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La scienza delle soluzioni immaginarie

Non l’ho scritto io, giuro

A tempo perso gioco con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale”, per rendermi conto di dove è arrivata, per vedere se riesco a “prenderla in giro”, per provare a usarla in modo creativo. Già ne ho scritto, per esempio,  qui, quo e qua

Questa volta ho provato a produrre un “articolo”, fornendo una serie di input davvero minimi. Il risultato, in inglese ma solo per la mia pigrizia, mi ha fatto venire in mente una serie di domande su alcuni pregiudizi che ho nei confronti di alcuni esperti commentatori.

Non l’ho scritto io, giuro

A coordinated air campaign by the United States and Israel strikes deep into Iranian territory—nuclear enrichment facilities, missile depots, and command centers. Tehran’s retaliation is swift and asymmetric: the Islamic Revolutionary Guard Corps immediately blocks the Strait of Hormuz. Hundreds of small mine-laying boats, swarm drones, and shore-based anti-ship missiles turn the world’s most vital oil chokepoint into a no-go zone.

The global economic shock is instantaneous. Oil prices cross $200 per barrel within 72 hours. Tanker insurance rates skyrocket. European and Asian economies, already fragile, lurch toward recession. American drivers pay $7 per gallon, and inflation—just tamed—roars back with a vengeance.

The US Navy faces an impossible dilemma. Forcing the strait means a high-risk naval war with Iran, potentially sinking American ships. Accepting the blockade means global economic collapse. Washington opts for a middle path: relentless airstrikes to clear the strait, while keeping carrier groups pinned in the Gulf for months on end.

That is exactly what Tehran wanted.

With American air and naval power fixed in the Middle East, Russian operatives activate across Europe. Undersea cables are cut in the North Sea. A major German rail hub suffers “accidental” sabotage. Thousands of migrants from Syria and Afghanistan appear at Finnish and Polish border posts. NATO countries beg Washington for intelligence, air defense, and cyber support that are already overcommitted.

Eight thousand miles away, China moves. Not with an invasion of Taiwan, but with a gray-zone blockade. Chinese warships inspect all vessels heading to the island. GPS signals over the Taiwan Strait are jammed. Beijing quietly sells a large portion of its US Treasury holdings, sending American borrowing costs soaring just as the Pentagon submits emergency supplementals for the Persian Gulf.

The United States is not losing a war. It is bleeding out across three theaters without a single declared enemy. Iran holds the strait. Russia nibbles at Europe. China tightens the noose around Taiwan and the US dollar. The air campaign that was supposed to be a quick, surgical strike becomes the opening move of a multi-year strangulation—with no victory in sight.

NB Ho già scritto che il testo sopra non è opera mia?

 

Materiale didattico

Se qualcun si fosse mai chiesto da dove le persone che hanno il potere tirino fuori le loro idee io ne ho una. Tratta dal mio archivio di giochi & passatempo.

Scatola del gioco da tavolo "Petrol war"

Nel caso qualcun avesse dei dubbi. ecco un ingrandimento del testo della presentazione del gioco.

Descrizione del gioco da tavolo "Petrol war"

Per completare una pagina tratta dal manuale di gioco con l’elenco del contenuto della scatola.

Pagina del manuale del gioco da tavolo "Petrol war"

E, la “chicca finale”, oltre che la ragione principale del mio acquisto, ovvero i segnalini in metallo pressofuso. Altro che i miserevoli carrarmatini di plastica del “Risiko”.

Per la cronaca, al gioco ho assegnato il voto di 2/10.

DISERTIAMO TUTTE LE GUERRE

Interviste inservibili

– Si può presentare, per chi non la conosce?
– Sono Ibri Da Guerra.

– Come la devo chiamare?
– Mi chiami Ibri.

– Dove e quando è nata?
– Sono nata in uno squallido ufficio strategico. Ho l’età delle guerre.

– Conosce i suoi genitori?
– Quelli veri? No. Ma oggi tutti vorrebbero adottarmi. Non mi lasciano un attimo in pace, se mi perdona il gioco di parole.

– Immagino che conosca la ragione dell’interesse di tutti quegli aspiranti genitori.
– Certamente.

– Potrebbe dircelo?
– Credo che a chiunque farebbe piacere avere qualcuno come me nella propria famiglia. Dopotutto ho un certo numero di qualità non comuni.

