Non si contavano le telecamere e le macchinette fotografiche, e sebbene sia cosa comune vedere sciami di telecamere ai cortei, questa volta era diverso, perché era il loro corteo, e sembravano davvero in festa.

C’erano ragazze vestite da Tv elettrodomestica: “Sii la tua televisione”, c’erano ragazze vestite di soli nastri magnetici, impressionabili e sensibili come la pellicola, c’era un manipolo di valorosi superoi con i mantelli neri e le maschere da folletti mediatici che correvano rapidi tra la folla e i cartelloni pubblicitari detournando ogni angolo con colla e manifestini indyani.

All’altezza di santa Maria Maggiore, er toretta impazzava dal camion di indymedia con luzy l e corry x ai controlli. Fatine pink danzavano felici sotto alle casse. Gli ululati di energia mediatica libera si sprigionavano su tutta la città.

A p.zza Vittorio mentre facevo un po’ di riprese mi sono imbattuta in due splendide fatine mediatiche, avevano le ali di farfalla fatte di plasitica nera bruciata, impressionabili anche loro come pellicola, correvano leggere come uno sciame con le loro grandi colorate e misteriose telecamere in mano. Se ti sceglievano tra la folla cominciavano e volarti attorno come mille farfalline, poi fuggivano ancora. La gente era felice di farsi circondare dai media indipendenti.
Perché la tecnologia è un po’ magia, e queste creature leggere sono le figlie di mondi possibili, portano messaggi di vita e non di morte, non ti rubano l’anima ma ci giocano insieme. Io le ho riprese un poco con la mia telecamera e loro si sono accorte, così ci siamo odorate a vicenda per conoscerci.

Siamo arrivati al concentramento finale quando oramai era buio, questa bellissima energia rapida e leggera che ci ha accompagnato per tutto il corteo si sprigionava alta con fumi luci e colori attorno al Colosseo. I camion si sono parcheggiati e tutti si sono messi a danzare. Il camion della radio mandava collegamenti da ROR, si parlava del corteo del giorno prima a Barcellona, e intanto un enorme televisione mongolfiera si alzava sopra Roma per far vedere a tutti che la comunicazione è libera, vola alta.

Siamo attanagliati tutti nella morsa di una realtà di guerra, una ferita che appartiene al mondo intero e che ci indebolisce ogni giorno di più.
Ma questi maghetti dai capelli viola, e queste fate impressionabili credono in altri mille mondi possibili e li stanno costruendo a partire dalla comunicazione, dal parlarsi, dal guardarsi e raccontarsi tutti insieme.

Voglio ringraziare tutti per aver creato questo bellissimo evento, e bacio quelle fate e quei maghi che tra poco partiranno per portare i loro corpi mediatici e organici sul ciglio della ferita che gli dei della guerra hanno aperto in Palestina.

Una compagna


I tentativi di ostacolare, intimidire o di mettere a tacere (((i))) continuarono fino all’ultimo e anche dopo: dalle interrogazioni presentate dai parlamentari (come nel novembre del 2003), alla paventata denuncia (2005) per la pubblicazione della foto di un Papa in divisa da giovane nazista, alle continue minacce degli studi legali per qualcosa pubblicato sul “newswire”. Tentativi ripetuti, ma con poco successo.

L’episodio più eclatante, anche per il notevole rumore che suscitò a livello internazionale, è sicuramente il sequestro di due Hard Disk nell’ottobre del 2004.


Date: Thu, 7 Oct 2004 20:12:45 +0200
From: [...]
To: italy-list@lists.indymedia.org, italy-tech@lists.indymedia.org
Subject: [imc-italy] sequestro


-----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE-----
Hash: SHA1

l'fbi ha richiesto a rackspace, il nostro provider a londra, il sequestro di
ahimsa e ahimsa2

su ahimsa2, per chi non lo sapesse, risiede, tra gli altri, imc italy

rackspace ha dovuto consegnare gli hard disk delle due macchine ai federali
le due ahimsa sono nelle mani dell'fbi

rackspace sta installando un'altra macchina al piu' presto
come backup siamo messi maluccio

per ora e' tutto
non sappiamo ancora le motivazioni


Il testo sotto è tratto da un articolo pubblicato su “Umanità Nova”, n.32 del 17/10/2004.


Che il FBI fosse deputato ai lavori più sporchi, lo abbiamo imparato
attraverso il cinema, ma che agisse anche in nome e per conto di governi
diversi da quello statunitense, lo abbiamo scoperto solo il 7 ottobre
scorso quando i “federali” hanno proceduto al sequestro degli hard disk
(HD), le memorie dove sono registrate le informazioni di una ventina di
siti di Indymedia: Ambazonia, Uruguay, Andorra, Polonia, Western
Massachusetts, Nizza, Nantes, Lilla, Marsiglia, Euskal Herria (Paesi
Baschi), Liegi, East e West Vlaanderen, Antwerpen, Belgrado, Portogallo,
Praga, Galizia, Italia, Brasile, UK e parte della Germania, oltre al sito
della Indymedia radio.


Dopo un giorno però (((i))) era di nuovo on-line, più famosa e seguita di prima.

In un primo momento vennero fatte diverse ipotesi sul mandante del sequestro, ma già dopo qualche giorno girava la voce che a dare il via all’operazione fosse stato un magistrato di Bologna che indagava sulla cosiddetta “Federazione Anarchica Informale”. Cosa che fu confermata indirettamente in seguito al respingimento delle autorità statunitensi della richiesta di informazioni avanzata dalla EFF (“Electronic Frountier Foundation”).

Mandato per il sequestro dei server di Indymedia (2004)

Mandato per il sequestro dei server di Indymedia (2004)

Per l’episodio si scomodò addirittura la “Federazione Internazionale dei Giornalisti”, il cui Segretario Generale diffuse un comunicato nel quale, oltre a protestare per quanto accaduto, assegnava al network di (((I))) l’etichetta di “giornalismo indipendente”.


“We have witnessed an intolerable and intrusive international police
operation against a network specialising in independent journalism.
The way this has been done smacks more of intimidation of legitimate
journalistic inquiry than crime-busting”


Il sequestro avvenne, quando si dice la coincidenza, alla vigilia del meeting di Genova che si può considerare l’ultimo momento vissuto collettivamente da buona parte della comunità nata nel 2001.

Continua con… Signore e signori, si chiude

Indymedia in Italia 4

4. Il villaggio indyano

Dopo Genova il gruppo di attivisti e attiviste maggiormente coinvolte nel progetto diventa una comunità che, almeno in parte, si allarga anche a chi partecipa solo occasionalmente e a chi pubblica sul “newswire”. Una comunità che per le sue relazioni usa tutti gli strumenti di comunicazione esistenti in quel momento.

La comunicazione sincrona privilegiata dagli “indyans” passava dalla “chat”, un ambito nel quale ci si ritrovava a qualsiasi ora per chiacchierare del progetto, dell’universo e di tutto il resto. Il canale, dedicato al puro cazzeggio nei momenti tranquilli diventava, quando necessario, un veloce strumento operativo per coordinarsi e per lavorare insieme sui contenuti da pubblicare sul sito o per risolvere un determinato problema.

Il canale IRC aveva delle caratteristiche del tutto particolari che lo rendevano un po’ diverso da quelli classici e anche da molti di quelli “alternativi”. Non si trattava di caratteristiche tecniche ma di fattori legati in modo specifico alla comunità che si incontrava e alle modalità di interazione che si sviluppavano tra i presenti.

Tutti e tutte quelli che entravano in chat avevano o gli venivano assegnati i privilegi di “channel operator” (op) che, in un canale tradizionale, sono di solito riservati di un ristretto gruppo di persone. Si tratta di una ulteriore dimostrazione dello spirito di uguaglianza che animava i partecipanti al progetto e di un modo per sottolinearlo anche in un ambito, come quello della “Comunicazione Mediata dal Computer”, dove molte delle relazioni spesso si strutturano in modo gerarchico piuttosto che orizzontale.

La seconda caratteristica era l’estrema libertà di linguaggio e di interazione fra i partecipanti: l’uso di termini “forti”, il disprezzo per un linguaggio “politicamente corretto” e (spesso) anche la violenza verbale, erano all’ordine del giorno e potevano facilmente disorientare chiunque non fosse abbastanza corazzato rispetto a quel tipo di modalità comunicative.

