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La scienza delle soluzioni immaginarie

Wannabe

Mi piacerebbe saper programmare. Essere capace di scrivere da zero un programma. Ma non per i soldi o per la gloria. Oddio, magari uno stipendio almeno un po’ sopra la soglia di povertà mi piacerebbe… ma andrebbe bene lo stesso saper suonare la chitarra senza essere James M. Hendrix.

Se fossi un programmatore avrei già scritto un programma che potrebbe tornare utile in una situazione come quella attuale. Ma anche se non sono capace di scrivere un programma penso di essere capace di immaginarlo.

Si chiama “Arturo”.

Cosa fa il mio programma una volta installato nel telefonino?

Una volta installato e lanciato il mio programma ti chiederà di impostare una password che servirà a crittografare tutti i dati che raccoglie. Dopo averti chiesto la password il mio programma attiverà la connessione Bluetooth del telefonino e resterà in funzione, in background, in attesa.

Il mio programma, tutte le volte che scoprirà nelle vicinanze un altro telefonino dove è installata una sua copia registrerà questo evento. Lo registrera in una riga di testo del tipo AAAAMMGGHHMMnn, che tradotto significa anno, mese, giorno, ora, minuti e numero del cellulare che ha scoperto nelle vicinanze. Un cellulare scoperto, una riga. E renderà questa riga illeggibile con la crittografia. A una riga alla volta lo spazio che occupano sulla memoria del cellulare un migliaio di queste righe sarà probabilmente molto minore di quello occupato dalla foto del gatto della vicina di casa carina.

Il mio programma sarà talmente cool che cancellerà automaticamente le righe registrate più vecchie di 16 giorni. Per cui non ci saranno mai problemi a conservare in memoria molte foto del gatto di cui sopra.

Nel malaugurato caso che il possessore del suddetto cellulare scoprisse di aver contratto una brutta infezione gli sarà sequestrato il telefonino e verrà estratto dallo stesso il file crittografato contenente quelle strane righe di testo. Il malcapitato possessore del cellulare dovrà a questo punto rivelare alle autorità sanitarie la password che aveva scelto quando ha installato il programma.

Una volta avuta la password il file potrà essere caricato da un altro programma (che avrei sempre scritto io perché sarei davvero bravo) che prima lo decifrerà e poi, automaticamente, invierà a tutti i numeri di cellulare presenti nelle strane righe uno stesso SMS, del tipo:

Benvenuto nel mondo del
L’hai avuta

“Sei cordialmente e urgentemente invitato a recarti al più vicino ospedale in quanto nei giorni scorsi sei venuto a contatto con una persona infetta. Un caro saluto dal tuo Arturo.”

Mi manca solo di trovare una icona appropriata. Secondo me un gattino ci starebbe proprio bene.

Ogni riferimento ad App esistenti, esistite o esistibili è da ritenersi assolutamente e definitivamente casuale.

 

 

 

Ragionamenti oziosi sul pubblico passeggio nel marzo del 2020

Sappiamo tutti cos’è il foglio con l’autocertificazione (FCLC), no?

E’ quello che devi portarti dietro quando sei in strada, anche se ti trovi nel tuo comune di residenza e sei semplicemente uscito a prendere una boccata d’aria, approfittando del fatto che finalmente è (quasi) libera dagli scarichi dei motori.

Mettiamo il caso che tu non sia fornito del FCLC suddetto, magari perché una legge sul fatto di avere obbligatoriamente una stampante a casa non c’è (ancora), perché lo hai dimenticato in bagno o perché sei a solo cento metri da casa.
Mettiamo il caso che appare qualcuno, potrebbe essere un vigile, un agente di ps, due carabinieri, un agente di polizia penitenziaria, della guardia di finanza, della polizia postale, della polizia ferroviaria, della polizia provinciale o della polizia idraulica (AKA polizia delle acque) che ti ferma.

Mannaggia!

Se non hai il FCLC, a quel che ho capito (ma premetto che sono un po’ rinco), chi ti ferma ti dovrebbe fornire il FCLC e la penna per compilarlo. Poi lo firmi tu, lo firma lui o lei e poi?

Ipotesi 1. Il foglio resta a chi ti ha fermato
Ipotesi 2. Il foglio resta a te
Ipotesi 3. Viene fatta una fotocopia del foglio e se ne prende una per uno

Scartiamo subito l’ipotesi 3 in quanto le copisterie dovrebbero essere chiuse e comunque non è detto che il Tabaccaio con la multifunzione sia aperto e/o dietro l’angolo e poi la discussione su chi dovrebbe pagare la fotocopia sarebbe imbarazzante.

