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La scienza delle soluzioni immaginarie

Lassù nel Montana…

Tutte le volte che sento o leggo la parola “Montana” mi viene immediatamente in mente una vecchia pubblicità televisiva il cui spot iniziava appunto con una canzoncina che faceva così: “Laggiù nel Montana / tra mandrie e cowboy / c’è sempre qualcuno / di troppo tra noi…”.

Lo spot si trova facilmente in Rete e quindi non mi dilungo oltre, aggiungo solo che – non essendo mai stato nel Montana – mi ero fatto l’idea che fosse un posto ancora selvaggio anche grazie alle storie della pubblicità e alla scoperta che un altro mito dell’infanzia, il Parco di Yellowstone, fosse proprio collocato da quelle parti. Fine della distrazione iniziale.

La scorsa settimana i legislatori del Montana hanno approvato una proposta di legge (qui il testo) con la quale si rende illecito consentire agli abitanti di quello stato la possibilità di scaricare una nota applicazione chiamata “TikTok”. Già recentemente era già stato vietato ai dipendenti pubblici del Montana di installare la suddetta app sui cellulari di servizio. La legge, approvata, adesso deve essere firmata dal Governatore per diventare applicabile.

Ci sono alcune cose nel testo di legge che mostrano alcuni aspetti della società statunitense, o almeno di quella del Montana, interessanti:

– la legge non vieta di installare l’applicazione o di usarla, per cui chi la usa e/o l’ha già installata non ha di che preoccuparsi;

– la legge non vieta nemmeno ai Provider di bloccare l’uso dell’applicazione per chi si trova nei confini dello stato;

– la legge vieta solo ai fornitori di contenuti di mettere a disposizione per chi si trova nei confini dello stato un link per scaricare il programma;

– chi viola la legge incorrerà in una multa di 10 mila dollari in prima istanza e altri 10 mila per ogni giorno successivo nel caso la violazione prosegua.

La decisione, come chiaramente espresso nei preliminari del testo di legge, è stata presa per difendere la privacy dei cittadini del Montana dallo spionaggio a favore del Partito Comunista Cinese al quale (come è noto) vengono inviati i dati carpiti subdolamente dall’applicazione:

“TikTok’s stealing of information and data from users and its ability to share that data with the Chinese Communist Party unacceptably infringes on Montana’s right to privacy;

Anche leggendo il testo della legge non è molto chiaro come sarà possibile applicarla, dal prossimo 1 gennaio 2024.

Quello descritto è uno dei, ormai, tantissimi esempi di come ancora ci siano (e non solo “laggiù nel Montana…”) legislatori e politici che non hanno ben compreso come funziona la Rete e continuano a rapportarsi in modo completamente ridicolo e inadeguato a problemi anche seri, come per esempio il fatto che (praticamente) tutte le applicazioni archiviano dati personali più o meno a insaputa delle persone che le usano.

Già nei primi mesi di quest’anno si sono diffuse notizie sul divieto, imposto da alcuni governi dell’Unione Europea, di usare il programma in questione sui telefonini di servizio dei dipendenti pubblici e, naturalmente, anche in Italia sono circolate voci su un possibile divieto.

Bisogna solo sperare che i politici nostrani non vengano a conoscenza della legge del Montana in quanto ci sarebbe sicuramente qualcun* che proporrebbe di adottarla anche qui.

 

 

 

Giochi di guerra

Nella maggior parte dei giochi tradizionali, di carte, da tavolo o di altro tipo, alla fine della partita c’è un solo vincitore, tutti gli altri partecipanti perdono o al massimo è possibile che si verifichi un pareggio: nessuno vince, nessuno perde. Alcuni giochi fanno eccezione a questa regola generale in quanto, una volta terminata la partita, per individuare vincitori e perdenti deve essere presa in considerazione la situazione finale nella quale si trovano i giocatori. In questi casi nei manuali di quei giochi vengono descritti i diversi “scenari” finali possibili. Per cui ci possono essere vittorie o sconfitte di misura o travolgenti, vittorie o sconfitte condivise e tutto un altro insieme di risultati finali che dipendono dal tipo di gioco e dalle sue regole. Non è certo un caso che molti “giochi di simulazione bellica” rientrano in questa categoria.

Il conflitto in corso da più di un anno in Ucraina ha prodotto analisi di tutti i tipi e ipotesi su come finirà il confronto, probabilmente però nessuno sarebbe disposto a scommettere la sua testa su qualcuna di queste. In questo senso la domanda “è possibile prevedere come andrà a finire?” resta, di solito, senza una risposta. Eppure, anche senza scomodare le onnipresenti e noiose teorie “geopolitiche”, le variabili economiche e le dotte analisi che si basano su ideologie vecchie e nuove, forse è possibile prevedere già da ora quello che potrebbe accadere entro un lasso di tempo non troppo lungo. Basta, semplicemente, coprire tutti i possibili “finali”, proprio come succede nei manuali dei giochi citati all’inizio. Quello che segue è quindi un tentativo di descrivere tutte le situazioni finali possibili, un elenco dal quale sono state escluse solo quelle praticamente impossibili anche se magari sarebbero proprio quelle che preferiamo.

Gli scenari finali possibili sono pochi e li elenchiamo di seguito, in modo non ordinato, lo scriviamo a esclusivo beneficio degli appassionati di “retro-pensiero”.

La prima possibilità è che la Federazione Russa vinca lo scontro, questa vittoria potrebbe avvenire in due modi:

1. Si potrebbe trattare di una vittoria totale, vale a dire una vittoria che vedrebbe la completa sconfitta dell’esercito ucraino e la conseguente occupazione di tutto il territorio nazionale. In questo caso probabilmente verrebbe insediato in Ucraina un Governo “amico” e create nel paese delle installazioni militari russe permanenti al fine di prevenire che in futuro ci siano altri problemi. Il Governo di Mosca guadagnerebbe qualche punto di popolarità interna e la NATO inizierebbe a spostare armamenti e truppe ai confini dell’Ucraina russificata al fine di evitare che vengano tentate altre annessioni.