Stralci da una chat:


<90009>wa ho recuperato una canzone che non sentivo da una vita
<40004>20002, ancora!
<10010_biondo>20002: rispondigli PORCODIO
<20002>10010 ti sei fatto biondo?!
<10010_biondo>no, oggi sono moralmente biondo 😀
<20002>From: ********** <**********@fastwebnet.it>
<20002>To: italy@indymedia.org
<20002>Subject: Siete merde antisemite
<20002>Date: Thu, 22 Jun 200x 18:58:53 +0200
<20002>Ve possa mori la vacca
<10010_biondo>la vacca?
<20002>sì
<40004>10010_biondo, torna biondo dai
<40004>stavi bene 😛
<20002>cosa a cui si risponde, dalle mie parti:
<20002>te se possa rompe lu trattore
<10010_biondo>40004: …
<10010_biondo>il trattore e’ peggio
<40004>certo, si sale con gli insulti
<11011>10010_biondo: voglio una foto… ti vedrei per sempre biondo
<10010_biondo>ahahahahahaha
<40004>biondo e con la maglietta a rete
<90009>signora luna che mi accompagni per tutto il mondo
<90009>puoi tu spiegarmi dov’e` la strada che porta a lei
<10010_biondo>ero biondo platino, una cosa orrenda
<90009>non se ne addombri signora luna se non ho amato
<50005>romania si scrive cosi’ in inglese?
<20002>ma la mia preferita è questa:
<20002>***** ***** <*****@hotmail.com>
<20002>To: italy@indymedia.org
<20002>Subject: /
<20002>Date: Sat, 01 Apr 200x 18:56:38 +0000 (20:56 CEST)
<20002>Gentilissimo Staff indymedia,
<20002>Siete la mia ultima spiaggia. Lunedi’ mattina, in Piazza dei miracoli a pisa, ho conosciuto un no global toscano, con un segno di riconoscimento un segno di una frattura provocata dalla polizia durante il g8, esattamente nelle vicinanze del polso destro, se non sbaglio il lato.
<20002>vorrei una mano da parte vostra nel cercarlo, da sola non ci sono riuscita.
<20002>Grazie infinitamente.
<20002>******* *******
<50005>ODDIO
<11011>innamorata… che carina
<13013>indyaffaridicuore
<40004>20002 come miss match!
<11011>fate un ftr bastardi
<50005>checarina davvero 🙂
<13013>il dottor stranaindy
<20002>il comunista ha il cazzo che conquista (cit.)
<10010_biondo>ahahahahahahahhahaahhaahhahaahahahahahahahahah
<10010_biondo>indymedia sito di incontri!!!
<10010_biondo>ecco la svolta


Ancor più che sulle liste di discussione, il linguaggio utilizzato era fortemente influenzato dalle modalità comunicative proprie della comunità, per cui ai modi espressivi tipici dei canali di IRC si andavano ad aggiungere quelli specifici di (((i))).

Sebbene il canale non fosse considerato un ambito decisionale, più di una volta ha acquisito un ruolo centrale per la sua immediatezza (eravamo agli albori degli smartphone) ed è stato usato in particolari situazioni di emergenza come una vera e propria assemblea permanente.

Riportiamo sotto uno stralcio delle discussioni seguite alle prime notizie arrivate sull’omicidio di Davide Cesari (Dax) ucciso dai fascisti nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2002 a Milano. La discussione, su quanto stava accadendo e su cosa andava pubblicato sul sito, andò avanti fino a notte inoltrata con decine e decine di persone che entravano e uscivano dal canale per chiedere o per dare informazioni su quello che succedeva a Milano.

Come sempre i nick sono stati sostituiti con numeri e lettere tra parentesi quadrate. Sono stati rimossi anche i messaggi tecnici del server. Alcuni passaggi sono stati sostituiti con […]. Non sono stati editati gli errori.


[6asette]: porcalamadonna bastarda
[11anove]: ucciso un compagno accoltelato a milano. aspettiamo notizie. non riempite il newswire di richieste. notizie confuse.
[11anove]: qualcosa del genere.
[3maotto]: [12a571]: giusto
[64atre]: [6asette] la madonna non c’entra!!!
[11anove]: calma compa. calma.
[12a571]: [11anove]: io la farei ma prima capiamo bene
[12a571]: qualcuno sta chiamando milano??
[60acinque] consenso [12a571]
[33borra]: facciamo due righe
[12a571]: intanto cominciamo a scriverle
[33borra]: come dice [11anove] e mettiamo incentrale
[33borra]: si
[11anove]: anche io sono d’accordo sul capire. considerando che non capiremo mai bene tutto. e questo lo sappiamo. e non sta a noi capire tutta la dinamica. non ora.
[700pic]: [6asette]: ho fretta di capire cosa è successo
[12a571]: ma aspettiamo di capire meglio

[…]

[33borra]: tutti i compagni all’ospedale per vedere cosa era successo
[60acinque]: mo stiamo qui x un po
[6asette]: scusate ma agenzie non dicono nulla???
[33borra]: caricati brutalmente e rincorsi dalla polizia
[00anuov]: che so, dare notizie
[00anuov]: :~
[33borra]: carica finita ora

[…]

[33borra]: è davanti ai cancelli
[33borra]: i ragazzi caricati
[33borra]: sono dentro le macchine della polizia
[12a571]: mi dite per sentire bleccaut
[700pic]: quanti si sa?
[33borra]: dieci dentro l’ospedale
[33borra]: caricati
[33borra]: alcuni usciti

[…]

[60acinque]: [33borra]: quindi ripetimi, una decina i caricati, ora in macchine polizia
[90atre]: tnx [12a571]
[12a571]: :))
[60acinque]: assassini padre e figlio (da soli?), un morto e due feriti (quando gravi?)
[60acinque]: ci sono altri elementi?
[90atre]: il post sul compagno ucciso e vero?
[33borra]: si alcuni sono riusciti a uscire
[3maotto]: [90atre]: si
[33borra]: gli altri sono nelle macchine della polizia
[90atre]: DIO PORCO!!!
[11anove]: giusto per socializzare. alcuni di quelli fuggiti alla carica, ora al telefono, dico di aver visto sbirri con strane sbarre… boh… non so che dire

[…]

[33borra]: raga
[33borra]: sento gli sbirri urlare
[33borra]: c’è casino
[33borra]: stanno urlando
[00anuov]: [33borra] dove sei
[33borra]: sono al cell
[33borra]: stanno urlando tuttiiiiiiii
[33borra]: dicono che hanno portato via i ragazzi
[33borra]: con le macchine
[33borra]: tre o quattro macchine
[33borra]: e ora stanno urlando
[33borra]: ora basta
[33borra]: ancora quattor auto davanti
[33borra]: con altri ragazzi den[33borra]
[33borra]: non capisco molto boh

[…]

[11anove]: boh io ho scritto due righe da mettere on
[11anove]: volendo
[11anove]: Nella notte appena passata (16 e il 17 marzo) a Milano, in zona Navigli in via Brioschi, 3 compagni sono stati aggrediti da un gruppetto di Naziskin. Alla fine un compagno e’ rimasto a terra, colpito alla gola e al ventre: ucciso ancora una volta da una mano fascista. A seguire e’ nato spontaneamente un presidio di solidarieta all’ospedale San Polo di Milano, dove pero’ la polizia ha subito reagito con cariche dentro i c
[11anove]: semplici e pulite
[77altre]: porcodio
[11anove]: magari completiamo. o aggiungiamo. o altro.
[12a571]: [11anove]: oki
[12a571]: per me
[11anove]: pero’ direi dovereoso mettere su ORA,
[000a3l]: [11anove]: togli solo “appena passata”
[12a571]: suguiamoli
[000a3l]: e mettila su
[11anove]: oki [000a3l]
[37apok]: consenso
[000a3l]: si subito
[11anove]: metto su.
[12a571]: io vado in radio
[11anove]: datemi il titolo.
[mannaggia]: ok anche per me
[37apok]: Questa notte
[12a571]: per questo
[37apok]: metti
[37apok]: niente titolo
[660agoo]: [11anove]: vai
[37apok]: usa template senza titolo
[000a3l]: si [37apok]
[12a571]: il titolo
[000a3l]: possiamo metterlo un titolo
[12a571]: io fareii riferimentoi
[12a571]: nn so
[12a571]: porcoddio
[12a571]: diue ftr
[12a571]: su due morti
[12a571]: pesantissimo
[12a571]: oki
[000a3l]: servi del potere
[12a571]: vabbe vado
[000a3l]: imho
[12a571]: a dopo

[…]

[4unwbl]: si sa chi è questo ragazzo?
[000a3l]: [11anove]: il nome? non so che utilità abbia
[11anove]: non so. boh e’ l’ansa. quindi lo metteri.
[11anove]: [000a3l]: ricordare.
[33borra]: dice che hanno caricato
[11anove]: sapere. porcodio e’ morto, ucciso. e sui giornali uscira, chiaro.
[33borra]: in mezzo alle corsie
[33borra]: tra i malati!!
[000a3l]: [11anove]: guarda non mi tocca il cuore un nome o meno
[000a3l]: [11anove]: cmq se ci tieni a metterlo mettilo
[60acinque]: perplesso sul nome, i giornali sono i giornali
[64atre]: io non metterei il nome
[3maotto]: io nemmeno
[00anuov]: io si
[64atre]: esatto
[000a3l]: io personalmente nemmeno
[33borra]: nemmeno io
[11anove]: [000a3l]: per me e’ uguale. mi sembra rispettoso o che cazzo so io.
[33borra]: per ora no
[00anuov]: perche vorrei sapere comunque
[11anove]: pero mi vine naturale.
[3maotto]: e toglierei scusateci dalla ftr
[11anove]: non so.
[37apok]: anche a me
[33borra]: il nome
[00anuov]: se si da una notizia bisogna darla completa
[37apok]: [00anuov]: consenso
[33borra]: si puo’sempre aggiungere domani
[00anuov]: con dovizia di particolari
[11anove]: in altri casi no li metto i nomei ma oggi si.
[64atre]: ok e questo lo fa l’ansa
[33borra]: quando tutti lo sapranno no?
[000a3l]: vabbè TUTTE le volte che succede qualcosa
[000a3l]: ci sono i deliri da agenzia di stampa


Per la comunicazione asincrona venivano utilizzate le mailing-list e ne vennero create molte nel corso degli anni (Editorial, Italy, News, Press, Process, Tech, Legal, Global, Video, Finance, …) anche se poi – di fatto – quelle più importanti furono essenzialmente queste:

  • “Italy”, una sorta di assemblea permanente di gestione, usata per discutere e litigare sul funzionamento generale e sui singoli problemi.
  • “Editorial”, dove si preparavano e si discutevano le “feature”, vale a dire i contenuti da pubblicare nella parte centrale della prima pagina del sito.
  • “Tech”, per i problemi di tipo tecnico-informatico
  • “Legal”, per le rogne legali.