– Tipo?
– Sono convenzionale, alternativa, versata sia per le tecnologie informatiche che per le scienze cognitive e, se il gioco si fa duro, non mi tiro mai indietro.

– Capisco. Mi può dire qual è il suo più grande pregio?
– Nonostante il cognome che porto io faccio meno paura alle persone, un po’ perché non mi capiscono e un po’ perché non mi mostro troppo in giro.

– E il suo più grande difetto? Non mi dica che Lei è “non violenta”.
– La violenza è un concetto desueto.

– Allora?
– Ho un carattere instabile e spesso mi vengono attribuite caratteristiche che non posseggo. A volte penso che nessuno mi comprenda davvero.

– Ma è davvero così potente?
– Così dicono.

– Ed è vero?
– Sinceramente? In molti casi mi tirano in ballo come responsabile anche a sproposito. Ma io lascio fare.

– Vanità?
– Forse.

– Cosa si prova a sfruttare le altrui vulnerabilità per destabilizzare, costringere, sovvertire?
– Si è mai sentito più intelligente della persona con la quale stava conversando?

– Ha risposto a una domanda con una domanda.
– A dire il vero le stavo facendo un esempio.

– Le sue azioni perseguono sempre un obiettivo?
– Certamente.

– Qualche esempio?
– Preferirei di no. Per questioni di riservatezza.

– Ma non Le ho chiesto esempi reali, mi basta un accenno agli obiettivi, in generale.
– Raggiungere i risultati voluti senza arrivare a una guerra guerreggiata, per esempio.

– Altri?
– Erodere la coesione politica di un avversario per indebolirne la resistenza. Favorire il caos, la confusione, l’ambiguità per complicare la risposta del bersaglio e quella dei suoi alleati. Minare la credibilità di Istituzioni nazionali e di alleanze internazionali.

– Mi sembra che siano obiettivi non particolarmente originali.
– Ho forse detto che il mio principale pregio sia l’originalità?

– No.
– Appunto.

– Ma in tutto quello che ha detto c’è una certa ambiguità di fondo. Tutti gli obiettivi che ha elencato sono da sempre presenti nelle strategie di guerra.
– Non mi faccia l’esempio del “Cavallo di Troia”, la prego.

– In molti se non proprio in tutti i casi nei quali è stata indicata come protagonista è impossibile o molto difficile valutare, in modo concreto, l’effetto delle sue azioni.
– Come si dice in certi casi: “questo non è un bug ma una feature”. Sa cosa significa?

– Sì. Mi chiedevo se una come Lei abbia degli amici o delle amiche.
– Pochi. Ma mi aiutano molto, sempre e in tutti i modi.

– Posso chiederle che lavoro fanno?
– Rispondono alle domande fatte dalle persone.

cose che chiedono le persone

[Natale 2025]

Non ho l’età…

Altre robe sullo stesso tema pubblicate ultimamente su questo blog:
Porno? Non ne parliamo!
Il governo ha comprato un secchiello

Leggiamo che la data del 12 novembre 2025, ieri, termine per l’attivazione della censura su alcune decine di siti definiti pornografici dalle autorità italiane non è poi quella definitiva in quanto i siti messi all’indice hanno ancora qualche mese di tempo per seguire le regole ed evitare una multa o l’oscuramento. A quanto sembra però almeno uno dei più famigerati tra loro ha già implementato un sistema di verifica che dovrebbe consentire l’accesso alla sua piattaforma solo alle persone maggiorenni.

Vediamo come funziona.

Provando a registrare un account sul sito dopo la richiesta delle informazioni di rito, nome utente, e-mail, creazione di una password compare un QR Code che rimanda al servizio che dovrebbe fornire la verifica dell’età. Ovviamente per verificare il QR code serve un telefonino e l’attivazione dei servizi di Google che, archivierà a sua volta informazioni e dati sulla richiesta che viene fatta. Naturalmente si può anche evitare l’uso del cellulare ricopiando a mano il link. Superata questa fase si arriva al servizio di verifica.


Si tratta di un servizio gestito da una azienda, esistente da anni, specializzata nel settore che fornisce tre principali sistemi per verificare l’età: tramite una sua app da installare sul cellulare; attraverso un riconoscimento facciale; con la scansione di un documento di identità valido. A questi se ne aggiungono altri: verifica tramite un pagamento, fatto con carta di credito, di 0,30 Sterline che poi viene rimborsato; verifica tramite il numero del cellulare, il nome della persona alla quale è intestato il contratto e la sua data di nascita; e altri sistemi specifici solo per determinati Paesi.