2. Si potrebbe verificare una vittoria parziale della Federazione Russa, che vedrebbe alla fine delle ostilità la divisione del territorio ucraino in due o più parti. Alcune di queste saldamente in mano all’esercito russo e altre a quello ucraino. Questa situazione potrebbe portare a una separazione più o meno stabile tra le due parti oppure a una situazione di tregua armata più o meno permanente, in pratica si verrebbe a creare una polveriera sempre pronta a esplodere alla prima occasione. In ogni caso la NATO e la Federazione Russa dovrebbero, per ragioni fin troppo ovvie, continuare ad accumulare armi e truppe nelle rispettive zone occupate per mantenere – come minimo – lo status quo.

La seconda possibilità è speculare alla prima, in questo caso lo scontro sarebbe vinto dall’Ucraina, anche in questo caso la vittoria potrebbe avvenire in due modi::

3. Potrebbe essere una vittoria totale, che veda la disfatta completa dell’esercito russo e la sua cacciata da tutto il territorio nazionale, regione del Donbass e Crimea comprese. Il Governo di Mosca probabilmente entrerebbe in crisi, il che potrebbe avere anche delle conseguenze imprevedibili per la Federazione Russa e non solo per essa. In ogni caso la NATO dovrebbe necessariamente continuare ad armare l’esercito ucraino e probabilmente creare delle basi militari permanenti nel paese per prevenire che in futuro avvengano altri tentativi di invasione.

4. Potrebbe invece avvenire che, alla fine delle ostilità con la ritirata della maggior parte delle truppe russe che hanno invaso il paese, restino ancora in piedi l’occupazione della regione del Donbass, della Crimea o di altre zone; in pratica con un ritorno alla situazione esistente prima dell’invasione. In questo scenario la NATO dovrebbe necessariamente continuare ad armare l’esercito ucraino e probabilmente creare delle basi militari nel paese per poter reagire velocemente a eventuali nuove minacce russe. Dall’altra parte il Governo di Mosca, a parte i problemi interni che si troverebbe a dover affrontare con il fallimento dell’invasione, non potrebbe certo smobilitare completamente uomini e armi.

La terza possibilità è che lo scontro continui per molto tempo senza risolversi con la vittoria (completa o parziale) di uno dei due contendenti ma assuma un carattere “di stallo permanente”:

5. Questo è uno scenario già descritto sopra, in 2 e 4. Una situazione nella quale, almeno a breve e medio termine, nessuna delle due parti riesce a prevalere definitivamente sull’altra. Anche in questo caso, come in tutti quelli precedenti, diventerebbe indispensabile un flusso continuo di armi diretto a entrambe le parti in causa.

La quarta e ultima possibilità è che lo scontro si allarghi:

6. Questo scenario prevede che i combattimenti inizino a coinvolgere direttamente anche i paesi limitrofi in una escalation che potrebbe portare anche a una “terza guerra mondiale”. Nel caso di una generalizzazione dello scontro si aprirebbero una quantità di scenari praticamente impossibili da prevedere e quindi ci limiteremo ad affermare che questo sarebbe sicuramente il peggiore di tutti gli scenari possibili. E sarebbe, naturalmente, quello che vedrebbe il maggior spiegamento di armamenti in assoluto.

Come si vede ci sono solo sei scenari possibili, anche se con “sfumature” che potrebbero essere molto più numerose di quelle che sono state descritte in modo alquanto rozzo. Ma, in definitiva, gli scenari si possono ridurre sostanzialmente a quattro: due sono quelli che prevedono la completa vittoria di una delle due parti un terzo che invece prevede la cristallizzazione della situazione in una instabilità nella quale possono prevalere – di volta in volta – gli scontri armati e/o le tregue. Il quarto prevede l’innesco di una catastrofe globale.

Una delle considerazioni finali che si possono fare con poche possibilità di smentita è che, qualsiasi sia lo scenario (tra quelli descritti) che prevalga questo comporterà necessariamente un aumento della concentrazione di armi ed eserciti in quella zona. In alcuni casi questo aumento potrebbe essere maggiore che in altri ma in nessun caso, comunque vada a finire, si avrebbe una sua diminuzione e quindi l’invio di armi proseguirebbe o addirittura aumenterebbe rispetto alla situazione attuale.

Una situazione che non potrebbe cambiare, sicuramente non a breve o medio termine, e che non sarebbe in alcun modo influenzata da quello che realmente accade sul campo: chiunque vinca, chiunque perda, qualsiasi sia la situazione nella quale si verrebbe a trovare quel territorio nei prossimi mesi o anni.

Le uniche a vincere sempre sarebbero le imprese che producono armi e gli Stati che fanno dell’industria militare e degli eserciti un elemento fondamentale del loro potere. Gli stessi che oggi dicono di voler aiutare l’Ucraina a difendersi dall’invasione.

La lotta contro le industrie militari e gli eserciti resta quindi l’unico obiettivo da perseguire per chi non vuole un futuro di guerra; l’invio di armi e il sostegno ai governi continuano a essere sostanzialmente un incentivo a continuare una politica basata sulla guerra. Credere che il sostegno armato a una qualsiasi delle parti in causa possa essere funzionale alla fine di un conflitto o che conduca a un mondo migliore è come credere alla Befana. Far credere che il sostegno armato a una qualsiasi delle parti in causa sia l’unico modo a far cessare la guerra è solo propaganda a favore degli Stati, degli eserciti, dei costruttori e dei commercianti di armi.

Dialogo tra due controfigure

– Hai visto?
– Cosa?
– La registrazione di quello che diceva MMD a proposito di Putin.
– Ah, sì.
– E allora?
– Allora abbiamo aggiunto una nuova freccia al nostro arco dialettico.
– Giusto! Chi non è favorevole al sostegno del governo, dell’esercito, dello stato ucraino e all’invio delle armi ha le stesse posizioni della Mafia.
– Esatto.
– In effetti non ne potevo più.
– Di cosa?
– Del continuare a sostenere che chi non è favorevole sostegno del governo, dell’esercito, dello stato ucraino e all’invio delle armi ha le stesse posizioni di Putin o di qualche vetero comunista nostrano.
– Già, ormai era una motivazione un po’ logora.
– Soprattutto dopo le ultime elezioni politiche.
– Sarebbe come dire che chi, come noi, è favorevole all’invio di armi ha le stesse posizioni del governo italiano, di FdI, Lega, PD, FI, eccetera…
– Mai!
– Speriamo piuttosto che non insistano ancora con quelle storia dell’asse Mafia-Insurrezionalisti.
– Sarebbe una complicazione.
– Già, gli insurrezionalisti putiniani non credo possa funzionare.