La quantità di messaggi inviata alle liste era notevole, solo per dare un esempio ecco il numero di mail inviati a “Editorial” e “Italy” nel corso di tre anni:

2003: Editorial – 5084
2003: Italy – 5730

2004: Editorial – 4921
2004: Italy – 4187

2005: Editorial – 3464
2005: Italy – 2861

Tutte le liste (salvo “Legal”) erano visibili da chiunque direttamente da web.

Poco prima della chiusura delle liste (25/10/2006) questo era il numero degli iscritti:

Italy: 359
Editorial: 247
News: 147
Tech: 103

Iscritti che negli anni precedenti erano arrivati a numeri molto superiori.

Un altro ambito di comunicazione della comunità furono gli incontri nella vita reale, gli “indy-meeting”. Infatti, contrariamente a quello che si può credere, la voglia di vedersi di persona, senza la mediazione dei computer, è stata sempre molto forte.

Gli incontri “ufficiali” si tennero a:

Bologna (Settembre 2001, TPO)
Perugia (Gennaio 2002, Circolino)
Roma (Marzo e giugno 2002, Forte Prenestino)
Firenze (Ottobre 2002, Cecco Rivolta e CPA)
Bologna (Marzo 2003, XM24)
Roma (Settembre 2003, Forte Prenestino)
Milano (Maggio 2004, Pergola Tribe)
Genova (Ottobre 2004, Laboratorio Buridda)
Torino (Novembre 2006, Asilo Occupato)

Tutte queste assemblee furono partecipate da molte decine, a volte centinaia, di persone.

Ai tre canali di comunicazione ricordati sopra va aggiunto un “Forum”, creato all’inizio del 2003 per tenere “pulito” il “newswire” (lo spazio dove chiunque poteva pubblicare dei contenuti) da discussioni e litigi.

Dalla lista Italy-news, mail del 2 febbraio 2003:


l’apertura di questo forum è legata alla volontà di mantenere il
newswire del sito come spazio informativo il più possibile accessibile,
anche in termini di facilità e velocità nel reperire materiali di
proprio interesse.
l’ apertura del forum è un invito implicito a chi fa e usa il sito di
indy italia a usufruire di questo spazio, e non del newswire, per
discutere del newswire stesso, di indymedia più in generale, e di ogni
altra cosa si reputi sensato dibattere qui.


Ma non funzionò. La partecipazione fu molto bassa e, allo stesso tempo, continuarono i problemi che si volevano risolvere.

Mail del 22 febbraio 2003, dopo nemmeno due settimane dall’apertura del Forum:


il forum si sta gia’ trasformando in un delirio
puo’ essere un o spazio prezioso
cerchiamo di porvi attenzione


Dopo sei mesi (fine agosto 2003) la situazione del Forum era, più o meno, questa:


Numero nick registrati: 944
Numero totale messaggi: 47799
Numero totale dei messaggi anonimi: 23375
Numero nick con zero messaggi: 502
Numero nick con almeno 1 messaggio: 442
Numero nick con meno di 100 messaggi: 415
Numero nick con piu’ di 100 messaggi: 36


Al meeting di Roma (2003) fu proposto di separare il “Forum” da (((i))). La proposta, accettata in assemblea, diede il vita a una discussione che proseguì sulle liste e che non approdò concretamente a nulla e il “Forum” fu praticamente abbandonato a sé stesso.

Negli anni tra il 2001 e il 2006, (((i))) diventò uno dei nodi del network internazionale più visitati in assoluto ma anche una fonte di informazione continuamente consultata dai giornalisti dei media ufficiali.

Statistiche di italyindymedia.org Dicembre 2004

Statistiche di italyindymedia.org Dicembre 2004

Nel 2006 i link relativi al sito presenti nei principali motori di ricerca erano superiori al totale di quelli dei tre principali quotidiani italiani.

Usando di un programma per testare il livello di “popolarità” di un sito, misurato dal numero di link riferiti ad esso presenti sui motori di ricerca si otteneva un risultato del genere:

Tabella link di italy.indymedia.org (2006)

Tabella link di italy.indymedia.org (2006)

Un lungo discorso a parte meriterebbe il rapporto tra chi faceva (((i))) e il network globale. Un legame mantenuto soprattutto tramite quelli e quelle che avevano la possibilità di partecipare di persona agli appuntamenti internazionali e da chi aveva la capacità, la costanza e la pazienza di seguire le decine di liste esistenti a livello globale.

Questo rapporto divenne problematico in alcune occasioni.

Nel 2002, la “Ford Fundation” diede la propria disponibilità a concedere 50 mila dollari a (((I))) per portare avanti il progetto. Alcuni nodi della rete criticarono quelli, soprattutto attivisti di alcuni nodi nord americani, che si erano detti disponibili ad accettare la donazione. Il nodo italiano si schierò, compatto come non mai, con chi voleva rifiutare quei soldi e dopo lunghe e accese discussioni internazionali il finanziamento non fu richiesto.

L’anno successivo, sempre gli stessi che avevano proposto di accettare i fondi dalla Ford, iniziarono a sondare le possibilità di avere fino a 100 mila dollari dall'”Open Society Institute (OSI)” di G. Soros e il dibattito si riaccese, molto più pesante di quello precedente, anche perché la richiesta era stata fatta da una “entità” apparentemente autonoma dal network anche se era formata principalmente da attivisti di (((I))).

Mentre non ci furono molti problemi ad accettare la donazione dei Chumbawamba che girarono a (((I))) il compenso di un produttore di automobili per l’uso in una sua pubblicità di una loro canzone.

Ci sarebbero anche da scrivere sulla quantità incontrollata di merchandising (soprattutto magliette e felpe) prodotta in modo alquanto caotico e, tra le tante iniziative discusse in quegli anni, della creazione di una Associazione (“ReMedia”) per fornire al progetto un minimo di copertura ufficiale. Infine va ricordarta, solo per completezza di informazione, “Radio Serva” un qualcosa somigliante a un “social” ante litteram, un vero-finto sito di gossip interno.

In definitiva il “villaggio” di italy.indymedia non era proprio come quello gallico, nonostante la presenza di personaggi caratteristici, ma aveva in comune con quello una certa capacità di resistenza all’impero.

Continua con… Tutti vs italy.indymedia.org

 

 

Indymedia in Italia 3

3. Genova. Il battesimo del fuoco

“Un giovane fotoreporter di Indymedia è arrivato in infermeria accompagnato dai suoi amici in stato di shock, con lo sguardo perso nel vuoto, praticamente incapace di parlare, a tratti, scosso da singhiozzi.” (I Sanitari del GSF, Obbligo di referto, 2001, p.94)


La seconda vita di (((i))) inizia a Genova quando centinaia di mediattivisti riuscirono a documentare quello che stava accadendo, spesso prima e meglio dei professionisti. Fu un vero e proprio “battesimo del fuoco” nel quale prese forma la comunità che poi gestì quello che sarebbe diventato per alcuni anni il sito di informazione di movimento italiano più visitato in assoluto e, anche per questa ragione, il più amato e odiato.

Ai primi di luglio 2001 alla lista di gestione sono iscritte più di un centinaio di persone e 459 alla Newsletter. Il gruppo di (((i))), grazie anche alla notorietà internazionale del network nato a Seattle e alla scadenza di Genova diventa un nodo centrale per l’informazione indipendente.

Scrivono da Taiwan:


Hi!
I am […], a reporter of […].
If u can read Chinese, you would find that we are a leftists’
magazine. It’s not common at Taiwan. We are free of charge, everyone can
take a copy at so many bookstores, pubs,rave scene and museum….etc.
We had several cover stories about anyi-globalization movement. We
admire your movement so much.
As we know, there will be more combats against G8 – Summit, Genoa,
in Italy July 20-22, right?
So, we are planning to organize a group of 15 people to join your
movement, or at least to be a witness, maybe for 2 weeks. Is it possible
to follow you and some progressive groups you recommend? We would like
to stay in Italy for 2 weeks then.
We have to tell you that we admire your job and we’d like to
co-operate with you and act under your instruction.
We want to involve and we believe action together is important.
And, We really want more Taiwanese understand what happen and how
we should react.
And we want to report what you and you comrade do.
So, would you please to give us so idea?
Thanks a lot.


Da Malta:


I’m […] from MOVIMENT GRAFFITTI( Malta) and we would like to came to
genova for the G8 meeting. Can you please help us and send us some info
regards where we can sleep and about workshops and seminars . Moviment
Graffitti is active against exploitation and / or oppression of people, environment and animals; With a vision of socialism, freedom and radical democracy


Ma anche da altre parti del mondo arrivano richieste di tutti i tipi, annunci di presenze, messaggi di solidarietà e di lotta.

Vengono fatte diverse riunioni, Roma, Bologna, Genova, per organizzare la copertura mediatica dell’evento e ai primi di luglio un gruppo va a lavorare nell’edificio della Scuola “Pascoli”, concessa in uso al “Genova Social Forum”, che servirà da punto di appoggio per tutti: giornalisti dei media ufficiali, la Segreteria del “Genova Social Forum”, gli avvocati, “radio Gap” e naturalmente il Media Center gestito principalmente da attivisti e attiviste di (((I))) provenienti da vari paesi.

In quei giorni il gruppo di (((i))) diventa un soggetto con il quale tutti devono fare i conti e riesce a ottenere che in tutti gli spazi di pernottamento ci siano computer da cui pubblicare materiale e che un intero piano del Media Center sia ad accesso libero, una sorte di Internet café, dove chiunque può entrare per leggere la posta elettronica e per pubblicare quello che vuole.