Se il foglio resta a chi ti ha fermato (Ipotesi 1) c’è il rischio che dopo 42 secondi ti fermi qualcun altro e si inneschi un pericoloso giorno della marmotta (quanti siete? dove andate?…)

Per evitare questo bisogna che il FCLC resti a te (Ipotesi 2) in modo da poterlo esibire cento metri dopo quando ti fermano di nuovo.

La, triste, alternativa è che vadano compilati non uno ma due FCLC, così, nel malaugurato caso ti fermi di nuovo qualcun* avrai in mano il tuo FCLC e potrai proseguire tranquillo la tua passeggiata.

Non chiedete cosa succede se, dopo la seconda volta, ti fermano di nuovo perché ho già mal di testa.

 

 

 

Guarda che luna…

Mentre (quasi) tutti ieri puntavano il dito sulla proposta di direttiva sul copyright approvata dal Parlamento Europeo la Commissione (sempre europea) pubblicava la proposta di un Regolamento per “prevenire la diffusione di contenuti terroristi online”.

Qui si può scaricare un colorato depliant pubblicitario (in italiano) del Regolamento proposto
https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/soteu2018-factsheet-terrorist-content_it.pdf

Qui, per i più forti di stomaco, il testo del Regolamento proposto e annessi vari
https://ec.europa.eu/commission/priorities/state-union-speeches/state-union-2018/state-union-2018-security_en

Prossimamente magari qualcosa di più sostanzioso di questa segnalazione.

Il prezzo è giusto?

Sarà il caldo che mi rende inabile al ragionamento, ma chi chiedevo se il prezzo indicato su questa macchina distributrice sia quello giusto.

macchina distributrice

 

Tecnologia avanzata

E se non fosse solo un pesce d’aprile?

Program errors force TEPCO to review all data

Tokyo Electric Power Company says it will review all data on radiation leaked from the damaged Fukushima Daiichi nuclear plant, citing errors in a computer program.

The utility says it found errors in the program used to analyze radioactive elements and their levels, after some experts noted that radiation levels of leaked water inside the plant were too high.

The company and the government’s Nuclear and Industrial Safety Agency say previously released data may have shown the levels of tellurium-129 and molybdenum-99 to be higher than they really were.

But they say that levels of iodine-131, which has a significant impact on humans and the environment, remain unchanged.

Il resto si legge qui.

Recensioni in ritardo

L’avvento della meritocrazia

Gli angolofoni le chiamano buzz-words (parole panciute), sono quei termini – spesso neologismi, che in un certo momento diventano di moda e che spesso hanno un significato non chiaro o non univocamente accettato. Di solito vengono usate per impressionare chi ascolta o legge e rendono alcune affermazioni talmente banali da essere difficilmente contestabili. Sicuramente il termine “meritocrazia” e tutti quelli collegati (merito e meritocratico in primo luogo) è una di queste parole che da tempo imperversa anche sui mezzi di comunicazione nostrani.

Per portare un piccolo esempio ecco alcuni titoli, nei quali compare la famigerata parola, comparsi sui quotidiani dall’inizio del mese di aprile del 2008:

“Lotta a sprechi e più meritocrazia: l’appello dei city manager riciclati” [1];
“Come far vincere il merito” [2]; “La mia provincia più sicura, pulita e meritocratica” [3]; “Largo al merito e al genio italiano” [4]; “Al nostro paese serve più meritocrazia e cultura di impresa” [5]; “Sanità malata, merito e competenza sono la cura” [6].

Impossibile invece anche solo contare il numero esorbitante di articoli e di servizi tv nei quali il termine viene utilizzato, più o meno a sproposito. Una citazione per tutte: “i lavoratori percepiscono che i vecchi schemi d’azione del sindacato frenano l’innovazione necessaria per valorizzare meglio il loro lavoro, oppure impediscono di valorizzarne il merito, appiattendo i trattamenti.” [7]

In generale i contesti nel quale attualmente viene utilizzato il termine sono essenzialmente due: quando si deve criticare il sistema di reclutamento del personale docente universitario (che viene assunto non per merito ma per cooptazione o nepotismo) e quando si devono criticare i danni di un preteso egualitarismo vigente nel mondo del lavoro che porterebbe ad un ingiusto livellamento salariale. Quest’anno poi la muta si è lanciata in una vera e propria crociata contro le idee del ’68 che sarebbero state le principali avversarie della meritocrazia, con alcuni interventi decisamente esilaranti: “La scarsa valorizzazione del merito è una delle cause principali della crisi del Paese. E’ ora di superare la cultura sessantottina del diciotto politico.” [8]

Probabilmente tutti coloro che oggi sprecano questa parola non sanno che la sua nascita è relativamente recente, sono infatti passati esattamente 50 anni da quanto fu usata per la prima volta dal sociologo inglese Michael Young.