[continua?]

Madamina il catalogo è questo

L’articolo pubblicato il 5 giugno 2022 sul “Corriere della Sera” e tutto quello che poi è seguito meriterebbe una attenta e seria analisi in quanto presenta molti spunti interessanti per chi si interessa di informazione, comunicazione e libertà di parola.

Quello che segue è invece solo il frutto di una mezza idea post-prandiale.

Le azioni degli esseri umani hanno sempre una motivazione, se si escludono i riflessi automatici anche comportamenti apparentemente inspiegabili possono essere spiegati, magari ricorrendo a particolari categorie: un gesto dettato dalla follia, dall’ignoranza, dalla vendetta, eccetera.

Visto che una motivazione ci deve essere ci si chiede perché qualcuno abbia fornito alle giornaliste del CdS quel testo. Partiamo ovviamente dal presupposto, che riteniamo ragionevolmente vero, che qualcuno abbia fornito un testo e non che questo sia stato inventato di sana pianta da chi ha firmato l’articolo.

Alcune premesse necessarie:

– per “testo” si intende lo scritto che è stato utilizzato per scrivere l’articolo sul “Corriere della Sera” e NON l’articolo stesso.

– le varie motivazioni elencate sono state scritte di seguito ma poi sono state numerate e sottoposte a un “sorteggio” che ha definito l’ordine con il quale compaiono. Questo per dire che non c’è una particolare ragione, a parte il caso, per cui una motivazione compaia prima o dopo un’altra.

– ribadiamo che la veridicità delle affermazioni contenute nel testo, il ruolo delle persone citate e tutto il resto non ci interessano.

– questa lista non ha la pretesa di essere esaustiva per cui potrebbero esservi aggiunte altre motivazioni.

– dovrebbe essere ovvio (ma non si sa mai…) che alcune delle motivazioni elencate potrebbero combinarsi tra di loro in quanto ci può essere più di una ragione per fare una cosa.

– si potrebbe seguire lo stesso esercizio per provare a elencare le motivazioni che in seguito hanno portato alla desecretazione del testo.

– non abbiamo (ancora) letto il testo desecretato.

Ecco quindi “la lista”:

Il testo l’ha fornito uno o una al fine di lanciare un avvertimento alle persone elencate nella lista: state attente, vi teniamo d’occhio!

Il testo l’ha fornito uno o una che in cambio ha avuto un corrispettivo economico o che se ne aspetta uno in futuro.

Il testo l’ha fornito uno o una per uno studio sul funzionamento della comunicazione in Italia in tempo di guerra.

Il testo l’ha fornito uno o una che aveva un particolare interesse a far diventar famoso una delle persone elencate nella lista.

Il testo l’ha fornito uno o una che non approvava il contenuto e/o le motivazioni del testo, al fine di rendere pubblico un documento segreto.

Il testo l’ha fornito uno o una al fine di lanciare un avvertimento alle persone elencate nella lista e a tutti quelli che hanno espresso o potrebbero esprimere posizioni simili: state attente, vi teniamo d’occhio!

Il testo l’ha fornito uno o una che voleva far colpo su una o tutte e due le giornaliste.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: costruire una copertura per un* agente doppi*.

Il testo l’ha fornito uno o una per mettere in imbarazzo i servizi, il Governo e/o qualche partito o esponente politico.

Il testo l’ha fornito uno o una per qualche non meglio conosciuta ragione sentimentale. Ah, l’amour!

Il testo l’ha fornito uno o una nell’ambito delle iniziative di propaganda di guerra delle autorità italiane.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: far credere ad altri servizi segreti che sia questo il livello di quelli italiani.

Il testo l’ha fornito uno o una nell’ambito di una faida interna ai servizi segreti.

Il testo l’ha fornito uno o una che approvava il contenuto e/o le motivazioni del testo, al fine di renderlo pubblico per dargli maggior risonanza.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: far sapere ai servizi segreti russi che le loro “spie” sono state scoperte.

Il testo l’ha fornito uno o una per far venire allo scoperto altre persone che la pensano come quelle inserite nella lista.

Il testo l’ha fornito uno o una per mettere in imbarazzo il “Corriere della Sera” e/o una o tutte e due le giornaliste.

[segue?]

 

 

 

 

Chi controlla i controllori

Plot per un racconto di fantascienza ancora da scrivere.

In una società immaginaria, abbastanza simile a quella nella quale viviamo, è in atto una pandemia e i governi hanno decretato che per circolare liberamente è necessario dotarsi di un lasciapassare che viene rilasciato solo a coloro che sono stati vaccinati o che, da un controllo fatto nelle ultime 48 ore, risultino negativi al virus che impesta il mondo.

Gli addetti e le addette al controllo devono, in ottemperanza alle norme, a loro volta essere quotidianamente controllati da “controllori di secondo livello” che a loro volta devono essere quotidianamente controllati da “controllori di terzo livello”… e così via… in una catena senza fine.

Riuscirà il/la protagonista a scoprire chi/cosa si nasconde dietro i “controllori di ultimo livello”?

 

 

Note a proposito del “Comunicato 24/03/2021. Bida 3 anni dopo”

Quelle che seguono sono alcune riflessioni fatte dopo aver letto il Comunicato scritto dal collettivo che gestisce l’istanza mastodon.bida.im

Ho partecipato al videoincontro del 9 aprile 2021 e sono anche intervenuto ma, per non rubare troppo spazio agli altri interventi, non ho detto tutto quello che avrei voluto dire. Rimedio, almeno in parte, con quello che segue. Si tratta di appunti, appena corretti per pubblicarli qui sopra e quindi ci sono ripetizioni, periodi oscuri e tutto il resto.