La situazione tecnica nella prima settimana di luglio era più o meno questa:


In assemblea a bologna e a roma ci siamo detti di preparare un
elenco dei materiali che sikamo sicuri ci siano gia’ e di quelli che
dovremmo recuperare perche’ utili/interessanti:

C’E’:
-un totale di terminali windows e linux per testi e aggiornamento web da
milano
-due pc da milano con acquisizione video
-due da roma con acquisizione video
-una postazione video editing da bologna
-due psotazioni aggionramento da bologna
-un pc per azuisizione video da firenze
-un paio di macchine per fare da server da milano

CI SARANNO:
(bisogna capire chi e quante se ne porta)
-telecamere
-macchine fotografiche
-hub
-schede di rete sfuse
-cavo cat.5 plug RJ45 e crimpatrici
-modem ISDN e 56k e ADSL
-acidi per sviluppo
-radio di varia natura (ricetrasmittenti tipo walkie talkie, CB (o
baracchini che dir si voglia)
-furgone
-CD per fare musica sulla webradio 😉
-altro chi si ricorda qualcosa che adesso sono bollito
-scheda telefonica indy da pubblicizzare nei contatti (anche due magari)

Postero’ questa lista tenendola aaggiornata con i suggerimenti di tutt*

attendo

ora vado a nanna 😉
notte


Ma le discussioni non si limitavano ai problemi tecnici:


da discussioni recenti e riflessioni personali
cerchiamo di cambiare le parole
non ci facciamo incastrare in etichette costruite da altri
noi come indymedia e persone che si occupano di informazione e
comunicazione abbiamo una responsabilita’

depotenziamo la parola antiglobalizzazione (etichetta falsa che tende a
identificare il movimento come un gruppo di retrogradi fascisti) e
cerchiamo di usarne di piu’ proprie

come inizio

propongo di cambiare i titoletti delle feature di prima pagina da
anti-glob
a
anti-globalcapitalism
(soluzioni alternative piu’ socialdemocrtiche: for a social glob)

il primo passo per invertire la rotta passa da qui
se in 24 ore nessuno dice nulla io procedo


 

Copertina del VHS "Niente da Archiviare"

Copertina del VHS “Niente da Archiviare”

Viene creata una nuova lista (j21) per coprire l’evento e nei tre giorni di luglio il Media Center diventa il punto di riferimento per chi vuole avere o vuole dare informazioni su quello che sta accadendo in città.


(dalla Tesi già citata in precedenza)

“Beh, io ero lá, questo paragrafo potrebbe prendere la forma di una confessione: ero lá a tirare cavi elettrici. Da dieci giorni prima. Nella maledetta Via Battisti. Cablare la scuola, dormire per terra, aspettare l’arrivo degli altri attivisti e compagni. Organizzare la cucina, la sala video, la camera oscura. Fare i pass per l’accesso al terzo piano, quello di Indymedia.

Fare il portinaio giú in basso, al banchino al piano terra. Lasciare passare solo chi conosci o ha un tesserino valido. Chiaccherare con il corrispondente ansa.

Uscire e guardare sfilare il corteo allegro del 19, dedicato ai migranti. Focaccia dalla fornaia all’angolo.

Il 20, giorno delle azioni dirette, chiudere il cancello, quando in strada una barricata annuncia scontri. Sentirsi stronzi, a dividere attivisti e mediattivisti. Chi ha uno stronzo di cartellino verde chiaro e chi no.

Le ambulanze che tornano dalla piazza vetri rotti feriti e lacrimogeni dentro, assieme. I racconti. La faccia gonfia di chi le ha prese ma ha scelto (giustamente) di non andare in ospedale. Notizie che gli sbirri si sono ‘bevuti’ questo o quel compagno. Aggiornare il sito.

Primo piano, terzo piano, piano terra. Scale su scale. La rabbia di chi in piazza le ha prese. Lo sguardo di chi ha visto molto sangue e fumo. I primi video della giornata.

Le notizie da Piazza Alimonda. Le lacrime silenziose degli altri che guardano il lancio ansa sul pc. La foto del volto di Carlo Giuliani. Solo sangue.

Troppe cose da fare.

Dopo Genova niente sará piú uguale. Né per il movimento né per il potere, C’é scritto anche su Indymedia. Il famigerato punto di non ritorno.

Le riunioni in inglese, con gli attivisti internazionali, la sera. Coordinare i terzetti avvocato medico videomaker. Mediare, spiegare. Tirare il fiato. Vedere che il sito regge (o che non regge giá piú). Parlare al telefono con un tizio dell’Unitá che ti hanno passato e vuole le statistiche di non so che e gli spari una cifra a caso, che finisce sul giornale.

Le relazioni con Radiogap: primo, insegnargli a usare la chat. Secondo, avere pazienza. Terzo, siamo diversi. Quarto, crediamo nelle stesse cose.

Dieci giorni senza fare la doccia non é il massimo (cé scappato solo un bagno in mare).

Aprire la palestra di fronte, che ha piovuto e infradiciato i campeggi. Tirare un cavo di rete, bello e altissimo, tra i due palazzi. Mettere quattro cinque computer di lá (li sfracelleranno gli antisommossa, la notte di Sabato, assieme a milze, denti, crani, e mani. Forse perché era buio.)

Provare a fare informazione, o a fare politica. Tra portavoci con le arie, boy scout spaesati, professori filippini, ragazzetti tedeschi vestiti di nero opaco.

La mattanza infame del sabato notte. Assemblea, a seguire. Dormire in assemblea, quando sono le 4. Un ‘salvacondotto'(?) e un pullman per la stazione, domenica mattina. Treno fino a Milano. Magliettina bianca.”


La repressione arriva solo pochi minuti dopo l’irruzione nell’edificio della “Diaz-Pertini”, quello della macelleria all’italiana. Una quarantina di agenti di polizia irrompono anche nella “Pascoli” e per quasi un’ora distruggono computer, tra i quali quelli degli avvocati del GSF, rubano materiali e malmenano qualcuno dei presenti. Poi escono senza arrestare nessuno.

Successivamente, in sede processuale, uno dei funzionari di polizia al comando si difese affermando che erano entrati in quell’edificio “per errore”. Molti credono che questa irruzione sia stata fatta per impedire che venissero fatte riprese di quello che intanto stava accadendo nell’edificio di fronte.

Missione fallita. Sarà grazie alle riprese video di (((i))) che saranno consegnate alla storia le poche immagini esistenti del massacro che stava avvenendo nell’edificio di fronte.

Nei cinque giorni che comprendono le tre giornate di manifestazioni il sito (((i))) riceve 5 milioni di “hit” e sul newswire vengono pubblicati circa 5 mila post. (da Marc Garcelon, “The ‘Indymedia’ Experiment. The Internet as Movement Facilitator Against Institutional Control”, Middlebury College, Vermont, USA, 2006)

E solo grazie all’impegno dei mediattivisti e alla politica della “pubblicazione aperta” che è stato possibile raccontare senza censura e a più voci quanto stava accadendo a Genova.

Nei giorni contro i G8 si stima che furono almeno duecento i mediattivisti, per la maggior parte in collegamento con Indymedia, che documentarono con foto e video quello che stava accadendo. Qualcuno ha definito quelle manifestazioni come quelle più fotografate e filmate nella storia, contando 10 mila telecamere e 10 mila macchine fotografiche (“Il Diario”, Supplemento al n.31, 3/08/2001, p.94)

Copertina del VHS "Genova01"

Copertina del VHS “Genova01”

Dalle innumerevoli ore di video girati a Genova verrà tratto “Aggiornamento #1”, un documentario firmato (((i))) le cui immagini verrano usate, molto spesso senza nemmeno citare la fonte, da numerose televisioni italiane ed estere. Altre raccolte di filmati usciranno nei mesi successivi. Buona parte di questi sono disponibili su “New Global Vision”.


“Dopo Genova la Rai ha comprato 20 milioni di lire di immagini a Indymedia, segno che i video-attivisti hanno messo in crisi lo stesso apparato di produzione e distribuzione dei media istituzionali.” (Maria Teresa Paoli, Nuovi media e comunicazione politica indipendente: indymedia tra attivismo e hacktivismo no global, Università di Siena, Tesi 2000-2001, p.123)


Segue con… Il villaggio indyano

Indymedia in Italia 2

2. Andare a Genova passando per Napoli

A gennaio 2001 gli iscritti alla lista di gestione sono 51 e l’attività maggiore degli indyans è quella di seguire le diverse manifestazioni che, dopo quella di Seattle, si rincorrono per mezzo mondo: Praga, Nizza, Davos e via dicendo, diventano la palestra nella quale si allena una squadra di mediattivisti pronti a riempire le pagine web di immagini e testi in presa diretta. Uno dei punti “caldi” delle discussioni di quei mesi sono i rapporti con i media ufficiali che iniziano a contattarli soprattutto per avere immagini da gettare in pasto ai loro clienti e i rapporti con il resto del movimento per il quale la nuova nata è ancora un oggetto non meglio identificato.

A febbraio 2001 si tiene un secondo incontro al TPO di Bologna, nel quale si provano ad affrontare alcuni dei problemi citati sopra e a proporre alcune soluzioni. In questo momento le località nelle quali sono presenti gruppi di attivisti di indymedia sono Perugia, Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Brescia, altri singoli sono sparsi in molte altre città.