Il termine compare nel saggio “L’avvento della meritocrazia” [9], un pamphlet socio-politico sulla scia delle distopie di Swift, Orwell e Huxley. In questo libro, un sociologo del 2034 racconta come nel Regno Unito si sia affermata una forma di governo chiamata “meritocrazia” e basata esclusivamente sul Quoziente di Intelligenza (Q.I.) delle persone. Mischiando citazioni da testi reali e inventati l’autore descrive le diverse forme di potere che si sono susseguite nei secoli: dall’aristocrazia, che si basava sul principio di eredità dei beni e del potere alla plutocrazia, nella quale il governo era nelle mani dei più ricchi, per arrivare infine all’abolizione di privilegi del sangue e del denaro a favore di quelli dell’intelligenza.

La maggior parte del testo si sofferma nella minuziosa descrizione del sistema educativo, alla base del sistema, e degli strumenti “scientifici”, in pratica dei test per misurare il Q.I., che mettono in grado di selezionare – fin dall’infanzia la classe dirigente da una parte e quella dei “tecnici” dall’altra. Basandosi sull’assioma che gli uomini non sono tutti uguali ne viene fatto discendere un “precetto morale” che implica, per il benessere della società, di scegliere i più adatti attraverso dei sistemi che non siano legati al nepotismo, al denaro o al caso ma esclusivamente alle reali capacità dei singoli individui.

“Dare a ciascuno una posizione sociale proporzionata alle sue capacità” è l’obiettivo di questa utopica società la cui stratificazione sociale si basa sul principio del merito e che riesce a mantenere la pace sociale attraverso un sistema di salari uguali per tutti, salvo che le persone collocate in posizioni di prestigio ricevono in più quelli che oggi chiameremmo “fringe benefit”, ovvero prestazioni non in denaro che compensano la forzata uguaglianza salariale. Nonostante tutto però, anche questa utopia inizia ad avere alcuni problemi non previsti dai fautori della meritocrazia: da una parte ci sono gruppi di persone, i “populisti”, che rifiutano di collocarsi nel posto indicato dal loro Q.I. e dall’altra soprattutto le donne che iniziano a trovare una contraddizione tra i principi della meritocrazia e il ruolo materno che viene loro richiesto dalla società. Il saggio termina, con un piccolo colpo di scena, alla vigilia del grande sciopero di protesta del maggio 2034.

La prima cosa che vale la pena di osservare è che oggi, nella maggior parte dei casi, il termine ha assunto una valenza diversa da quella originale e, sicuramente, la maggior parte [10] di coloro che lo usano non sanno che chi lo ha inventato intendeva criticare l’utopia di una società basata sul merito. In secondo luogo qualsiasi sistema che tenda ad attribuire dei “meriti” necessita di un processo di valutazione, quello che nel libro di Young viene riservato ai test psicologici che misurano il Q.I. Peccato che molti dei sostenitori dell’odierna “meritocrazia” omettano spesso di specificare il modo attraverso il quale debba essere applicata e le persone destinate ad applicarla. Oltretutto anche uno strumento come la valutazione dell’intelligenza attraverso un test si è dimostrato, nel corso del tempo, talmente inutile [11] che ormai ci vorrebbe un miracolo per resuscitarlo, almeno nella sua vecchia forma.

Anche se non si tratta certo di un capolavoro, il testo mostra, letto nell’attuale contesto socio-politico una discreta modernità e non solo per i suoi riferimenti ad un futuro che per noi è quasi un presente, ma soprattutto perché il gran parlare che si sta facendo in questi ultimi anni a favore del ripristino della “meritocrazia” lo rende tremendamente attuale.

Pepsy

Note

[1] il giornale, 01/04/08.
[2] corriere della sera, 08/04/08.
[3] il tempo, 11/04/08.
[4] il giornale della libertà, 11/04/08.
[5] il giornale, 16/04/08.
[6] il messaggero, 19/04/08.
[7] L’ineffabile P. Ichino a proposito delle dichiarazioni antisindacali di L.C. Montezemolo, la repubblica, 19/04/08.
[8] Intervista a M. Gelmini, il giornale, 01/04/08. La sapiente politica nel 1968 non era ancora nata.
[9] Titolo originale “The rise of meritocracy”, traduzione italiana pubblicata dalle Edizioni di Comunità, Milano 1962.
[10] Fa sicuramente eccezione il docente universitario di un “Collegio Superiore” (e non poteva essere altrimenti…) che quest’anno terrà le sue lezioni su “merito e meritocrazia” usando tra i testi proprio quello di Young.
[11] Molti ricercatori hanno criticato ferocemente l’idea che l’intelligenza possa essere misurata scientificamente e soprattutto l’uso che di tale misura si è fatto negli anni per definire inferiori gruppi sociali poveri, oppressi o svantaggiati.