Prima di tutto ribadisco la mia stima al gruppo che gestisce l’istanza, alcune e alcuni dei quali conosco di persona e li rigrazio per il lavoro che fanno. Quindi le mie critiche, anche quelle che potrebbero sembrare cattive, devono essere intese come un contributo ben più che amichevole.

Quelli che seguono sono poco più che appunti presi leggendo il Comunicato già citato e vanno letti seguendo proprio l’ordine di quel testo che non riporto per non appesantire la lettura.

Il testo del Comunicato si trova qui.

Gli obiettivi che si era dato il collettivo bida aprendo l’istanza mastodon nel 2018 erano abbastanza chiari, pienamente condivisibili ma alcuni di essi erano alquanto difficili da realizzare. Non conosco le aspettative che si avessero all’inizio ma attaccare FB era, ed è ancora, davvero un bersaglio fuori portata e quindi destinato già in partenza a non essere raggiunto e probabilmente nemmeno sfiorato. Questo non significa che sarebbe stato meglio ripiegare su un obiettivo più a portata di mano ma piuttosto che, volendo fare un bilancio del progetto, si deve tener conto dell’impossibilità di raggiungere uno dei principali obiettivi iniziali.

Usare esclusivamente uno strumento digitale per spingere i compagni e le compagne a uscire da FB sarà sempre un tentativo destinato al fallimento e alla conseguente frustrazione. Per avere qualche speranza di vedere quel momento ci vorrebbero, oltre che delle alternative digitali, anche e soprattutto degli ampi movimenti reali in piazza, che in questi ultimi anni, per non dire poi in questi ultimi tredici mesi, non si vedono nemmeno all’orizzonte. Purtroppo.

Trovo molto importante e centrale il passaggio del Comunicato nel quale viene ricordato che alcune delle dinamiche che vengono considerate nocive sui “social” (e quindi sull’istanza) esistono anche nei gruppi di esseri umani che si relazionano nella vita reale. Mi discosto dalla vostra posizione solo perché ritengo che non siano “alcune” delle dinamiche a essere presenti anche nella vita reale ma “quasi tutte”. Non è una differenza da poco ma è comunque un buon punto di partenza. Quello che forse è mancato in questi 3 anni è stato un maggiore impegno a diffondere considerazioni di questo tipo per evitare le perdite di tempo in discussioni che non partissero da questo tipo di condivisioni di base.

Non credo che il fatto che l’istanza non sia diventata una risorsa “locale” sia una “contraddizione”, piuttosto la vedo come una piccola ingenuità: aprire un servizio in Rete con l’idea di farne qualcosa di “locale” e aprilo per primi significa necessariamente fare i conti con una sorta di “diritto alla primogenitura”. Se invece che bida fosse sata aperta per prima nebbia o cisti sarebbe stata una di esse a doversi sobbarcare questo peso. Continuo a pensare, mi sembra di ricordare che se ne discusse all’Hackmeeting di Firenze, che nulla vieta di “chiudere” l’istanza arrivati a un certo numero di utenti, forzando in questo modo i nuovi arrivati a scegliere un’altra istanza e risolvendo anche, almeno parzialmente, anche alcuni dei problemi legati agli account spam.

Riguardo al punto del Comunicato nel quale viene elencato cosa è andato bene e cosa male, trovo che manchi alla fine una sorta di “bilancio” finale, qualcosa che faccia capire da che parte vede pendere la bilancia il collettivo che gestisce l’istanza. Trovo che questo sia importante anche per far capire in modo immediato agli utenti se le idee che hanno loro su come vanno le cose sono condivise o meno da chi gestisce l’istanza.

Da parte mia, ma devo averlo già scritto e detto altre volte, propendo per un bilancio positivo. Sopra ho chiarito cosa penso degli obiettivi irraggiungibili, qui ricordo che in tre anni sono nate (almeno) altre due istanze, che è stato auto-organizzato un “campo”, che sono nati gruppi di discussione su matrix, solo per citare le cose concrete delle quali ho diretta conoscenza. E per una storia di 3 anni, dei quali più di uno alquanto anomalo, non mi sembra davvero poco.

Non dimentico certo gli aspetti negativi, ma preferisco volontariamente non dargli troppo spazio per due motivi: perché a mio parere non sono stati così numerosi e perché ritengo più importante mettere in rilievo quanto di positivo è stato fatto in modo da sostenere maggiormente quel genere di comportamenti e relazioni.

Del resto, come già scritto sopra, certe dinamiche di comunicazione che sono presenti anche nell’istanza lo saranno probabilmente sempre e quindi anche un “social” che è Open Source, federato e alternativo non ne potrebbe mai essere automaticamente immune.

Proprio per queste ultime cose scritte io sconsiglierei anche di spendere troppe energie per cercare di risolvere alcuni di quelli che vengono spesso individuati come i “Problemi” (con la P maiuscola) perché sono problemi che esistono da quando esiste la Comunicazione Mediata da Computer e, se non sono stati risolti in più di 30 anni, ho fortissimi dubbi che vengano mai risolti. Sono invece sicurissimo che molto spesso i tentativi che vengono fatti per cercare di risolvere determinati problemi rischiano di diventare poi essi stessi un problema.

Per essere chiari mi riferisco in particolar modo, ma non esclusivamente, a cose come troll, policy e moderazione, gioia e delizia di tutti gli admin fin dalle origini. Non esistono e non possono esistere sistemi definitivi per eliminare i troll, non esistono policy perfette (ma nemmeno quasi perfette…) e la cosa migliore di solito è quella di indicare alcune “linee guida” che sono quelle che dovrebbero seguire i moderatori, le utenti e gli utenti. Sempre ricordando che ci sarebbe comunque – inevitabile e non eliminabile – l’approccio individuale che per fortuna ci differenzia dalla binarietà delle macchine.