Il fornitore del servizio dichiara di usare i dati che raccoglie esclusivamente per fornire una prova che la persona che inoltra la richiesta è maggiorenne, dopodiché i dati forniti dall’utente dovrebbero essere distrutti. L’azienda ha la sua sede principale a Londra (UK) e succursali in altri Paesi di lingua inglese. I suoi introiti derivano dai pagamenti fatti dai siti che ricorrono ai suoi servizi per controllare l’età dei loro utenti.

La lista dei problemi che possono ostacolare l’uso di questo sistema è davvero lunga, come spesso accade quando si ha a che fare con i computer, i cellulari, la Rete e tutto il resto. La procedura, che abbiamo molto sinteticamente descritto sopra, non è proprio semplice ma nemmeno troppo complicata a patto che la persona che vuole usarla non sia un analfabeta digitale anche se in possesso dell’ultimo modello di cellulare.

Va notato però che non è detto che questo sistema sia in regola con le norme previste dal legislatore italiano.

Per prima cosa c’è un collegamento diretto tra il sito “porno” in questione e un determinato servizio: se si vuole accedere a “quel” sito è obbligatorio usare “quel” servizio (e non un altro), mentre il sistema proposto dalle Autorità italiane prevede la possibilità di usare diversi tipi di servizio.

In secondo luogo la procedura italiana prevede che l’identificazione della persona debba essere ripetuta ad ogni accesso (sic!) e, oltretutto, i siti dovrebbero implementare un sistema che chiuda la connessione quando l’utente è stato inattivo per più di 45 minuti (sic!). Il sistema usato dal sito in questione sembra essere invece un sistema che si può usare anche solo una volta per certificare la maggiore età e poi accedere al sito quando si vuole.

La confusione o, se si vuol essere gentili, la scarsa chiarezza è evidente.

Restano ancora in ballo alcuni dettagli non da poco: la discriminazione tra le persone che possono usare le moderne tecnologie e quelle che non possono o magari non vogliono; la obbligatorietà ad avere telefonini e computer nuovi e aggiornati; il rischio – visto i vari e ripetuti passaggi che prevedono le verifiche – che i dati personali vengano archiviati o, peggio, rubati. Questo per citare solo le questioni più macroscopiche.

Ma la cosa peggiore è che la pretesa di “proteggere” le persone minorenni dalla visualizzazione di contenuti ritenuti pornografici si basa su idee che di scientifico hanno ben poco. Basta solo la considerazione che le generazioni precedenti a quella di Internet avevano facilmente accesso a contenuti sessualmente espliciti pubblicati sulle riviste stampate e vendute nelle edicole anche se erano “Vietate ai minori” come recitava una scritta sulle copertine. Senza contare che le immagini “pornografiche” hanno una storia lunga quasi 2000 anni e, nonostante i numerosi tentativi fatti nel corso dei secoli per vietarle, sono diventate oggi una industria che fattura cifre enormi.

Ma anche queste considerazioni sono solo collaterali al fatto che provvedimenti come quelli presi dalle Autorità, italiane e di altri paesi, indirizzate a contrastare la diffusione di determinati contenuti possono facilmente servire da apripista ed essere usate anche per altro. Sia per bloccare la diffusione di materiali che non sono graditi a chi detiene il potere sia per controllare chi accede a cosa su Internet.

La crociata contro il porno on-line è solo un Cavallo di Troia (il vieto gioco di parole è voluto) e anche se in questi primi momenti i pasticci combinati dalle legislazione possono permettere ancora di aggirare certi divieti, con il passare del tempo e con l’affinarsi delle tecniche di controllo si arriverà a un punto nel quale per accedere alla Rete bisognerà preventivamente identificarsi in modo certo e ci saranno sistemi per controllare quello che ciascuno di noi cerca, guarda, legge, scrive, scarica e condivide anche nel caso fossero solo gallerie di foto di gattini.

Temo che ci sarà un seguito…

Il governo ha comprato un secchiello

Porsi l’obiettivo di impedire ai minori l’accesso ai contenuti considerati a carattere  pornografico pubblicati in Rete è un po’ come provare a svuotare il mare usando un secchiello da spiaggia.