Quello che segue è un estratto dal report inviato in lista:


18 febbraio 2001
TPO bologna

[…]

– tutto passa da questa lista; cis iamo ribaditi che il miglior modo per
lavorare in maniera cooridnata tra gruppi anche parecchio diversi e’
quella della massima trasparenza dei passaggi; questa lista ci e’
quindi sembrata il luogo dove far convergere in maniera trasparente
sia verso l’interno che verso l’esterno, sia il coordinamento tecnico
per coprire i vari eventi e la manutenzione del network, che i
dibattiti di carattere piu’ politico. Ci si e’ posti il problema del
creare eventualmente una seconda lista (per gli aspetti piu’
dialettici, ma si e’ deciso di rimandare questa eventualita’ a quando
ilt raffico rendera’ ingestibile questa lista come unica lista ;))
E’ chiaro che in caso di emergenze siamo tutt* tenut* ad assumerci
l’onere e glionori delle decisioni repentine del caso, avendo pero’
cura di comunicarle il piu’ chiaramente possibile in lista.
Per sveltire i processi decisionali e facilitarli, ci siamo anche
detti che le comunicazioni in lista sono da considerarsi condivise
collettivamente a meno di dissenso espresso entro 24-36 ore.
(cosi’ evitiamo le code di messaggi io sono d’accordo – anche io –
anche io ecc.)

– sulla disttribuzione dei video e dei materiali prodotti dal circuito
indymedia, in generale la distribuzione e la copertura delle spese
sono da ritenersi collettive, salvo valutazioni di convenienza della
cosa (es: si fanno x copie master del video y e le si da ai vari
gruppi locali per farne le copie da smazzare negli infoshop e via
dicendo, salvo che in determinati casi sia piu’ conveniente che le
copie siano fatte da una singola realta’).

– Il materiale prodotto dal circuito indymedia e’ da considerarsi
liberamente distribuibile a due condizioni:
-uso non commerciale
-integrita’ della riproduzione del materiale in questione (no tagli
ne revisioni senza il consenso di chi ha prodotto il materiale
stesso)

[…]

– Dobbiamo tenere un rapporto strategico con i media mainstream. E’
evidente che anche essi sono un ponte per arrivare alle masse, ma non
dobbiamo essere noi a lasciarvci sfruttare, bensi’ essere in grado di
determinare il flusso comunicativo. Quindi, non c’e’ problema anche a
fornire materiale ai media mainstream (non in forma di partecipazione
personale, ma in termini di prodotti info-comunicativi), ma dobbiamo
essere in grado di fissare noi i paletti di questo rapporto.
Esistono forme contrattuali che consentono di controllare l’uso del
materiale che viene fornito ai media. Noi a Milano ne abbiano degli
esempi e ci impegnamo a postarli in lista.
Sostanzialmente si tratta di specificare la non alterabilita’ del
prodotto che viene fornito e il numero di passaggi concordati (in
modod a evitare che quel materiale diventi loro archivio e venga
utilizzato per altri scopi).
Un’altra questione, affrontata solo parzialmente, e’ quella dei
contenuti dei materiali prodotti da indy e forniti ai media
mainstream. E’ evidente che i materiali prodotti da indy devono porre
l’accento con piu’ forza non suglia spetti spettacolari degli eventi,
ma sugli aspetti contenutistici/cotnroinformativi, anceh se e’
abbastanza evidente che un minimo di ciccia gliela si dovra’
concedere. La nostra abilita’ deve essere quella di far pendere il
piatto dcella bilancia pesantementre sui contenuti.
Per quanto riguarda il vil danaro, non si esclude la possibilita’ di
ricavare denaro da questi eventi di *collaborazione* ;)))))) ma non e’
necessariamente la regola. Sara’ un elemento da valutare volta per
volta a secondo delle strategie del caso.

– indymedia come network di situazioni ed individui che producono
comunicazione orizzontale e controinformazione, piu’ che come entita’
monolitica. Ci siamo ribaditi questa nostra caratteristica e si era
tutt* d’accordo

– si e’ proposto che i vari materiali prodotti siano firmati dalle
singole realta’ che li hanno prodotti oltre che dalla sigla indymedia

– si e’ proposto di creare alias locali della mailbox di indymedia in
modo da poter facilitare la comunicazioni con il network da parte di
soggetti che vi si avvicinano per i piu’ svariati motivi
(firenze at indymedia.org, bologna at indymedia.org, ecc. oppure
candida at indymedia.org, sgamati at indymedia.org ecc. ??? dubbio non
risolto)

– si e’ accennato ad un discorso che andra’ ripreso piu’ avanti:
cosa vuol dire essere medium indypendente o medium antagonista?
c’e chi si propone di aumentare l’attenzione a problemi non
strettamente legati ad evetni o ad ambiti di movimento, e chi
ribadiva la necessita’ di essere dentro i moviemnti per poterli
narrare dall’interno; c’e’ chi si e’ riproposto di investire sul
modo di comunicare del network e chi sugli aspetti
controinformativi.

[…]


Ma la storia incombeva e, prima di Genova, passò per Napoli dove il 17 febbraio 2001, le “prove generali” non vennero fatte solo dalle forze dell’ordine nella “tonnara” di piazza Municipio e nella Caserma Ranieri, ma anche da (((i))) che organizzò in collaborazione con gli attivisti locali una sorta di “media center” al terzo piano della Facoltà di Architettura.

Di seguito un pezzo di una testimonianza mandata in lista.


di ritorno da napoli…

ammaccati ma interi e a piede libero metto in giro due note, prima di
riuscire a fare un discorso razionale e riposato…

– La copertura mediatica a napoli ha, approssimativamente, funzionato…e
abbastanza bene.
Il laboratorio occupato di architettura ha messo a disposizione uomini e
macchine…
abbiamo-hanno (io ho un po latitato, soprattutto dopo il corteo) montato,
acquisito, scannerizzato molto…nel minor tempo possibile.
Alla conferenza stampa del dopo corteo è stato proiettato un montaggio
improvvisato che è stato visto da una 40ina di giornalisti.
La rai (TG1) ha mandato al tg le riprese fatte dal video durante la
conferenza stampa…

[…]

Aggiungo anche che ci sono state sequestrate parecchie cassette…e che due
di noi sono stati portati in questura, perquisti, picchiati.
Gli è ordinato di negare l’esistenza delle riprese fatte….

[…]


Nei mesi che precedono il luglio del 2001 la maggior parte degli interventi e delle discussioni è concentrata su come organizzare la partecipazione all’evento. Si susseguono incontri tramite IRC nei quali si discute di tutto.

Di seguito uno stralcio del resoconto di uno di questi, datato 9/06/2001.


CIaociAO a tutt*

ennesima assemblea di indymedia via chat (ormai e’ perso il conto)…
e ennesimo report…

l’assemblea non e’ stata partecipatissima…
e il caos era piu’ generale del solito…
dato dal fatto che alcuni avevano una festa di chiusura a cui accorrere,
altri problemi di connessione ed infine altri ancora un po’ disaggiornati
causa problemi tecnici…
cmq l’assemblea si e’ svolta e anche se non ha trattato tutti i punti
dell’odg alla fine ha risolto un paio di punti cruciali…
anche se piu’ tecnici che altro…

mi scuso se tralascio qualcosa ma sono arrivato un po’ dopo, quindi magari
invito tutt+ ad integrare l’inizio, o cio’ che magari dimentichero’…

l’odg era il seguente:

– avvocati;
– colonna centrale;
– documenti;
– tesserini;
– non ricordo quali altri…

alla fine i punti trattati sono stati solo tre…
documenti, tesserini e colonna centrale…

[…]

[] tesserini
ovvero garantire ad ogni indyactivist un tesserino, stile quelli fatti a
Praga o a Davos. L’idea pero’ e’ di farli seriosi, con foto etc…

Genova 2001. Tesserino fai-da-te di indymedia (da Void)

Genova 2001. Tesserino fai-da-te di indymedia (da Void)

[…]

[] colonna centrale
in questo caso la discussione si e’ allargata tra la gestione dell’HomePage
di italy.indymedia e il sito j21 specifico per Genova.
E’ attivo, o in fase di attivazione nel giro di pochissimo, la nuova
versione del sito, ovvero quella con feauture.cgi che permette
l’aggiornamento anche della parte centrale del sito molto facilmente (con
richiesta di pwd ovviamente). Rispetto a questo quindi alla fine si e’
deciso che per Lunedi al massimo si aggiorna la HomePage di Indy, con nuova
versione attiva, inserendo in ordine:
– verso il g8: ovvero inizio commento della giornata di dmn (se qualcuno lo
fa) e inizio testo chiamata alle armi. Ognuno rimanda, con link, a newss
pubblicata momentaneamente secondo il vecchio stile (barra di dex);
– goteborg: come fatto fin’ora (ovvero come sopra);
– carovana europea da Vienna a Genova (giusto?): come fatto fin’ora (ovvero
come sopra).

[…]

spero di non aver fatto troppo casino…
scusare ma e la non so quale (quinta, sesta, settima?) notte di autismo…


Genova ormai è dietro l’angolo e questo è il comunicato di “presentazione”.


—————————————————————————–
INDYMEDIA ITALIA http://italy.indymedia.org
—————————————————————————–

Nascevamo un anno fa, nel giugno 2000, a Bologna, durante i giorni di
protesta contro il meeting dell’Ocse.
Giovani mediattivisti dei centri sociali avevano sentito l’esigenza di
affiancare ai gia’ funzionali strumenti di controinformazione digitale uno
strumento che uscisse dall’ underground della comunicazione. Volevamo
rivolgerci alle masse con un nuovo linguaggio, che sfidasse il corporate
mainstream proprio dove questo appare ancora oggi inaccessibile e proibitivo
per i costi: l’immagine in movimento, lo streaming video.
Sulla scia della rivoluzione in corso della rete, le tecnologie
peer-to-peer, il file sharing, napster, indymedia realizza l’idea dei
weblogs a pubblicazione aperta, dove chiunque contribuisce all’uploading e
alla pubblicazione e condivisione di informazione. Nessuna censura o
modifica ai materiali uploadati, e l’impossibilita’ di eliminarli dal
server.