Sempre proseguendo su questo tema concordo, come ho scritto sopra e come ricordato nel Comunicato, che certe “tensioni” non siano risolvibili ma piuttosto che svilupparle in senso costruttivo come è stato scritto io suggerirei di fare un lavoro di analisi alcune delle dinamiche di comunicazione ripetute e provare a valutare i loro effetti sulla comunicazione complessiva che si sviluppa sull’istanza. Forse, sottolineo forse, sarebbe possibile provare a “incentivare” alcune di quelle modalità comunicative che si ritiene abbiano degli effetti positivi a scapito di quelle che si ritiene abbiano effetti negativi.

Riguardo il dibattito sugli incontri virtuali io sono tra quelli che non li preferisce ma sono anche abbastanza con i piedi a terra da ritenere che – soprattutto in questo momento – un video incontro è sicuramente assai meglio che restare in attesa della prossima data nella quale potremmo abbracciarci davvero.

Riguardo al ruolo del collettivo mi trovo abbastanza d’accordo con quanto scritto nel Comunicato e quindi non ho molto da aggiungere, salvo il fatto che sono fermamente convinto che i problemi interni di un collettivo dovrebbero essere discussi al suo interno, salvo che le persone che lo compongono non decidano tutte altrimenti. Aggiungo e non lo vedo in contraddizione che la trasparenza nella comunicazione verso gli utenti è comunque tra gli obiettivi importanti da perseguire, tra quelli che distinguono un collettivo di compagne e compagni dallo staff di una azienda.

Mi fermo qui, per il momento.

Comunicazione decente e indecente 3

Nella puntata precedente…

Intanto che scrivevo le due puntate precedenti (da leggere prima di questa, non dite poi che non vi hanno avvertito) una persona mi ha fatto giustamente notare che quanto avevo scritto non si poteva riferire solo all’istanza mastodon.bida.im (come potrebbe sembrare) ma anche alle altre. Cosa sicuramente vera, avevo promesso di scriverlo e mantengo (anche se in ritardo) la promessa.

E quindi aggiungo a quanto scritto in precedenza che, sebbene la maggior parte degli spunti mi sono arrivati da quello che succede sull’istanza mastodon.bida.im molte, probabilmente quasi tutte, le dinamiche che ho provato a descrivere e criticare compaiono spesso non solo nelle altre istanze di mastodon ma anche in altri “luoghi virtuali” (diversi dal Fediverso) dove le persone discutono o provano a farlo.

Intanto, continuando a riflettere su quanto avevo già scritto mi sono accorto che alle tendenze che avevo elencato ne mancava una e quindi rimedio subito.

 

La tendenza: “Facite ammuina”

Per l’origine del nome vedi la solita wikipedia. Questa è la posizione delle persone che hanno una cosciente o incosciente attitudine volta ad aumentare il grado di confusione della e nella comunicazione. Potrebbero sembrare solo comportamenti da troll ma non sempre lo sono. Si distinguono da altre persone che sembra abbiano le stesse modalità comunicative in quanto i loro “bersagli” sono collocati a 360 gradi e non concentrati in angoli più piccoli o addirittura indirizzati verso singole persone.

Questa posizione ha, secondo me, solo un punto criticabile: è facile banalizzare tutto, basta saper usare un minimo di ironia e avere un discreto senso dell’umorismo. Ma banalizzando tutto il contributo che viene dato alla collettività è monodimensionale, magari divertente ma ha la stessa scarsa utilità collettiva di chi pubblica esclusivamente monologhi intimistici.

 

Un anno dopo…

Avevo lasciato questa puntata in sospeso a fine 2020 ma l’altro giorno (21/01/21) un thread su mastodon.bida.im mi ha spinto a riprendere la bozza e concludere, almeno per il momento, la spassionata disamina delle tendenze comunicative con una seminuova.

 

La tendenza: “Sasso nella piccionaia”

Questa è la posizione delle persone che assumono spesso una modalità comunicativa di questo genere:

  1. si accusano tutte le persone di qualcosa di particolarmente sgradevole;
  2. sicuramente almeno una persona reagirà comportandosi in modo sgradevole;
  3. a questo punto chi ha lanciato l’accusa può dimostrare che era fondata [12].

Questa posizione, tra quelle elencate in precedenza, probabilmente è un po’ più complessa in quanto sfrutta una ben nota caratteristica delle discussioni, quella per cui – dopo un lasso di tempo più o meno lungo dal loro inizio – alla fine nessuno si ricorda più chi l’ha cominciata e come. E sfrutta anche il fatto che se si lancia un sasso dentro una piccionaia, ci sono moltissime probabilità di colpire un piccione [13].

La posizione è anche abbastanza “furba” in quanto lanciare accuse indiscriminate, per esempio rivolte a tutte le persone che sono iscritte a una istanza, per esempio mastodon.bida.im, permette di evitare l’accusa di offendere direttamente e personalmente tizia, caia o semproniu e quindi di far rientrare il proprio tra i comportamenti comunicativi che violano la policy. In pratica sfrutta una “debolezza”, una delle tante, che qualsiasi policy ha.

Questa tendenza è criticabile proprio perché non è facilmente attaccabile se non tramite la “meta comunicazione” che però nella comunicazione mediata da computer non funziona molto bene. Anche in questo caso, come nei precedenti, questo genere di tendenza ha un effetto negativo sulla comunicazione interpersonale in quanto invece che muovere critiche indicando direttamente le cose scritte da Tizia, Caio o Semproniu, accomuna tutte le persone in un unico calderone offendendole in blocco.

A questa tendenza si potrebbe anche muovere la critica di obsolescenza, perché questo genere di meccanismi comunicativi non sono nuovi ma riprendono vecchie tecniche delle flame wars dei tempi passati. I vecchi professionisti del litigio su Usenet spesso mettevano un sorriso 🙂 alla fine dei loro post più pesanti allo scopo di avere (nel caso servisse) la giustificazione pronta. Anche nel nostro caso, a volte, compaiono segnali del genere che fanno un po’ a cazzotti con la pesantezza delle critiche lanciate.