Il Governo ha affidato all’AGCOM questo compito che dovrebbe iniziare a essere messo in pratica il prossimo 12 novembre quando i “soggetti che ad oggi diffondono in Italia contenuti pornografici” dovrammo “implementare sistemi di verifica dell’età (cd. ageverification) per continuare a diffondere i loro contenuti nel nostro Paese. In caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’Autorità diffiderà il soggetto inadempiente e irrogherà, in caso di inottemperanza, le conseguenti sanzioni fino a 250.000 euro.” [il testo tra virgolette è ricopiato dal sito dell’AGCOM].

Nei giorni scorsi l’AGCOM ha pubblicato una prima lista dei “soggetti” obbligati a mettere in pratica quanto previsto dalla normativa. La lista suddetta è stata poi aggiornata pochi giorni dopo.

Tutte e tutti sicuramente hanno presente quel simpatico gioco pubblicato sulle riviste di enigmistica nel quale ci sono due immagini e viene chiesto di scoprire le differenze esistenti tra la prima e la seconda. Il gioco può essere fatto ovviamente anche con due testi.

La domanda è: quali sono le differenze tra il primo e il secondo file pubblicati dall’AGCOM?

 

Risposta (06/11/2025)

La lista contenuta nel primo file elencava 48 indirizzi, quella nel secondo 45. La ragione di questa differenza non viene spiegata per cui resta un dubbio: i siti eliminati non sono più considerati pornografici oppure non lo erano proprio?
Ma la cosa più preoccupante è che il primo file pubblicato non era stato “pulito”, infatti conteneva il nome e cognome registrato dall’utente del programma con il quale è stato creato il file, che non è necessariamente quello che lo ha materialmente scritto. Ma, ancora peggio, alcuni dei link elencati contenevano anche dati di sessione o delle ricerche fatte da chi li ha raccolti. Come dire che chi è andato sul sito n.39 della lista ha cercato la parola “sesso” (sic!), stendiamo un velo pietoso sulle altre tracce lasciate. Persino due noti comici hanno usato questo file fallimentare nel loro sketch settimanale in una nota trasmissione televisiva.

 

IA sta per Ironica Allegria

A tempo perso gioco con le cosiddette IA che mi capitano a tiro, soprattutto a scopo brainstorming ma anche perché certe volte mi fanno sorridere.
Come mi accade quando, dopo aver digitato l’URL mi compare questo

Finestra di avviso che chiede un click per continuare

Che domande!

Questa volta ho provato a chiedere la trama del film “The beginning of the Great Revival” (2011)

Risposta di una chat di IA

Parliamo d’altro

Solo per scrupolo ho provato a riproporre la domanda usando un titolo diverso usato per lo stesso film

Risposta a una domanda fatta ad una IA

Lascia perdere

Insomma l’IA non ne voleva sapere proprio, sulla pagina iniziavano a comparire le prime parole di una risposta ma poi, dopo tre-quattro righe spariva tutto quanto scritto e compariva quella frase che viene comunemente interpretata come una sorta di avviso che la risposta è stata censurata.

La cosa che mi ha fatto pensare è che avevo chiesto la trama di un film che, per quanto conosco, è stato prodotto da un ente di stato cinese (fonte wikipedia) e che ha come soggetto la storia della nascita del Partito Comunista Cinese. Non sono un esperto sinologo ma il film (che ho visto) mi è sembrato una classica operazione propagandistica e infatti è uscito nel 2011 in occasione del centenario della fondazione del PCC.

La risposta è la stessa se si interroga l’IA a proposito del film “The Founding of a Republic” (2009) altro film propagandistico uscito per il 60mo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

A questo punto mi è sorta spontanea la domanda: perché l’IA censura le risposte a queste domande?

Alcune delle ipotesi che ho fatto:

  1. i burocrati che hanno promosso la produzione dei film sono poi caduti in disgrazia;
  2. il film è stato stroncato dai critici e quindi è meglio far finta di niente;
  3. la IA, per andare sul sicuto, evita di rispondere su qualunque argomento riguardi il PCC.

Altre idee…?

Scùp

Negli ultimi giorno tutt* si sono occupati della proposta fatta dal Governo cucurbitacei di sottoporre gli aspiranti magistrati a un qualche tipo di test psicologico per verificare che siano adatti al loro lavoro. Molti hanno anche tirato in ballo lo storico MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory) come probabile candidato alla bisogna.

Le nostre fonti di informazione ci mettono in grado di pubblicare alcune delle domande alle quali saranno tenuti a rispondere le persone sottoposte al test.