Indymedia italia ha rifiutato di identificarsi con un nucleo redazionale ne’
si e’ omologata a vivere in degli spazi, ma ha preferito supportare una rete
di relazioni spontanee nate con diverse realta’ locali in occasione di
particolari mobilitazioni.
Una gestione orizzontale delle decisioni e della discussione che si svolge
interamente in rete attraverso la mailing list, aperta in iscrizione e
scrittura [http://lists.indymedia.org]. Oggi IMC italia conta la
collaborazione di diversi attivisti dell’informazione, videomaker,
giornalisti, traduttori, centri sociali, hacker.

A distanza di un anno ci ritroviamo tutti a Genova, a lavorare insieme sulla
copertura mediatica della contestazione al G8. Siamo pronti ad accogliere
attivisti dall’italia e dall’europa, ci stiamo organizzando per allestire
dei punti pubblici di accesso alla rete dove riversare il materiale girato
nelle piazze, o raccogliere le interviste e i contributi di chi ha vissuto
l’evento. Saremo nelle strade e nelle piazze, non distinguibili da indumenti
o colori. Ragioneremo sul diritto di agibilita’ alla produzione di
informazione, e avremo coscienza dei nostri diritti contro chi voglia
occultare il nostro materiale. Distribuiremo dei press tickets e
catalogheremo le nostre telecamere e nostri nastri, per denunciarne
sequestri ingiusti. Saremo assicurati contro la distruzione delle
apparecchiature. Organizzeremo nei mesi da qui a Genova seminari in diverse
citta’ italiane per condividere le nostre conoscenze nell’uso degli
strumenti per produrre informazione. Non riceveremo compenso per il nostro
lavoro, e non limiteremo la diffusione e la redistribuzione dei nostri
materiali, ne vi stamperemo dei diritti d’autore, salvo nei rapporti coi
media commerciali.

– Collabora con indymedia italia: mailto:italy at indymedia.org
– Informazioni logistiche sulla copertura di Genova G8
mailto:j21 at indymedia.org
– team traduttori
http://lists.indymedia.org/mailman/listinfo/www-it


Italy Independent Media Center
http://italy.indymedia.org


Continua con… Genova. Il battesimo del fuoco

Indymedia in Italia. 1

1. Italy prima di Italy

La prima traccia pubblica di Indymedia (((I))) in Italia è una e-mail datata 5 giugno 2000.


Date: Mon, 5 Jun 2000 15:44:30 +0200
To: net-i@zkm.de
From: net_institute_apparatus <net-i@zkm.de>
Subject: Indymedia Italia – CALL FOR PARTECIPATION

[copia, diffondi, forwarda, stampa, pubblica, invia per fax..]

1.6.2000
INDEPENDENT MEDIA CENTER ITALIA – CALL FOR PARTECIPATION http://net-i.zkm.de/indymedia

Il net_institute sta curando la realizzazione della sezione italiana di Indymedia (http://www.indymedia.org/) il network autogestito via internet divenuto celebre per aver diffuso in tutto il mondo le immagini delle proteste di Seattle contro il WTO. Indymedia ha rappresentato una rottura nel mediascape nord-americano ed ora si appresta a fare lo stesso anche in Italia, ultimo nodo ad aggiungersi al suo network ormai divenuto internazionale.

Nato per esigenze di copertura mediatica di un evento che i media rischiavano di deformare, Indymedia ha dimostrato possibile grazie a internet la creazione di mass media dal basso, autogestiti, non-profit e indipendenti dai media istituzionali e commerciali. Nulla e’ stato piu’ come prima, perche’ i grandi media hanno dovuto confrontarsi con una voce che si era accreditata agli occhi dell’opinione pubblica come attendibile e indipendente quanto loro. La vera forza di Indymedia sta in ultimo nella capacita’ di influenzare i grandi media, di costringerli a collaborare con l’informazione dal basso, di vigilarne la condotta e richiamarli all’obiettivita’. Indymedia e’ lo zoccolo che si incunea negli ingranaggi della grande macchina mediatica e la costringe a riavviarsi in modo nuovo.

Indymedia Italia si sviluppera’ strategicamente considerando la natura e la situazione dei media italiani e si conquistera’ una propria visibilita’ all’interno del panorama televisivo, radiofonico, della stampa, della rete. Indymedia Italia sara’ una piattaforma modulare e mobile che sapra’ innestare dinamicamente i propri formati nel palinsesto televisivo e radiofonico nazionale.

In un paese dove i 7 telegiornali nazionali sono la copia esatta l’uno dell’altro, paese europeo divenuto tristemente famoso per l’assetto “sud-americano” della sua informazione, Indymedia Italia rapppresentera’ una rottura rivoluzionaria. Indymedia Italia sara’ un telegiornale quotidiano fruibile a qualsiasi ora da chiunque abbia un computer collegato a internet. In un epoca di colonizzazione selvaggia della rete e dei primi esperimenti di Web Tv da parte dei grandi monopoli della comunicazione, battendo tutti sul tempo, Indymedia Italia sara’ la prima Web Tv italiana con un apparato redazionale organizzato, motivato e indipendente.

Indymedia deve la sua forza mediatica ad una piattaforma web flessibile e user-friendly, ad un database completamente automatizzato e a potenti server per lo streming audio-video. La caratteristica piu’ importante e’ che i contenuti possono essere aggiornati e controllati da chiunque attraverso un computer collegato a internet. Chiunque puo’ caricare ed editare registrazioni audio e video, immagini, articoli, news, comunicati. La redazione non ha bisogno di essere centralizzata, puo’ costituirsi li’ dove l’evento accade e organizzarsi a network attraverso email e canali IRC. Indymedia Italia partira’ su server ubicati geograficamente negli Stati Uniti ma si spera di poter avere al piu’ presto tutte le infrastrutture in Italia.

La staff tecnico e redazionale di Indymedia Italia si costituira’ nel modo piu’ plurale possibile, tenendo conto di tutte le precedenti esperienze di informazione dal basso in Italia. Il net_institute ha solo un ruolo di coordinamento iniziale e di tramite tecnico tra Indymedia e Indymedia Italia.

Indymedia Italia cerca redattori, giornalisti, organizzatori, tecnici, attivisti, videomaker, fotografi e soprattutto web designer, sistemisti, linuxisti, hacker sensibili ai temi dell’informazione libera e disposti a lavorare alla creazione di Indymedia Italia. Indymedia Italia si rivolge in particolare a tutte quelle esperienze che hanno gia’ sperimentato in questi anni forme di informazione dal basso, indipendenti, autogestite, con la speranza di valorizzare al meglio la ricchezza di questo network. Indymedia Italia e’ un progetto completamente non-profit che al momento e’ stato sviluppato senza alcuna forma di finanziamento. Se vuoi sostenere il progetto anche solo fornendo macchine e attrezzature, scrivi all’indirizzo sottostante.

Indymedia Italia sara’ tecnicamente operativo intorno al 10 giugno in tempo per seguire gli eventi della contestazione contro il meeting OCSE a Bologna. Si terra’ una riunione organizzativa a Bologna prima del 10 giugno e una a Roma in occasione di Hackmeeting 2000. Comunicare al piu’ presto la proprio disponibilita’ inviando nome, email, numero di telefono, e possibilmente un breve curriculum a: mailto:net-i@zkm.de 

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FORWARD n3t_!nstitute news
unsubscribe news > mailto:net-i@zkm.de?subject:unsubscribe_it
subscribe news > mailto:net-i@zkm.de?subject:subscribe_it

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SUBSCRIBE net_institute mailing list!
/network internazionale per la cultura e la critica della rete/
/international network for net culture and net criticism/
mailto:net-i-list-subscribe@cs.unibo.it http://net-i.zkm.de/list

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http://net-i.zkm.de mailto:net-i@zkm.de


Nel testo veniva annunciata una riunione organizzativa a Bologna e una successiva a Roma, all’interno dell’Hackmeeting.

Una settimana dopo compare on-line il sito italy.indymedia.org (((i))) annunciato ancora via e-mail.


Date: Mon, 12 Jun 2000 11:33:27 +0200
To: italy@indymedia.org
From: Indymedia Italia <italy@indymedia.org>
Subject: INDYMEDIA ITALIA – Open now!

[ copia diffondi stampa pubblica forwarda invia per fax … ]

INDEPENDENT MEDIA CENTER ITALIA The italian media revolution!

OPEN NOW!

http://italy.indymedia.org

Oggi, 12 Giugno 2000, alle ore 11.00 e’ stato attivato il canale web di Indymedia Italia, il primo mass media indipendente italiano via internet. Indymedia presenta la sua rivoluzionaria missione nel panorama dei media italiani e invita tutti a partecipare ad un appassionante assalto al cielo.

“Indymedia e’ un network di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verita’. Ci impegniamo con amore e ispirazione per tutte quelle persone che lavorano per un mondo migliore, a dispetto delle distorsioni dei media che con riluttanza si impegnano a raccontare gli sforzi dell’umanita’ libera” (dalla presentatione americana).