A proposito di questa tendenza avevo scritto anche qualcosa di molto più specifico, ricopiando molti dei “toot” che ritengo indicativi ma poi ho pensato che lo scopo di queste righe non è quello di criticare una (o più) persone in particolare e tantomeno globalmente tutte ma di descrivere quelle che ritengo delle modalità di comunicazione indecente.

 

Probabilmente finisce qui, salvo che non noti l’emergere di qualche nuova tendenza.

Critiche & insulti sono sempre benvenuti. Correzioni sintattiche e grammaticali un po’ meno.

 

NOTE

[12] Ogni riferimento alla “profezia che si autoavvera” è puramente casuale. Come si può facilmente constatare leggendosi i primi 7 libri (in ordine di pubblicazione) scritti dagli esponenti della Scuola di Palo Alto (CA) su questo interessante argomento.

[12] Si che lo so cosa significa “lanciare un sasso in una piccionaia” ma qui uso l’espressione in un altro senso perché, mentre scrivevo, ho immaginato la scena di una che lancia un sasso in una piccionaia ben sapendo che beccherà sicuramante un piccione.

Comunicazione decente e indecente 2

Nella puntata precedente…

Semplificando abbastanza ma non troppo ecco di seguito alcune di quelle che ritengo posizioni ricorrenti, forse sarebbe meglio dire tendenze, che si presentano in queste “discussioni tipo”. Preciso (per evitare inutili fraintendimenti) che ritengo più che legittime tutte le posizioni descritte, le critiche che faccio hanno il solo scopo di stimolare una discussione al fine di provare a migliorare la comunicazione interpersonale all’interno di mastodon.bida.im

 

La tendenza: “Non sono critiche ma sono offese”

La posizione di chi, anche non essendo coinvolto in prima persona, ritiene non giustificabile un determinato tipo di repliche in quanto sarebbero delle offese travestite da sfottò [6]. La gravità di questo genere di accuse rivolte verso i “replicanti” [7] varia dalla “censura” all’uso di giudizi e termini offensivi (questi sicuramente a livello personale) del tipo “comportamento da branco”, “bullismo”, “maschilismo”, e chi più ne ha più ne metta. In altre parole si accusa qualche persona (o un gruppo di persone) di attacchi personali attaccandole a livello personale senza nemmeno citarle.

Questi, secondo me, sono i punti criticabili di questa posizione:

  1. non si fa alcuna differenza fra i commenti chiaramente offensivi a livello personale e quelli che replicano al contenuto di un toot e non contengono attacchi di tipo personale diretti a chi quel contenuto ha pubblicato;
  2. si presuppone, sempre, che al nick Caio corrisponda una persona di genere maschile e al nick Tizia una di genere femminile, il nick Semproniu viene quasi sempre considerato corrispondere a quello che torna più comodo [8];
  3. si collegano fra di loro commenti provenienti da utenti (forse) differenti e si etichettano (spesso in modo molto offensivo a livello personale) in blocco come se fossero stati scritti per qualche secondo fine non meglio specificato. Questo probabilmente in quanto manca una conoscenza di base dei meccanismi di funzionamento della CMC e questa mancanza è la principale causa del ricorso a teorie simil complottiste.
  4. non si tiene conto del contesto nel quale la comunicazione avviene, un contesto che ha una limitata possibilità di discussione, per le ragioni scritte all’inizio di questo testo.

 

La tendenza: “Noli me tangere”

La posizione è espressa principalmente dalle persone direttamente “prese di mira” [9], ma anche da quelle che, magari senza esserlo si sentono coinvolte per cui anche se Semproniu replica a Tizia, può venir fuori Caio che reagisce come se Semproniu avesse replicato direttamente a lui.

I punti criticabili di questa posizione sono:

  1. tutti quelli elencati nei punti della tendenza precedente;
  2. la tendenza favorisce una modalità nell’uso di un “social coso” caratterizzata dall’apparire piuttosto che dal confrontarsi e comunicare;
  3. il rinforzo della teoria delle “zone sicure” anche quando i contesti non lo richiederebbero: l’unico luogo “sicuro” in Rete è un “ambiente virtuale” popolato da poche persone che si conoscono e che non ha alcuna interazione con l’esterno;
  4. a volte, le persone che sostengono questa posizione, rifiutano il confronto e il dialogo a meno che non provenga da persone che la pensano esattamente allo stesso modo.

 

La tendenza: “Ma che @#$%!! scrive?”

La posizione delle persone che, provando fastidio (o altro) rispetto a particolari toot o agli argomenti trattati in quelli tende a replicare, in modo diretto e/o indiretto esprimendo in vario modo la propria disapprovazione. A volte questa replica è, a mio avviso diretta in modo chiaro al contenuto altre volte alla persone che quel contenuto ha scritto. Altre volte, soprattutto in repliche che solo per comodità definisco “ironiche” [10].

I punti criticabili di questa posizione sono:

  1. a volte chi replica non riesce a esercitare la virtù della pazienza quando legge un toot fastidioso o uno che ritiene addirittura offensivo;
  2. a volte chi replica non riesce a distinguere, quando scrive la replica, tra un toot offensivo a livello personale e uno invece che riguarda solo il contenuto;
  3. c’è sempre il rischio che, a causa del polverone provocato dai toot “ironici” e dalle (quasi) inevitabili discussioni che ne seguono, alla fine ne risenta tutto il resto della comunicazione su mastodon.bida.im;

 

La tendenza: “Agnostica”

La posizione di chi non partecipa, per un qualsiasi motivo, alla discussione.

Questa posizione, che raggruppa persone che non partecipano per motivazioni anche molto diverse e tutte più che rispettabili, ha un solo punto criticabile: le persone che non esprimono pubblicamente la loro opinione riguardo ad alcuni temi e non partecipano alle relative discussioni non contribuiscono che in misura minima alla alla costruzione di un altro tipo di “social coso”.

Le discussioni che avvengono “in altre sedi” (virtuali o meno) che non siano l’istanza e/o la lista di gestione, sebbene possano avere qualche utilità, non cambiano la sostanza delle cose.