Ricordiamo che per ognuna delle affermazioni bisogna scegliere tra “vero” o “falso”, i numeri degli item non corrispondono necessariamente alla versione finale del test.

22. Esiste una giustizia a orologeria.
31. La toga rosso scuro mi snellisce.
34. Da giovane ero innamorato di Perry Mason.
35. A volte penso che in aula sarebbe opportuno indossare una parrucca.
42. Non riesco a trattenermi dal sorridere quando leggo la scritta “la giustizia è uguale per tutti”.
49. Non so andare in bicicletta.
53. Mi piacciono le serie TV del genere “procedural”.
64. Le donne dovrebbero occuparsi solo di procedimenti giudiziari poco importanti.
71. Non ho mai ben capito il significato della canzone “Un giudice”.
112. Il Codice di Procedura Penale dovrebbe avere un numero minore di pagine.
299. Il mio film preferito è “The Life and Times of Judge Roy Bean“.

[segue?]

 

Domanda scema

Il lavoro che vi hanno affidato riguarda la classificazione/catalogazione dei siti web.

Il vostro compito è compilare delle liste (elenchi) di siti web che rientrano in una stessa categoria, oggetto, argomento, o come volete chiamarlo.

Per una delle categorie viene fornita questa descrizione:

“Siti che promuovono o che offrono metodi, mezzi di istruzione o altre risorse per influire su eventi reali attraverso l’uso di incantesimi, maledizioni, poteri magici o essere* soprannaturali.”

[*] l’errore non è stato fatto da chi scrive.

Quali siti web inserireste nella categoria descritta sopra?

  1. siti web dedicati alla fantascienza
  2. siti web dedicati alla fantasy
  3. siti web dedicati ai super-eroi
  4. siti web dedicati alla religione
  5. siti web dedicati alla magia

Qualsiasi risposta darete, sarà sicuramente quella sbagliata 😉

All’arme a sorpresa ma non troppo

Oggi è arrivato il terzo “allarme di prova” diffuso, almeno nella Regione dove vivo, negli ultimi quattro mesi, qui qualche osservazione sul primo.

Nella immagine a destra quello arrivato stamattina verso le 12:00

schermata di un allarme di prova trasmesso ai cellulariL’intestazione farebbe supporre anche a Watson che la cosa si dovrebbe ripetere, il condizionale è d’obbligo per quello che riguarda certe iniziative della pubblica amministrazione, con cadenza mensile.

Più che pensare alla vecchia storia di “al lupo, al lupo!” che molti avranno imparato fin da piccoli mi ha fatto venire in mente un simpatico paradosso imparato da grande secondo il quale non è possibile annunciare un evento a sorpresa quando viene definito l’ambito temporale nel quale dovrebbe verificarsi.

Provo a spiegare questo paradosso a chi non lo conosce.

Sappiamo (vedi sopra l’avviso che il test avrà una cadenza mensile) che nel prossimo mese di ottobre ci sarà, in un giorno a caso, un allarme di prova. Sappiamo che deve essere un giorno a caso altrimenti se tutti sapessero in che giorno viene diffuso verrebbe meno la sua funzione. Sappiamo che ottobre è un mese che ha 31 giorni (30 giorni ha novembre…) e che quindi il test dovrà necessariamente avvenire, in un giorno a caso, dal primo al trentuno ottobre.

In realtà il test non potrebbe avvenire il 31/10 in quanto se il giorno prima (il 30/10) non viene diffusa l’allerta sarebbe evidente che questo avverrà il giorno dopo e quindi non sarebbe più un giorno a caso. D’altro canto l’allarme di prova non potrebbe essere diffuso nemmeno il 30/10 in quanto se arrivati al 29/10 non fosse ancora stato diffuso sarebbe ovvia la scelta del 30/10 come giorno del test in quanto il 31/10 è escluso per la ragione spiegata sopra.

Ma, a questo punto dobbiamo escludere anche il 29/10 dai giorni possibili in quanto se arrivati al 28/10 non fosse ancora stato diffuso l’allarme di prova sarebbe ovvia la scelta del 29/10 come giorno del test in quanto il 30/10 e il 31/10 sono da escludere per le ragioni già spiegate.

Vi risparmio le ragioni per le quali bisogna escludere anche il 28/10, il 27/10 e così via.

Noto, con interesse, la scelta del giorno (11 settembre) per la diffusione di questo allarme ma evito di chiedermi se sia una coincidenza o meno in quanto il giorno in cui hanno spiegato a scuola come fare a capire cosa passa per la testa delle persone io ero assente.