Indymedia ha rappresentato una rottura nel mediascape nord-americano ed ora si appresta a fare lo stesso anche in Italia, ultimo nodo ad aggiungersi al suo network internazionale. Nato per esigenze di copertura mediatica di un evento che i media rischiavano di deformare, le proteste di Seattle contro il WTO, Indymedia ha dimostrato possibile grazie a internet la creazione di mass media dal basso, autogestiti, non-profit e indipendenti dai media istituzionali e commerciali.

Nulla e’ stato piu’ come prima: da quel momento i grandi media hanno dovuto confrontarsi con una voce che l’opinione pubblica considera attendibile, e questo li ha costretti a una maggiore obiettivita’. La vera forza di Indymedia sta in ultimo nella capacita’ di influenzare i grandi media, di costringerli a collaborare con l’informazione dal basso, di vigilarne la condotta. Indymedia e’ lo zoccolo che si incunea negli ingranaggi della grande industria dei media e la costringe a riavviarsi in modo nuovo.

In un paese come l’Italia dove i 7 telegiornali nazionali sono la copia esatta l’uno dell’altro, paese in cui l’informazione e ancora infeudata alle burocrazie di regime o ai grandi gruppi economici, Indymedia rapppresenta una rottura rivoluzionaria. Indymedia Italia e’ un telegiornale quotidiano fruibile a qualsiasi ora da chiunque abbia un computer collegato a internet. In un epoca di colonizzazione selvaggia della rete e dei primi esperimenti di Web Tv da parte dei grandi monopoli della comunicazione, battendo tutti sul tempo, Indymedia si presenta come prima Web Tv italiana con un apparato redazionale organizzato, motivato e indipendente.

Indymedia deve la sua forza mediatica ad una piattaforma web flessibile e user-friendly, ad un database completamente automatizzato, a potenti server per lo streming audio-video, ad un flusso di news sempre aggiornato. La caratteristica piu’ importante e’ che i contenuti possono essere aggiornati e controllati da chiunque attraverso un computer collegato a internet. Chiunque puo’ caricare ed editare registrazioni audio e video, immagini, articoli, news, comunicati. La redazione non ha bisogno di essere centralizzata, puo’ costituirsi li’ dove l’evento accade e organizzarsi a network attraverso email e canali IRC.

Indymedia Italia si sviluppa strategicamente considerando la storia e la stato attuale dei media italiani e vuole conquistarsi una propria visibilita’ nel panorama televisivo, radiofonico, della stampa, della rete. Indymedia Italia e’ una piattaforma che sa innestare dinamicamente i propri formati nel palinsesto nazionale e aspira a conquistare spazi autogestiti sui canali pubblici, come gia’ accade in alcune televisioni europee.

Indymedia Italia cerca redattori, giornalisti, organizzatori, tecnici, attivisti, videomaker, fotografi e soprattutto web designer, sistemisti, linuxisti, hacker sensibili ai temi dell’informazione libera e disposti a lavorare a Indymedia Italia. Indymedia si rivolge in particolare a tutte quelle esperienze italiane che hanno gia’ sperimentato in questi anni forme di informazione dal basso, indipendenti, autogestite, con la speranza di valorizzare al meglio la ricchezza di questo network. Comunicare la proprio disponibilita’ inviando nome, email, numero di telefono, e un breve curriculum a: italy@indymedia.org

Indymedia Italia inaugura la sua attivita’ seguendo la settimana di eventi del meeting contro l’OCSE, che si tiene a Bologna dal 12 a 15 giugno.

Join the media revolution! Join Indymedia Italia!

http://italy.indymedia.org

contact: italy@indymedia.org

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Mostra il logo di Indymedia Italia sulla tua homepage. Partecipa ad un network internazionale di informazione libera!

http://images.indymedia.org/imc/italy/imc_italy-thumb.gif – small http://images.indymedia.org/imc/italy/imc_italy.gif – big

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developed by the net_institute

http://net-i.zkm.de


Home di italy.indymedia.org (15/08/2000) da archive.org

Home di italy.indymedia.org (15/08/2000) da archive.org

I due messaggi hanno un contenuto molto simile e presentano (((i))) in una veste un po’ diversa da quello che poi diventerà in seguito, un progetto che però si manterrà sempre all’interno delle linee guida originali.

Allo stesso modo venne diffusa a fine giugno la prima newsletter.


Date: Fri, 30 Jun 2000 00:36:34 +0200
To: italy@indymedia.org
From: IndyMedia Italia <italy@indymedia.org>
Subject: IndyNews #1 – 27.6.2000

/ copia diffondi stampa pubblica forwarda faxa /

INDYMEDIA ITALIA NEWSLETTER #1 – 27.6.2000

News From The Indipendent Media Center Italia Join The Italian Media Revolution Now!
Web Channel: http://italy.indymedia.org Contact: mailto:italy@indymedia.org

“4000 poliziotti non servono a nulla, serviranno sola- mente ad amplificare la voce di chi ha ragione, la vostra forza e’ la forza della prepotenza, la nostra forza e’ la forza del sapere che ha saputo unirsi alla sapienza” [dal video di presentazione del NO-OCSE]

Dear all,

questo e’ il primo newsletter di Indymedia Italia, a due settimane dalla guerra lampo lanciata al mediascape italiano. Raffredata finalmente la facile euforia delle folle in moto, ci ritroviamo con una piccola breccia nella cortina dei media italiani e un progetto che sta crescendo velocemente. Questo e’ un resoconto del lavoro svolto finora, uno sguardo gettato sul “nuovo movimento” italiano e un invito a partecipare alla costruzione attraverso la rete del primo mass medium indipendente italiano.

In cantiere ci sono, innanzitutto, la costituzione di una redazione tecnica ed editoriale numerosa ed esperta, una collaborazione con Radio Popolare (per sperimentare uno scambio di flussi di informazione e di utenti tra i due livelli del mediascape: radio e rete), un idea di trasmissione televisiva indipendente, sul modello degli spazi concessi nelle tv del nord europa.

Indymedia non vuole dare un taglio personale e soggettivo alla propria informazione. Anche questo newsletter spera di essere solo un mezzo per far circolare informazioni, connettere progetti e persone, fare network, senza i personalismi tipici del “modus operandi” italiano.

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JOIN THE ITALIAN MEDIA REVOLUTION! Indymedia Italia si sta organizzando in una redazione nazionale aperta. Servono redattori, web designer, programmatori e amministratori di server. Indymedia e’ stato finora realizzato senza alcun finanziamento, grazie al lavoro di una ventina di persone e all’impegno continuativo 24 ore su 24 di due persone. Iscriviti alla mailing list della redazione di Indymedia Italia: scrivi un messaggio di presentazione e proposte a: italy@indymedia.org

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INDYMEDIA ITALIA CERCA UNO SPONSOR! Per poter realizzare i suoi progetti e potenziare le sue tecnologie. Se hai qualche idea o proposta scrivi a Indymedia Italia.

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SPECIALE NO-OCSE – BOLOGNA 13-15 GIUGNO 2000 Tutte le news e i video su:

http://italy.indymedia.org

I MIGLIORI VIDEO DEL NO-OCSE
° presentazione delle mobilizatione NO-OCSE
° blocco di via Stanlingrado contro pubblicita’ Telecom ° Elefanti viola nudi contro l’OCSE
° Intervista a Bifo sul NO-OCSE
° inizio del corteo e interviste
° interviste e corteo Contropiani
° il corteo regge la carica per qualche minuto!
° dopo la carica della polizia un corteo gioioso…

IL VIDEO SHOCK
Il video che ha mosso interrogazioni parlamentari.
I poliziotti urlano “bastardi” al corteo (?) e picchiano con il ferro del manganello un attivista salvato
solo dai fotografi.

IL MANTRA DI INDYMEDIA
“Sono sotto costante controllo video: questo e’ il mantra che le forze dell’ordine a Bologna per il vertice OCSE devono ripetere. Si ricordino che sono sotto il controllo video di circa 40 videooperatori indipendenti. Webcam sono state piazzate alle finestre dei palazzi. Ogni operatore e’ a sua volta filmato da un altro operatore a distanza. Fare informazione e filmare e’ un diritto di tutti. Nessun articolo di legge puo’ impedirlo.” (dal comunicato di un gruppo di videomaker)

APPELLO
Il giornalista RAI Paolo Barnard denuncia la GdF. Si cercano il giovane picchiato a Bologna dalla Guardia di Finanza il 14 giugno e il fotografo picchiato dalla polizia il 13 maggio a Bologna. In risposta alle denuncie della questura, alcuni liberi cittadini denunciano la questura.

IL MIO CORPO NON SI BREVETTA
Bifo e gli elefanti viola in nudo integrale a pochi metri dalla sala del vertice Ocse: “Siamo nudi perche’ ci accusano di essere violenti”.

VIVERE SENZA CONFINI
Liberta’ di circolazione per tutti i migranti! La pubblicita’ di Telecom Italia e’ complice del NO-OCSE e sostiene la liberta’ di circolazione di tutti gli esseri umani attraverso tutti confini.

MANIFESTAZIONE CONTRO FORZA NUOVA
13.05.00 BOLOGNA, Sabato. La polizia spara lacrimogeni ad altezza d’uomo contro il corteo pacifico di 10.000 persone contrario al meeting di Forza Nuova. Un ragazzo e’ ferito al petto. Dopo la carica la polizia lascia passsare il corteo, dimostrando l’utilita’ e l’intelligenza di questa dimostrazione di forza. Il segretario dei DS, Zani commenta: “Meglio 10.000 che nessuno”. Il vice questore ordina la carica con queste parole: “Massacrateli” (fonte: La Stampa).

RADIO:
° In tutta Italia: Popolare Network

MEDIA:
° Carta. Mensile e sito dei cantieri sociali italiani.
° European Counter Network. Isole nella rete.