 

La mia tendenza preferita

Credo che quanto scritto sopra renda chiara la mia posizione ma, per renderla ancora più esplicita, provo a chiarire ulteriormente alcuni punti.

Come ho già scritto ritengo preoccupante, per la comunicazione su mastodon.bida.im che in molti interventi non venga fatta una distinzione che ritengo fondamentale tra un toot che attacchi chiaramente e spesso gratuitamente una persona:

Tizia: mi sono lavata i capelli con lo shampoo all’erba cipollina.
Caio: secondo me hai i pidocchi.

o quello invece quello che una persona ha scritto:

Caio: mi sono lavato i capelli con lo shampo all’erba cipollina.
Semproniu: lo shampo all’erba cipollina è pericoloso per la salute dei capelli.

Se non viene rilevata la differenza tra le due interazioni, ma anzi se le due interazioni si considerano praticamente equivalenti vuol dire che non è possibile alcun tipo di conversazione che non sia del tipo:

Semproniu: mi son lavat i capelli con lo shampo all’erba cipollina.
Tizia: wow!
Caio: sei bellissimu!

Una modalità di interazione che è praticamente sovrapponibile a quella prevalente su un qualsiasi “social coso” commerciale, cosa che a me non sembra particolarmente interessante.

Come ho già scritto in un altro post su questo blog, sempre a proposito del tema, consiglio la pazienza e per coerenza la esercito per primo, infatti non partecipo, anche se sono sempre tentato, a tutte le “discussioni tipo” che periodicamente si sviluppano su mastodon.bida.im e solo occasionalmente replico (direttamente o indirettamente) a qualche toot perché “ogni limite ha la sua pazienza” [11]. Questo non vuole dire che non abbia notato determinati comportamenti comunicativi continuamente ripetuti, soprattutto provenienti da parte delle persone che si lamentano, che ritengo spesso più fastidiosi di un insulto o una discussione inutile.

Soprattutto continuo a ritenere che una discussione collettiva decente, che però non può essere fatta sull’istanza per i motivi più volte ripetuti, sia sempre più salutare che scrivere e leggere quanto scritto fino a questo momento qui sopra.

Segue… ma forse anche no 🙂

 

NOTE

[6] Uso il termine “sfottò” ma potrei usare “dileggio”, “presa in giro”, “perculare” o altro in quanto questo non è un post scritto per distinguere i vari tipi di replica secondo il grado di maggiore o minore sarcasmo che contengono, cosa che secondo me può essere fatta solo con valutazioni soggettive.

[7] In questo caso “replicanti” sono coloro che replicano. Abbiate pazienza.

[8] Solo in nota svelo un segreto segretissimo. Chi usa il nick “LeonardoDaVinci” non è detto che sia il famoso inventore, non è detto che sia di genere maschile, femminile o altro. Perché, e qui svelo un segreto personale ancora più segreto, su Internet nessuno sa che io sono un cane [cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/On_the_Internet,_nobody_knows_you%27re_a_dog]

[9] Anche qui uso “prese di mira” ma avrei potuto usare anche “dileggiate”, “sfottute”, “perculate” o persino “bullizzate” (sic!) o altro in quanto questo non è un post scritto per distinguere i vari tipi di replica secondo un grado di maggiore o minore gravità.

[10] Come tutte le persone di mondo sanno è sconsigliabile raccontare una barzelletta a un carabiniere il venerdì perché poi riderà la domenica a messa. La vecchia battuta appena ricordata è un buon esempio per sostenere che ironia, sarcasmo, dileggio e quant’altro sono delle modalità della comunicazione interpersonale che possono essere valutate in modo esclusivamente soggettivo. Quello che per me è una “sottile ironia” per un’altra persona potrebbe essere valutatata come come “sarcasmo”, e viceversa. Per questo trovo molto difficile, per non dire impossibile, proporre discussioni volte ad analizzare ed etichettare il contenuto di un toot come se fosse un campione biologico in un laboratorio. Non funziona. Gli esempi fatti qui servono per provare a chiarire alcuni aspetti della comunicazione in generale e quindi vanno presi con le dovute cautele del caso.

[11] “Totò contro i quattro”, 1963.

Comunicazione decente e indecente 1

“Devi imparare a stare zitt* se vuoi discutere con me!” (Pseudo Anonimo)

Ancora a proposito delle dinamiche di comunicazione su mastodon.bida.im e per la solidale comprensione che ho verso chi amministra quell’istanza.

Uno dei motivi ricorrenti negli scambi problematici all’interno e all’intorno [1] dell’istanza in questione riguarda i thread [2] che si sviluppano periodicamente a proposito di toot ritenuti da alcun* offensivi, da altr* meno da altri ancora per nulla [3].

Quello che segue è un elucubrazione personale. Insulti e critiche, anche dirette, sono benvenute all’indirizzo e-mail.

Per prima cosa ritengo opportuno sottolineare che, per come funziona, una istanza mastodon non è lo strumento migliore per fare discussioni approfondite, ragionamenti lunghi e complessi o qualsiasi altro tipo di comunicazione che non sia più o meno quella estemporanea di un “social coso”. Questo è il principale motivo per il quale le cose che volevo scrivere le scrivo qui che ho più spazio a disposizione e non ho un avviso sonoro se qualcuno mi boosta il toot.

Sempre per come funziona mastodon, ognuna delle persone iscritte all’istanza “vede” una versione del flusso di comunicazione leggermente o pesantemente diversa da quella delle altre persone in base ad alcuni settaggi che chiunque può o meno attivare autonomamente. Il “blocco” di un altra persona e/o il suo “silenziamento” rendono la visualizzazione di Tizia diversa da quella di Caio e da quella di Semproniu [4]. Sei i blocchi e/o silenziamenti sono multipli, reciproci e/o incrociati le possibilità di visualizzazioni diverse diventano un fattore di distorsione che non si può ignorare.

A questa caratteristica va aggiunta quella, altrettanto importante, che chiunque può, quando vuole, cancellare un suo toot, facendo così magari sparire l’origine di un thread e aggiungendo al problema indicato sopra una ulteriore livello di distorsione che sconsiglia, come già scritto, di usare una istanza mastodon per discutere in modo appena decente.