Aggiornamento: dopo un nuovo test alle 15:30 circa, ne sono seguiti alle 16:30 circa altri 3 (tre)  nel giro di qualche minuto ! Tutti identici a quello di stamattina e quindi è inutile pubblicare lo screen-shot. Riflettendoci forse era meglio raccontare la storia di “al lupo, al lupo!” piuttosto che il pretenzioso paradosso.

Che caldo che fà… zum-zum pà-pà

Chiamatelo trend topic se proprio non potete farne a meno o come preferite ma in questi giorni si parla e si scrive molto di caldo. Nell’interessante dibattito si dibatte (la scelta del verbo è voluta) tra coloro che ritengono le temperature di questi giorni superiori a quelle che di solito si registrano in estate e coloro che invece ritengono che esse rientrino all’interno di quelle caratteristiche dell’estate. Ma questa è solo la punta dell’iceberg (la scelta dell’esempio è voluta) in quanto il sottofondo, esplicitato o meno che sia, riguarda la questione dei cambiamenti climatici, altro argomento a lungo dibattutto. Per cui, quasi sempre, da una parte si schierano coloro che sono convinti che si vada verso una inevitabile catastrofe ecologica e dall’altre chi invece ritiene che tale previsione sia esagerata. Come risulta chiaro quindi la discussione sulle temperature trascende le chiacchiere da apericena o da social cosi.

Avendo un approccio alla vita strattamente legato al buon senso (che non è la stessa cosa del senso comune) volevo fare un semplice raffronto tra le temperature registrate in questi giorni e quelle registrate negli ultimi anni limitandomi a prendere in considerazione esclusivamente i dati relativi alla città dove vivo. Il mio buon senso mi dice che prendendo in considerazione le temperature relative a una città si può avere, almeno indicativamente, anche un’idea di cosa succede nelle vicinanze. Non essendo un esperto in campo meteorologico ho pensato di recuperare i dati necessari da una fonte autorevole (nella materia) quale dovrebbe essere il servizio meteo dell’Aeronautica Militare italiana. Qui ci andrebbe bene una digressione sul fatto che da piccolo le previsioni del tempo me le leggeva in televisione un simpatico colonnello ma a quei tempi il mio antimilitarismo lasciava molto a desiderare, per cui mi limito a chiarire che preferirei i dati raccolti da militari a quelli registrati dai dipendenti di una qualche società che insieme alle previsioni fornite dalla sua immancabile app ti vende di tutto, questo perché da grande il mio anticapitalismo è ancora vivo. Mi collego quindi al sito dell’AM, che non è certo il massimo dal punto di vista dell’accessibilità e dell’usabilità, dove scopro che i dati cercati sono (probabilmente) disponibili ma a pagamento.

Qui ci andrebbe una digressione (ancora!) sul fatto che l’AM viene finanziata da chi paga le tasse e che quindi chi ha raccolto i dati è stato già pagato dai contribuenti per fare quel lavoro ma, nonostante questo, se un cittadino volesse leggere i dati raccolti dovrebbe pagare (di nuovo…) per poterlo fare. A questo punto il collegamento tra il mio antimilitarismo e il mio anticapitalismo consolida il suo legame anche nel contesto delle temperature registrate. La cosa è confortante.

Cercando ancora quei miseri dati che vorrei scopro che:

– l’ISTAT fornisce, a gratis, i dati sulle “temperature medie” del 109 capoluoghi di provincia italiani, il file non si apre correttamente usando Libre Office in quanto contiene troppe righe;

– che esiste una simpatica mappa (https://climatechange.europeandatajournalism.eu/en/map) dell’Europa dove, inserendo il nome della città (anche piccola) ti compare un numero che indica di quanto è mediamente aumentata (o diminuita) la temperatura. Correttamente chi ha creato la mappa avverte che i dati sui quali si basa sono “stimati” il che vuol dire che non sono reali;

– che il progetto open data creato anni fa dal Governo italiano è sempre più imbarazzante;

– che spesso si fa riferimento riportando dei dati a “temperature medie” che non mi quadra perché si tratta piuttosto di “media delle temperature”.

Il tempo che avevo deciso di dedicare a questa cerca è trascorso senza successo ma ho imparato alcune cose e ne avrò dimenticate altrettante.

Adesso vado a fare una doccia perché fa caldo, a prescindere.