EVENTI:
° Hackmeeting 2000. 16/17/18 giugno, Roma
° World Pride 2000. 1-9, luglio. Roma.

INTERNATIONAL NEWS:
° Windsor Canada – protests anti OAS ° Indymedia breaks out in Belgium
° Independent Radio B92 Seized
° Campaign: Put a Fist on your site

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DISCLAIMER – Indymedia Italia non e’ legalmente responsabile del contenuto presente sul suo sito. Indymedia Italia non produce alcun tipo di servizio giornalistico o audio-video ma utilizza soltanto il materiale e le informazioni messe a disposizione gratuitamente dagli utenti che si collegano al sito. Indymedia non e’ legalmente responsabile per i pensieri e le affermazioni espresse dai suoi
utenti. I server che ospitano il sito di Indymedia sono collocati geograficamente negli Stati Uniti e nessun redattore italiano puo’ rispondere in Italia per questioni legali legate al contenuto del
sito che coinvolgano il diritto italiano. Il contenuto del sito puo’ avere carattere offensivo per alcune persone. Indymedia non prende parte ne’ interviene in alcun modo in azioni legali che utilizzano
il materiale del sito come prova giudiziaria. In questo modo Indymedia pensa di preservare la sua funzione di servizio indipendente e neutrale.

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[Segue la riproduzione del primo annuncio]


La lettura dei tre documenti è un ottimo modo per capire come si muovevano all’inizio gli attivisti interessati a “fare indymedia”.

Il testo che segue è tratto da una tesi di Laurea, che copre una parte della storia di (((i))), messo in Rete nel giugno del 2005, in occasione del quinto anniversario dalla fondazione.


“I primi mesi di vita di Indymedia in Italia, da Giugno 2000 fino a Gennaio del 2001, sono segnati dalla nascita ufficiale, a Bologna, e dal primo piccolo mediacenter – TPO e libreria Grafton 9 – in occasione delle proteste contro il vertice OCSE. Sono i primordi di Indymedia Italia.
Seguono, dopo l’estate, la ‘trasferta’, di alcuni, a Praga – su cui verrá realizzato il video Rebel Colors, video di Indymedia internazionale, con il contributo determinante degli italiani di Candida, che lo presentano in versione italiana a Roma, al Forte Prenestino, l’8 dicembre.
La presentazione al Forte é l’occasione per la prima riunione nazionale dei partecipanti all’IMC italiano. Si fa il punto della situazione, sei mesi dopo Bologna. L’inverno é ricco di manifestazioni antifasciste (Milano, Firenze, …); a Gennaio c’é la copertura offerta alle proteste in Svizzera, di chi si oppone al summit del WEF, tra i monti di Davos. Indymedia da prova della propria fantasia e mobilitá… con l’indy-camper che si arrampica per le valli svizzere, tra neve e poliziotti stile robocop.
Dal Gennaio 2001, con la copertura di Davos, fino al Giugno dello stesso anno (cioé prima di Genova) abbiamo un periodo che possiamo chiamare di consolidamento. L’episodio principale sono le manifestazioni – e la repressione – di Napoli, a metá Marzo. Il sito di Indymedia Italia é il punto di riferimento principale per l’upload di notizie e foto. Il video, Zona Rossa, montato nelle settimane successive alla mobilitazione, rappresenta l’occasione per l’incontro tra una serie di soggetti e realtá, che sanciscono il radicamento del progetto IMC in territorio campano ed evolveranno successivamente nel nodo locale della rete IMC, Indymedia Napoli.
La partecipazione al progetto Indymedia aumenta progressivamente, a livello nazionale, in primavera, in parallelo con i grandi preparativi dei movimenti verso le giornate di Luglio. Nel frattempo, Indymedia Italia affina dotazioni tecniche e competenze degli attivisti, migliora e rende piú completa la sezione di analisi e approfondimento del sito web, si mette in rete con altri soggetti per articolare una proposta di informazione alternativa sul g8 – che diventerá, nei fatti, il mediacenter di Genova e le pratiche di gestione di quello spazio.”


Una versione meno formale degli inizi è raccontata da un altro che li conosce bene:


“Nel giugno 2000 void e devmat decidono di usare il logo di indymedia come uno specchietto per le allodole durante le mobilitazioni contro l’OCSE di Bologna, ennesimo passaggio del tour cominciato con i CPT e passato per Mobilitebio. Indymedia italia nasce così, come giochino da dare in pasto ai media al fine di dare visibilità alle mobilitazioni. Ai tempi non esisteva il process per diventare un nodo locale di indymedia, e il tutto si basava sulle buone relazioni con chi si era inventato indy a Seattle. Devmat, globetrotter del movimento all’epoca, aveva le relazioni, void il know-how tecnico. Dopo giugno 2000, il giochino indy rimane un po’ in sordina, mentre cresce lo sforzo fatto da alcuni ignoti che documentano in presa diretta le mobilitazioni: il sito degli sgamati diventa un punto fermo dell’informazione indipendente tanto quanto ecn o tmcrew. Indy ancora non se la cagano in molti, rimasta una lampadina molto luminosa, usata per quel che poteva dare: il brand.Ma durante l’estate succede una cosa curiosa: un gruppetto di persone provenienti da vari hacklab e da alcune esperienza telematiche (i suddetti sgamati, hacklab FI, LOA hacklab MI, Underscore TO, altri sparsi) si ritrovano in quel del nuovo Bulk (occupato proprio a Capodanno) insieme a Void. L’argomento è indy e il suo uso potenziale. Il gruppo che si ritrova è eterogeneo: si era giovani e ingenui, ma onesti nella voglia di fare e nel desiderio di creare uno strumento utile per tutti. Ammetto che forse non per tutti era chiaro il passaggio che stavamo compiendo, ma perlomeno una buona parte lo sapeva. Guardandolo in retrospettiva è stata una mossa di entrismo che più trotzkista non si può, ma nessuno dei presenti era trotzkista, né aveva la malizia con cui si fanno più avanti negli anni queste mosse. Per molti era semplicemente uno spreco che uno strumenot così potente fosse usato come puro e semplice brand: c’erano un sacco di cose migliori per cui usarlo!Così chi era al Bulk quel giorno decise di entrare nella lista di gestione di indymedia e di iniziare a usarla per quello per cui serviva di più: creare un nuovo media dal basso di informazione, un canale potente, libero, aperto. La forza di chi era lì quel giorno, era il sentirsi una comunità, sentire molto denso il rapporto di fiducia con gli altri, a prescindere dalle differenze politiche. Ed è con questa forza che un gruppo di smandruppati si prese indymedia italia e lo trasformò a propria immagine e somiglianza. Difetti inclusi.Da lì in poi la storia è nota: l’ultimo esperimento misto sgamati/indy per Praga 2000, la preparazione di Genova, la crescita di partecipazione e l’imposizione della logica antiegemonica e libertaria, l’aumento di visibilità del 2001-2002, la crisi nel momento in cui quella comunità che si credeva forte ha iniziato a dubitare di sè stessa, trascinata nei drammi ridicoli della Politica di movimento. Da lì in poi molti la vedono in maniera diversa, ma pochi si ricordano di come è cominciato il “periodo d’oro” di indy, quel momento in cui credevamo di costruire qualcosa di intrinsecamente diverso, mentre eravamo noi ad essere diversi dal resto del politicume.”

[Testo integrale qui]


Nel novembre del 2000 gli iscritti alla lista di gestione sono appena 35, ma già fervono i preparativi logistici per coprire in modo adeguato il prossimo G8 di Genova: riunioni, contatti, progetti relativi al media-center sono alcuni dei temi discussi.

Ma siamo comunque ancora in una fase iniziale di assestamento, il sito non è molto frequentato e si discute spesso di come gestire le informazioni e gli archivi del materiale che si va accumulando. Il sito, ancora in fase sperimentale, sta lentamente prendendo la forma che poi lo avrebbe accompagnato per anni: la parte centrale della pagina dedicata alle “feature” (gli articoli preparati da chi fa indymedia) e la colonna destra, il “newswire”, aperta ai contributi di chiunque.

Alla fine del 2000, le statistiche degli accessi al sito segnalavano che


viaggiamo intorno ai 150 visitatori al giorno. nel caso di eventi
particolari si va dai 400 ai 1000 visitatori. le pagine viste al
giorno, ovvero le ‘impression’ sono di media 400.


Il progetto vivacchiava, snobbato dai mass-media ufficiali ma anche da buona parte del movimento. Nonostante il sito permettesse, per la prima volta in modo facile, di pubblicare senza filtri preventivi testi e immagini il suo impatto sul sistema dell’informazione italiana era stato poco significativo.

Ma già erano presenti e discusse molte delle problematiche che, negli anni a seguire, perseguiteranno inesorabilmente tutti coloro che faranno indymedia: i problemi legati all’open publishing, i rapporti con i media ufficiali e le questioni relative alla repressione, solo per citarne alcuni.

Alla fine del 2000 si tiene a Roma il primo incontro nazionale di “Indymedia Italia”:


IMMEDIATA CONCEZIONE

A Roma, al Forte Prenestino, si terra’ l’8 dicembre
la proiezione in anteprima mondiale di “Praga 2000: il film”,
il documentario realizzato da Indymedia Praha in
collaborazione con centinaia di videomaker e giornalisti.

A seguire il primo incontro nazionale di Indymedia
Italia, discussione sul titolo da dare al film e
sull’organizzazione, bilancio di questi mesi di
attivita’, ecc. Organizziamoci fin da subito!
Maggiori info in arrivo da Roma…


 

Continua con… Andare a Genova passando per Napoli