Se non si tengono sempre ben presenti le due cose scritte sopra si è destinati a commettere errori di valutazione su quello che succede e, spesso, a intervenire in modo sbagliato in alcune discussioni e, in alcuni casi, persino non accorgersi che esistano (a volte magari è anche meglio) certe discussioni.

Di seguito ci occupiamo solo di una delle “discussioni tipo” ricorrenti, non perché altre non lo meritino ma solo per non rendere questo scritto ancora più lungo e noioso.

Il meccanismo comunicativo scatenante della “discussione tipo” alla quale faremo riferimento è, in linea di massima, di questo genere:

Tizia [5] scrive qualcosa.

Caio [5] replica direttamente con un “meme” o con qualcosa di scritto a quello che ha scritto Tizia. Oppure Caio pubblica un toot (non una replica diretta!) con qualcosa che, direttamente o indirettamente, fa riferimento o sembra fare riferimento al toot iniziale di Tizia.

Tizia, Caio e/o Semproniu commentano a favore o contro Tizia, a favore o contro Caio. Caio, eventualmente, replica, eccetera eccetera…

A questo seguono interventi vari sull’accaduto, qualcuno ragionato altri meno, che per le ragioni specificate sopra non è possibile seguire in modo decente a meno di non perderci una giornata.

Evitando di fare esempi perché è noto che spesso poi le repliche si spostano dal problema all’esempio, in queste “discussioni tipo” si cristallizzano alcune posizioni che tornano a riproporsi periodicamente in modo quasi sempre uguale ed è per questa ragione che le considero “discussioni tipo”.

Segue…

 

NOTE

[1] Va tenuto presente che, oltre all’istanza in questione, sono stati creati altri ambiti di comunicazione e discussione popolati da persone che sono iscritte a mastodon.bida.im in questo caso faremo però come se queste non esistessero in quanto ne conosciamo solo alcune e non possiamo essere sicuri che siano le uniche.

[2] Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Thread_(comunicazione_online)

[3] Qui semplifico ma poi nel corso dell’elucubrazione sarò più specifico.

[4] Per amore di complicazione in questa elucubrazione “Tizia” è riferito a un qualsiasi nick che sembra indicare che la sua proprietaria sia di genere femminile, “Caio” è riferito a un qualsiasi nick che sembra indicare che il suo proprietario sia di genere maschile e “Semproniu” è riferito a un qualsiasi nick che sembra indicare una persona di qualsiasi altro genere.

[5] Leggi la nota 4 per favore!

Sarchia: Hai letto la decisione del Parlamento Europeo?
Pone: Quale?

Sarchia: Quella su cosa si possa scrivere sulle etichette dei prodotti alimentari a base di vegetali.
Pone: Ah, si, la questione dell’hamburger vegano con annessi e connessi.

Sarchia: Si, quella. Cosa ne pensi?
Pone: Che le parole a volte somigliano agli esseri viventi. Nascono, crescono di più o di meno e poi, a volte, passano una vecchiaia solitaria, dimenticate da tutti e in alcuni casi poi arriva la loro definitiva scomparsa.

Sarchia: Si, ma alcune parole hanno anche un destino diverso, quello di cambiare significato nel corso del tempo.
Pone: A volte sono quelle più affascinanti.

Sarchia: Prendi, a esempio la parola “hamburger”, una parola relativamente recente (viene fatta risalire al 1884) e che deriva probabilmente dal nome di una nota città tedesca Amburgo (Hamburg). Negli corso degli anni la parola ha finito per essere comunemente associata a un panino con dentro una polpetta di carne, insalata e altre cose varie.
Pone: E non è finita. Oggi la parola è legata anche all’informatica dove esistono le “hamburger icon” che sono composte da tre linee orizzontali sovrapposte e che di solito richiamano un menù a discesa.

Sarchia: Si una parola, nel corso del tempo, può cambiare significato e, in alcuni casi, anche nel suo opposto.
Pone: Già.

Sarchia: E cosa ne pensi della decisione del Parlamento Europeo?
Pone: Dal punto di vista linguistico o cosa?

Sarchia: Da quello che preferisci.
Pone: Tenderei a distinguere i piani. La decisione presa è chiaramente una decisione dettata da interessi esclusivamente economici e quindi legati al profitto. Da una parte l’industria della carne e dall’altra gli imprenditori che producono alimenti vegetali e che sono interessati ai miliardi di dollari di questo mercato. In mezzo qualche anima candida vegetariana o vegana che ha fatto proprio il nefasto detto: “il nemico del mio nemico è mio amico”.

Sarchia: Quindi per te “hamburger vegano” non è un ossimoro?
Pone: Beh, certo che è un ossimoro. Ma gli ossimori non sono vietati dalle leggi, almeno ancora no. Se volessi esprimere il mio pensiero completo proverei con una fantasia.

Sarchia: Nemmeno queste sono vietate, almeno per il momento.
Pone: Fantastico di essere un imprenditore del settore dell’allevamento bovino e suino. Un grosso imprenditore, ma grosso assai. Chiederei ai miei veterinari e tecnici di incrociare due razze di bovini e di crearne una nuova. La chiamerei “soia” e commercializzerei la bistecca di soia. Poi farei lo stesso con due razze di suini e chiamerei “tofu” quella nuova, così potrei commercializzare la salsiccia di tofu.

Sarchia: Temo che sia una fantasia davvero impossibile. Le autorità te lo vieterebbero.
Pone: E come?

Sarchia: Ti vieterebbero di usare i termini “bistecca di soia” o “salsiccia di tofu” perché generano confusione con prodotti dai nomi simili ma che sono di origine vegetale.
Pone: Questo dimostra l’inutilità della nostra discussione. Sarebbe bastato rileggersi un classico. Prego.

“Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, “questa significa esattamente quello che decido io… né più né meno”
“Bisogna vedere” disse Alice “se lei può dare tanti significati diversi alle parole”
“Bisogna vedere” disse Humpty Dumpty “chi è che comanda… è tutto qua”
(L. Carroll, Attraverso lo specchio)